Il Superuovo

Immigrazione, caso Diciotti: cronache di una tragedia politica

Immigrazione, caso Diciotti: cronache di una tragedia politica

Se mai sono stati salvaguardati, in questi anni, i diritti umani dei migliaia di migranti costretti a dover lasciare casa, famiglia, tradizioni per fuggire da guerre civili, persecuzioni, violenze fisiche che avvengono all’ordine del giorno negli stati dell’Africa in cui i paesi “occidentalizzati” hanno sfruttato incessantemente le risorse e la manodopera; se mai quei paesi, quelli “modernizzati”, quelli “civili” e “acculturati”, così prepotenti e senza scrupoli quando si tratta di colonizzare ma smemorati e indifesi quando vengono a galla le conseguenze dello sfruttamento, hanno offerto il loro aiuto per contrastare il traffico di umani nel mediterraneo, per garantire sicurezza (quella che ci teniamo tanto stretta) alle persone in cerca di asilo, le vicende che stanno tristemente segnando la cronaca di questi ultimi due mesi fanno pensare che, anche l’immigrazione, è diventata uno strumento nelle mani del populismo nazionalista.
Le vicende della ONG Aquarius e, per ultima, quella della nave della guardia costiera Diciotti trasmettono e diffondono agli occhi di tutto il mondo un sentimento di spregiudicatezza e intolleranza nei confronti del prossimo. Lo “straniero” è tornato a rappresentare, come 100 anni fa, l’adesivo che viene appiccicato ai problemi della nazione: lavoro, sanità, terrorismo. Le cause: xenofobia, ignoranza, disinformazione.

Gli antefatti

Il caso Aquarius

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La nave Aquarius durante il suo ultimo salvataggio nel Mediterraneo

L’Aquarius, nave di soccorso appartenente all’ONG SOS Mediterranèe, sbarca in Spagna il 17 giugno, dopo che per diversi giorni era rimasta in attesa di attracco a causa della ferma decisione di Matteo Salvini di chiudere i porti italiani alle ONG per la prima volta. La notizia ha una forte risonanza sia in Italia che in Europa, poiché è il primo caso in cui il governo italiano persegue una “linea dura” in tema migrazione.
Si crea un precedente che preoccupa l’opinione pubblica e, di conseguenza, i membri dell’Unione: Malta risponde negativamente alla richiesta di accoglienza, in quanto il numero di rifugiati per popolazione nel piccolo Stato del Mediterraneo è uno tra i più alti in UE; la Francia inizialmente condanna la scelta del ministro Salvini di chiudere i porti, utilizzando anche espressioni forti che porteranno il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte all’Eliseo per chiarire la situazione.

Di nuovo, ad agosto, la nave Aquarius si era vista negare l’ingresso prima in Spagna, dopo che il comune di Barcellona si era offerto per ospitare alcuni dei 141 migranti, azione poi declinata da Madrid, e successivamente dall’Italia, ferma nella posizione di non far accedere la nave nei porti italiani.
Questo è l’appello della nave e di Medici senza Frontiere:”si chiede ora ai governi europei di assegnare un luogo sicuro di sbarco più vicino possibile in conformità con il diritto internazionale marittimo in modo che le persone salvate in mare possano essere sbarcate e l’Aquarius possa continuare a fornire la necessaria assistenza umanitaria”. In quel momento l’Aquarius si trovava tra le acque maltesi ed italiane. Per ragioni di sicurezza sarebbe dovuta quindi approdare in uno dei porti dei due Stati.
In quell’occasione, sulla base del principio di volontarietà, alcuni stati dell’UE hanno raggiunto un accordo sulla ridistribuzione e il ricollocamento: il 14 agosto sono stati Francia e Spagna i paesi che si sono offerti di ospitare il numero maggiore dei migranti (60 a testa) mentre gli altri sono stati collocati in Portogallo, Germania e Lussemburgo. La nave Aquarius è così finalmente approdata a Malta, dopo 6 giorni in mare.

