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La banalità del male tra Eichmann e la serie Amazon “The Patriot”

La banalità del male tra Eichmann e la serie Amazon “The Patriot”

La serie TV “Patriot” ci racconta la storia di John Lakeman, agente segreto americano costretto dalle missioni assegnategli a commettere atti illeciti che sporcheranno la sua coscienza indelebilmente. A partire dall’analisi del processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, Hannah Arendt ci illustra la banalità del male commesso in risposta ad ordini e imposizioni. La vicenda di Eichmann ci può aiutare a comprendere la tragica situazione di John Lakeman, costretto a vivere tra i rimorsi delle sue azioni.

la banalità del male
In ordine da sinistra: Michael Chernus (Edward Tavner), Michael Dorman (John Tavner) e Terry O’Quinn (Tom Tavner), la famiglia Tavner di “Patriot”.

Patriot” è una serie TV prodotta e distribuita da Amazon Prime Video. La serie racconta la vicenda di John Tavner, agente segreto impegnato in una missione sotto copertura per conto del governo americano col nome di John Lakeman. Questa missione porterà John a farsi assumere da una azienda ingegneristica che lavora in Iran per portare a termine uno scambio di denaro volto ad influenzare la stabilità politica del paese. La missione si rivelerà però più complicata del previsto e John sarà costretto a tutto pur di portarla a termine, persino ad uccidere. Ma “Patriot” non può essere ridotta a semplice spy-story, è la storia di un uomo che si trova schiacciato tra gli ordini imposti dal suo superiore (suo padre) e la propria coscienza. La tragicità della situazione in cui il protagonista si trova lo porterà a vivere uno stato di depressione cronica che troverà sfogo nella musica.

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Michael Dorman interpreta John Tavner

Nel 1961 Hannah Arendt, importante filosofa tedesca, fu inviata a Gerusalemme dal settimanale New Yorker per seguire il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann. Otto Adolf Eichmann fu responsabile della sezione IV-B-4 (sezione competente sugli affari concernenti gli ebrei) dell’ufficio per la sicurezza del Reich (RSHA) nato dalla fusione tra le SS e la polizia di Stato. Il ruolo di Eichmann all’interno del proprio ufficio era quello di coordinare su scala europea i trasferimenti degli ebrei nei campi di concentramento e sterminio. Eichmann fu arrestato in Argentina nel 1960 dai servizi segreti israeliani e portato a Gerusalemme per essere processato per crimini contro il popolo ebraico e crimini contro l’umanità commessi sul corpo del popolo ebraico. Il processo avvenne nel 1962 e l’esito della sentenza fu la condanna a morte per impiccagione del processato che avvenne il 31 maggio 1962.

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Adolf Eichmann al banco degli imputati durante il processo a Gerusalemme (fonte: Il Post)

Il resoconto del processo della Arendt e le sue riflessioni a riguardo furono pubblicate prima sul settimanale per poi essere riportate nel 1963 in un libro intitolato “La banalità del male, Eichmann a Gerusalemme“. In questo testo la Arendt ricostruisce il processo cercando di comprenderne le dinamiche più sottili, per poi giungere a riflessioni personali sul tema del male compiuto, in relazione ai moventi che portano a commettere crimini.

Secondo la Arendt le azioni di Eichmann erano «mostruose, ma chi le fece era pressochè normale, ne demoniaco ne mostruoso». L’Eichmann dipinto dalla Arendt è un uomo comune, superficiale e soprattutto incapace di comprendere il male commesso. Questa impossibilità di comprendere è da imputare, secondo la Arendt, ad una incapacità di fondo di pensare autonomamente del soggetto considerato. Eichmann agiva semplicemente all’interno del contesto di leggi e ordini imposte dal regime nazista. Come lui altre migliaia di burocrati agivano nella legalità comandati dai propri superiori commettento gravi atrocità nell’impossibilità di assumere coscienza di ciò che stavano commettendo.

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Hannah Arendt

Questa riflessione ha portato la Arendt a interrogarsi sulla necessità di accedere ad una dimensione del male, fatta di sadismo e interesse personale, per commettere effettivamente il male. A questo quesito si risponderà sostenendo che la dimensione del male non è necessaria per commettere atrocità e giudicherà quello commesso da Eichmann come un male banale, proprio perchè chi lo commetteva agiva seguendo ordini senza interrogare la propria autocoscienza. Secondo la Arendt infatti è l’affermarsi di un sistema normativo che legittima nuovi valori a creare una “normalità” nella quale gesti che secondo il sistema normativo precedente sarebbero stati condannati passano successivamente inosservati. Lo strumento individuato dalla Arendt per spiegare come alcune persone riescano ad emanciparsi da questo meccanismo di normalizzazione è il pensiero. Coloro in grado di pensare autonomamente si giudicano da sè deliberando un giudizio morale indipendente dal contesto storico nel quale sono collocati.

La riflessione della Arendt ci aiuta a capire la condizione umana del protagonista di “Patriot”. Per portare a termine la propria missione John Tavner (o Lakeman) è spesso costretto a commettere un male banale rispondendo agli ordini del suo superiore  senza la possibilità di deliberare un giudizio autonomo su ciò che sta per fare. A differenza di Eichmann però il protagonista della serie è dotato di grande capacità riflessiva che lo porterà ad elaborare rimorsi per le proprie azioni che saranno la principale causa della sua forte depressione. Al momento di agire John non esita, dopo l’azione si trova schiacciato dalla forza della propria autocoscienza che lo porterà a sfiorare più volte il pensiero di abbandonare l’incarico.

Edoardo Dal Borgo

 

 

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