La bellezza delle illusioni: Nietzsche e Woody Allen scoprono la loro necessità

L’illusionista Stanley Crawford è un uomo razionale, senza alcun dubbio sulla natura del mondo. Paladino della scienza, amante della logica, la sua guida è Nietzsche: la morte di Dio è la sua più grande certezza. 

 

“Magic in the moonlight”, recente opera dell’eccentrico (e geniale) regista Woody Allen, racconta la storia di Stanley Crawford, illusionista di fama mondiale, che viene ingaggiato da un suo amico e collega per smascherare una donna che si dice essere in grado di cose straordinarie. La ragazza è Sophie Baker, giovane e avvenente medium che farà vacillare con le sue singolari capacità anche l’iper razionale Stanley, portandolo per un po’ a vivere la magica illogicità della vita.

“Dio è morto”

Nietzsche è stato, nella storia della filosofia, un pensatore rivoluzionario, che ha rifiutato e addirittura attaccato le idee metafisiche, che nella sua visione non sono altro che costrutti artificiali. L’uomo ha da sembre avuto bisogno, infatti, di aggrapparsi a queste idee, per avere un sostegno, per non cadere nello sconforto e nella sensazione di “vuoto”. Ma per il filosofo tutti i valori collettivi, che lui, immerso nella cultura occidentale, identifica con quelli del Cristianesimo, sono fasulli, illusori, da confutare e superare una volta per tutte. La figura del Superuomo, descritta nella sua più importante opera, “Così parlò Zarathustra”, è proprio il simbolo dell’uomo straordinario, dell’intellettuale che ha la capacità di prendere atto del fatto che “Dio è morto”, ovvero che la sua idea è stata confutata. La fede in quell’essere superiore che ha un programma per l’umanità viene abbandonata dal Superuomo: egli, grazie al ragionamento logico, percepisce l’inconsistenza, di quella antica idea e ha il coraggio di rinunciarci, anche se questo significa perdere la concezione positiva del mondo.

Fedele discepolo

“Per quanto deprimenti i fatti della vita possano essere, essi restano fatti. Non esiste un mondo metafisico: quello che vedete con gli occhi è quello che c’è. Credo che Mister Nietzsche abbia sistemato la faccenda di Dio in modo convincente.”

Stanley, ad un certo punto del film, si ritrova coinvolto in una conversazione a proposito delle abilità di Sophie. I poteri della ragazza, che sembra davvero poter leggere la mente e conoscere in profondità il suo interlocutore dopo un solo sguardo, hanno lasciato tutti a bocca aperta, hanno fatto vacillare anche i più razionali. Ora tutti sembrano riacquisire speranza nella metafisica: e se ci fossimo sbagliati, se il mondo non fosse tutto qui, se ci fosse altro al di là materia? Ma Stanley, a differenza di tutti gli altri, non è persuaso, resta irremovibilmente materialista. Nelle sue parole si dimostra essere un allievo di Nietzsche, un assiduo difensore della sua filosofia. Ha fatto sue le sue tesi, si rivede un po’ nel Superuomo, poichè è stato in grado di non farsi ingannare come è successo a tutti gli altri. Nel corso della storia nomina spesso il filosofo, addirittura ne suggerisce a Sophie la lettura. Il modo in cui ribadisce le sue convinzioni, fortemente materialiste e razionaliste, ci fanno pensare che l’illusionista sia così certo della sua verità che niente potrà fargli sorgere anche il minimo dubbio.

Sentimenti irragionevoli

Eppure, ad un certo punto, anche Stanley cede. Sophie è troppo convincente, è a conoscenza di fatti, di dati precisi, che non avrebbe mai potuto indovinare semplicemente grazie al caso. L’illusionista è così costretto ad abbandonare le sue certezze, a credere in un mondo che va oltre la realtà dei sensi. E, per un po’ di tempo, Stanley è finalmente felice, come non lo era mai stato prima, così ancorato com’era alla sua razionalità. Può rinunciare al suo totale nichilismo, aver più fiducia nella realtà, riacquisire la speranza. Il mondo gli appare come un posto nuovo, molto più misterioso di prima e, allo stesso tempo, molto più positivo. Almeno finchè, nel momento in cui più stava lasciando spazio alla nascita di una nuova speranza, si rende conto di dove ha sbagliato, di come l’abbiano ingannato. Il nichilismo ha di nuovo la meglio, il mondo ritorna ad apparirgli come pura, fragile, corruttibile materia. Eppure, qualcosa è cambiato, e questo suo stato di sfiducia dura ben poco. Sophie è stata capace di fargli cambiare prospettiva.  È proprio lei a far notare a Stanley che anche “il suo Mister Nietzsche” difendeva il bisogno di illudersi. Anche Nietzsche era consapevole che per l’uomo la fede nel mondo metafisico è una componente fondamentale, anche e soprattutto per sentirsi felici. L’uomo legato alle idee sovrannaturali non sarà certo un Superuomo, ma ha la possibilità di trovare conforto di fronte ai fatti, spesso crudeli, della vita. E d’altro canto: “Il mondo può anche essere privo di scopo, ma non è del tutto privo di una certa magia”

 

 

 

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