Il 15 agosto anche il governo italiano dà la disponibilità ad accogliere 20 migranti, nonostante la dura posizione del ministro dell’Interno che, nel giorno del crollo del ponte Morandi a Genova in cui hanno perso la vita 38 persone e altre risultano ad oggi ancora disperse, posta su facebook: “In una giornata così triste, una notizia positiva.
La nave Ong AQUARIUS andrà a Malta e gli immigrati a bordo verranno distribuiti fra Spagna, Francia, Lussemburgo, Portogallo e Germania.
Come promesso, non in Italia, abbiamo già fatto abbastanza. Dalle parole ai fatti!”.

Il braccio di ferro con Malta

I rapporti tra i vertici istituzionali di Malta ed Italia sono stati condizionati dalle prese di posizione dei ministri dell’Interno di entrambi i paesi nei vari episodi di tensione. Michael Farrugia, il ministro dell’Interno maltese, sostiene la perseveranza del governo della Valletta nel recupero e nell’integrazione dei migranti. Infatti, occorre tener presente che la piccola isola situata tra Italia e Africa ospita un numero di migranti tra i più alti d’Europa, considerando la densità della popolazione: il numero di rifugiati (cioè coloro che richiedono asilo politico per motivi legati alla sopravvivenza) ogni 1000 abitanti è di 18,7; in Italia questo numero è molto più basso, appena 2 rifugiati per 1000 abitanti.

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numero migranti pro capite: prima la svezia, per ultima l’Italia

Questi dati non giustificano in nessun modo l’atteggiamento delle autorità maltesi riguardo le operazioni di salvataggio in mare. Negli ultimi due episodi che vengono analizzati in merito alla questione migranti (il caso Aquarius e il caso Diciotti), la guardia costiera maltese ha assunto un atteggiamento passivo e preoccupante. Nel caso dei migranti soccorsi dalla Diciotti, ad esempio, sembrerebbe che Malta avrebbe “preferito” fare in modo che il barcone carico di migranti venisse soccorso in acque territoriali italiane per non dover attendere il ricollocamento degli stessi in territorio maltese.
Fin da subito non sono infatti chiare le dinamiche con cui è avvenuto il salvataggio dei membri del barcone. Pur trovandosi nella zona SAR maltese, il natante è stato soccorso dalla Guardia Costiera Italiana, precisamente dal pattugliatore della guardia costiera italiana Diciotti. Secondo il ministro degli Interni di Malta Micheal Farrugia, è stata proprio la Guardia Costiera italiana ad intercettare volontariamente il gommone nelle acque maltesi per non dover soccorrere i migranti. Ma la ricostruzione dei migranti che sono stati evacuati immediatamente dalla nave (a causa delle gravi condizioni di salute) è diversa: sostengono che in un primo momento il barcone è stato soccorso da una grande nave maltese che ha consegnato rifornimenti ai migranti e, successivamente, il barcone ha ripreso la propria rotta verso l’Italia. Tali dichiarazioni confermano l’ipotesi del ministro Salvini secondo cui le autorità maltesi avrebbero fatto in modo che il barcone venisse soccorso da navi italiane. In merito a tali affermazioni, la procura di Agrigento ha pertanto aperto un’inchiesta.
Ad ogni modo la Diciotti si è fatta carico di soccorrere le 177 persone a bordo del barcone e di scortarle in un porto sicuro. È il 14 agosto, da questo giorno inizia il travagliato percorso dei migranti: uomini donne e bambini (alcuni minori non accompagnati) in condizioni di salute più o meno gravi vengono trascinati a bordo del pattugliatore che vagherà per 6 giorni nel Mediterraneo in attesa che un porto sicuro permetta l’attracco.

Il braccio di ferro con il governo di Malta si inasprisce quando il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Toninelli definisce il comportamento delle autorità maltesi “inqualificabile e meritevole di sanzioni. La risposta (via twitter) del ministro dell’Interno maltese è immediata: “L’unica soluzione finale è di sbarcarli a Lampedusa o in un porto italiano. Se l’Italia vuole ancora trattare questo caso come un #salvataggio, Lampedusa rimane il luogo più vicino di sicurezza secondo le convenzioni applicabili”.

Il “ricatto” all’Unione Europea

Intanto, dopo i lunghi giorni in mare, il ministro Toninelli afferma che la nave sarà diretta verso il porto di Catania per lo sbarco; immediatamente dopo giunge la smentita del Viminale: nessuno scenderà dalla nave Diciotti finché non giungerà dall’UE la decisione di ricollocare i migranti in tutta Europa.
Nell’attesa delle disposizioni sul ricollocamento dei migranti, il Viminale tiene i porti chiusi e “sprona” l’UE ad agire velocemente: “O l’Europa decide seriamente di aiutare l’Italia in concreto, a partire ad esempio dai 180 migranti a bordo della nave Diciotti, oppure saremo costretti a fare quello che stroncherà definitivamente il business degli scafisti. E cioè riaccompagnare in un porto libico le persone recuperate in mare” sostiene Salvini.
Quella del ministro dell’Interno è una minaccia indirizzata ai vertici dell’UE che violerebbe la Convenzione di Ginevra, secondo cui i migranti soccorsi in mare devono essere trasportati in un porto sicuro; la Libia non lo è affatto.

Il pattugliatore Diciotti arriva a Catania nella giornata di lunedì 20 agosto. Ad accogliere la nave, sulla banchina, solo forze dell’ordine: nessuna unità di soccorso. Nessuno scende. Salvini non autorizza lo sbarco.

Il no dell’UE

Prima di concedere l’autorizzazione a sbarcare, il ministro Salvini ha dichiarato di voler attendere l’accordo dell’UE sulla redistribuzione dei migranti, come avvenuto a Malta con la vicenda Aquarius. La riunione degli sherpa a Bruxelles, in merito al ricollocamento, si è conclusa con una risposta negativa. Le “minacce” rivolte all’Unione Europea (Di Maio farnetica di cessare di pagare i contributi, obbligo legale di tutti gli stati membri; Salvini si rivolge ai paesi dell’Est-Europa, in particolare all’Ungheria) non sono servite a trovare un accordo. La presa di posizione dei vertici UE deriva dal fatto che il numero di migranti pro-capite in Italia è uno tra i più bassi d’Europa, pertanto, non vi è una urgente necessità di procedere con il ricollocamento.

Tra la politica e i diritti umani

Così, mentre crescono le indignazioni di politici e organizzazioni umanitarie, la Diciotti si trova costretta a gestire le persone a bordo, quelle in condizioni più gravi vengono fatte sbarcare le altre restano a bordo, senza certezze sullo sbarco. Mentre i politici si sfidano a colpi di twitter, una nave che batte bandiera italiana viene fatta girare per il Mediterraneo in attesa che qualcuno prenda una decisione.

Come vengono gestiti i flussi migratori dal 2017

Specialmente in questi casi, la disinformazione e il qualunquismo dilagano tra social network e dichiarazioni di propagandistici politici. Per fare chiarezza, la gestione dei flussi migratori ad oggi viene gestita secondo le disposizioni della riforma Minniti dell’aprile 2017.

Il decreto Minniti è stato approvato ed è stata votata la fiducia l’11 aprile 2017. Le disposizioni inserite nel provvedimento mirano a semplificare la gestione giuridica dei migranti sbarcati e ad incrementare quelli che sono definiti i “Centri Permanenti per il Rimpatrio” (CPR) in sotituzione dei precedenti Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE). Il precedente ministro dell’Interno ha inoltre istituito dei giudici speciali per la gestione delle richieste dei richiedenti asilo in modo da velocizzare i provvedimenti per l’accoglienza e per l’espulsione. Ad oggi, i richiedenti asilo, cioè coloro che migrano per ragioni legate alla sopravvivenza, vengono gestiti secondo la riforma Orlando-Minniti.

L’ultimo dei provvedimenti emanati dall’UE in materia di immigrazione, invece, risale a giugno 2018. Con la riforma del regolamento di Dublino dello scorso 5 giugno, sono stati definiti gli standard riguardanti la ripartizione dei migranti sul suolo europeo. La riforma prevedeva la definizione di quote che ogni paese avrebbe dovuto rispettare per una corretta ed equilibrata “spartizione” dei richiedenti asilo (il nodo centrale del regolamento concerne infatti la necessità di riformare il principio secondo cui il paese di primo ingresso deve fornire la richiesta di asilo ai migranti). Il mancato accordo tra i vertici UE in merito a tale “revisione” (causa principale il “no” dei paesi dell’est Europa, contrari alla definizione delle quote) ha fatto sì che la riforma del regolamento di Dublino sia stata più teorica che pratica. Con il nuovo regolamento, i paesi dell’UE si impegnano ad accogliere i migranti secondo il “principio di volontarietà”, in altre parole non si può costringere un paese dell’Unione ad ospitare migranti, ma ogni membro UE deve impegnarsi per accogliere un numero “adeguato” (quindi a discrezione del governo vigente) di richiedenti asilo. Ad esempio l’Ungheria è uno dei paesi che non hanno mai concesso l’autorizzazione ad accogliere migranti.

La propaganda salviniana nel “governo del cambiamento”

Nonostante il 2018 sia l’anno in cui il il numero degli sbarchi sul suolo italiano si è ridotto quasi dell’80% nei primi 6 mesi dell’anno, le dichiarazioni del viceministro puntano ad enfatizzare la criticità del fenomeno migratorio. La campagna del ministro Salvini non cambia: maggiori espulsioni e stop agli sbarchi. Sembra evidente che tale approccio svincola l’Italia dal programma (fallace) di ricollocamento coniato dall’UE lo scorso giugno. Insieme agli altri paesi Visegrad infatti, il vice-premier sostiene una “linea dura sull’immigrazione” proprio come Ungheria ed Austria, (non a caso Salvini ha incontrato Orban, presidente ungherese auto-dichiaratosi razzista, nazionalista e conservatore, a Milano per sancire l’alleanza con un paese che da sempre respinge migranti e per creare una lista di partiti sovranisti per contrastare l’UE) membri del cosiddetto “gruppo Visegrad”.

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grafico sbarchi 2016, 2017 e 2018.

Intanto le ONG stanno lentamente abbandonando il Mediterraneo, vista la reticenza dei paesi UE ad accoglierle, le difficoltà e la diatriba politica sottesa all’attività delle ONG. Aquarius è l’ultima di queste a lasciare la zona SAR del Mar Mediterraneo: ad inizio agosto Gibilterra aveva annunciato di voler cancellare la nave dai registri navali, sempre a causa delle vicissitudini politiche che la hanno vista coinvolta.

Le conseguenze politiche del caso Diciotti

Il 26 agosto, dopo cinque giorni dall’attracco a Catania, i migranti a bordo della Diciotti sbarcano. Sono 137, e saranno distribuiti tra Chiesa Italiana (la maggior parte saranno accolti dalla Cei che li condurrà ai Castelli Romani) Irlanda e Albania.

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il numero dei migranti pro-capite in Italia è tra i più bassi d’Europa. Fonti: UNHCR

Salvini indagato

I migranti sono rimasti a bordo della nave per 5 giorni, in territorio italiano e, per questo,la procura di Agrigento ha aperto un’indagine, prima contro ignoti, poi contro il ministro Salvini. Le accuse sono sequestro di persona, arresto illegale ed abuso di ufficio in quanto il ministro, non concedendo l’autorizzazione allo sbarco, avrebbe messo in pericolo la vita dei migranti a bordo della nave, trattenendoli senza un preciso motivo.

In merito all’inchiesta il vice-premier si mostra sereno e non intimorito dalle accuse. Al contrario, coglie la palla al balzo per parlare di “riforma della giustizia”. L’inchiesta, portata avanti dal pm Patronaggio, sarà accolta dal tribunale dei ministri che valuterà le accuse. Il più delle volte le indagini in merito ad accuse contro ministri si risolvono in un nulla di fatto.

Il M5S non prende posizione in merito (come ha fatto da due mesi di governo ad oggi). Di Maio si limita a condividere l’intervento di Salvini e quando qualcuno gli fa notare che aveva fortemente sostenuto le dimissioni del ministro Alfano quando fu indagato, afferma che Alfano fu indagato “in quanto Alfano”, mentre Salvini “ha fatto il suo dovere di ministro”. Dichiarazioni controverse in un paese in cui le opposizioni sibilano proteste e il governo macina consensi a colpi di twitter.

Ad ogni modo, la palla passa al tribunale dei ministri che dovrà giudicare l’operato del ministro Salvini: il tribunale dovrà seguire l’iter giuridico per decidere se archiviare il caso o dare l’autorizzazione a procedere.

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il ministro Salvini indagato per sequestro di persona. Fonte: Huffington Post

I dati aggiornati sull’immigrazione

Migranti in Europa

Nel vecchio continente sono sbarcati, dal 1 gennaio al 31 luglio 2018 circa 62 mila migranti. Il paese con il numero più alto di sbarchi è la Spagna che, solo quest’anno, ha accolto 28 mila persone. Dati che non stupiscono, considerando la vicinanza geografica della penisola spagnola con i territori del nord-africa. Non a caso sono di diverse nazionalità i migranti sbarcati sulle coste spagnole, da nigeriani a marocchini, dalla Siria alla Costa d’Avorio.

Per quanto riguarda il numero di migranti per 1000 abitanti, i paesi nordici sono tra quelli che registrano il dato più alto. Quelli mediterranei, ad eccezione di Malta e Cipro, sono tra quelli con l’indice più basso di migranti per popolazione.

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i ricollocamenti dall’Italia nel resto d’Europa

Migranti in Italia

Da gennaio a luglio 2018 il numero di migranti sbarcati è di 18.196, mentre nello stesso periodo, lo scorso anno, erano quasi 100.000 ad essere arrivati in Italia secondo i dati di UNHCR. La maggior parte dei migranti sbarcati quest’anno (oltre il 70%) sono di sesso maschile, il resto donne e minori (di questi la maggior parte sono non accompagnati).

Per quanto riguarda il numero di migranti per 1000 abitanti, l’Italia ne conta solamente 2, attestandosi sul fondo della lista. Sembrerebbe quindi che le campagne anti migrazione condotte dal governo italiano siano esagerate e propagandistiche in quanto esaltano un fenomeno che in realtà è (fortunatamente e, forse, provvisoriamente) meno grave di quanto viene raccontato. La necessità di raccogliere consensi attraverso la strumentalizzazione del fenomeno migratorio è, ad ogni modo, uno dei punti chiavi del nuovo governo e del ministro dell’Interno Salvini: ogni occasione è buona per puntare il dito contro i migranti e le istituzioni europee, chissà se ciò deriva da ignoranza o da una subdola astuzia.

Immigrazione: è il vero problema dell’Italia?

Stando alle dichiarazioni dei vertici politici italiani, il problema principale del nostro paese riguarda immigrati irregolari che rubano il lavoro e affollano le città del sud Italia. Come si è visto il numero di richiedenti asilo in Italia è in diminuzione, merito anche dei provvedimenti presi dal governo in materia di immigrazione (dal governo precedente, ancora non c’era Salvini). Inoltre l’enfasi posta sul caso della Diciotti e su Aquarius rende sfocata la percezione di altri temi importanti nell’agenda politica italiana: lavoro, criminalità (la parola “mafia” è sparita dal lessico di politici e telegiornali) ed economia (la paventata “flat-tax” sembra ora un lontano miraggio). Salvini occupa la totalità della scena politica in Italia e all’estero, il resto del Consiglio dei Ministri sembra sparito. Il M5S rischia di scomparire dietro l’ombra della Lega che raggiunge il suo massimo storico. Le opposizioni(?) non sono in grado di proporre mezza alternativa efficace o meno che sia. Tirando le somme del “governo del cambiamento”, l’UE volta le spalle all’Italia e non si trovano soluzioni all’immigrazione, il M5S si trova a fare i conti con un Salvini convinto ed inarrestabile: 100 anni fa era il 1918, gli stranieri erano visti come pericolosi invasori, si aprivano le strade per una delle dittature più tragiche della storia italiana. Nel 2018 gruppi neofascisti invadono le spiagge sostenendo un cieco e bieco patriottismo, la politica torna a puntare il dito e ad alimentare l’odio, le opposizioni, pur senza ritirarsi sull’Aventino, restano a sputare aria fritta in parlamento: buona fortuna Italia.

Gian Marco Renzetti

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