Chi è Devil Jin? Nientemeno che un personaggio immaginario della celebre serie di videogiochi picchiaduro Tekken, prodotta dalla Namco a partire dal dicembre del 1994. Cos’ha di speciale? La propria natura, analizzabile attraverso la nota teoria dello yin e dello yang, appartenente al pensiero filosofico cinese.

Lo yin e lo yang: ombra e luce nella vita umana

Oscurità e luminosità, confusione e chiarezza, bene e male: lo yin e lo yang rappresentano la vita, intesa come un inscindibile agglomerato di opposti

Il concetto di yin e yang trova origine nell’antica filosofia cinese e la sua nascita risulta attribuibile alle riflessioni di Laozi, filosofo e scrittore orientale. Questi, contemplando un focolare, notò come la fiamma propendesse inevitabilmente verso l’alto. La successiva classificazione dello yin e dello yang a guisa d’un fenomeno naturale pare basarsi su tale accorgimento: il fuoco caldo e luminoso – dunque lo yang – sale verso il cielo freddo ed oscuro – lo yin. Le stesse branche religiose cinesi del Taoismo e del Confucianesimo hanno fatto propria una simile concezione, così come altrettante della scienza e della medicina. I caratteri dello yin e dello yang posso essere approssimativamente tradotti come “il lato in ombra” ed “il lato soleggiato” della collina. Lo yin, controparte oscura, concerne la notte e le funzioni meno attive, la confusione. Lo yang, al contrario, riguarda il giorno e le funzioni attive, la chiarezza.

Nero e bianco: una divisione bene-male?

Il Taijitu, rappresentazione grafica dello yin e dello yang

Antecedente alla creazione dell’universo, esisteva il Wu Chi – il nulla. Da esso, poi, si originò il Tai Chi, la prima forza, la quale, dividendosi, creò lo yin e lo yang – raffigurati rispettivamente in nero ed in bianco. I due principi, da allora, si unirono armoniosamente, come rappresentato dal simbolo Taijitu, un cerchio con due metà ben distinte ma comunicanti. La rilevanza del concetto risiede all’interno delle due sfere presenti nella sezione di colore opposto. Nello yin risulta partecipe un accenno di yang e viceversa. Occidentalizzando il tutto, equivarrebbe affermare che nel male sussiste un po’ di bene tanto quanto nel bene è presente un po’ di male. Ciò non appare propriamente un errore, sebbene la divisione yin-yang non corrisponda unicamente al binomio bene-male, bensì rappresenti una mera polarità energetica

I principi dello yin e dello yang

Ogni aspetto del mondo manifesto si regge sui due principi dello yin e dello yang. Il primo asserisce che qualunque cosa possiede un opposto, non tanto assoluto quanto in termini comparativi. Non esiste nulla che si riveli completamente yin o completamente yang, poiché tutto contiene il seme del proprio corrispettivo. Il secondo principio funge da continuazione del primo, asserendo che nulla può sussistere a sé stante: lo yin e lo yang sono interdipendenti, si originano reciprocamente. L’uno, insomma, non può esistere o sopravvivere senza l’altro.

Dunque, considerando una simile accezione, fare riferimento allo yin ed allo yang alla stregua di male e bene non sempre si rivela corretto. Essi rappresentano due polarità opposte ed interconnesse, ma non figurano necessariamente come un qualcosa di positivo o di negativo. In breve, lo yin e lo yang esemplificano, più in generale, il giorno e la notte, il caldo ed il freddo, il caos e l’armonia, una mera natura speculare.

Jin e Devil Jin: il gene del demonio in Tekken

Devil Jin e Jin, due nature nel medesimo individuo

Devil Jin consta della forma demoniaca di Jin Kazama, figlio di Kazuya Mishima e Jun Kazama. All’interno del videogioco Tekken, il gene demoniaco rappresenta una prerogativa della famiglia Mishima, dal bisnonno di Jin, Jimpachi, al padre Kazuya. Al contrario di Devil Kazuya, presente in Tekken 2, la mutazione del figlio non si manifesta in maniera completa: egli non possiede la coda, il suo corpo non è ricoperto di peli e le ali risultano piumate anziché squamose. Jin mantiene tutto sommato tratti umani, sebbene lungo l’arco delle varie saghe questi aumenti di volta in volta il proprio grado di trasformazione. In Tekken 3 viene rappresentato senza il terzo occhio e senza corna, mantenendo unicamente le ali, mentre nel 4 appaiono i tatuaggi tribali. A partire da Tekken 5, la mutazione raggiunge lo stato raffigurato nell’immagine, rimanendo comunque parziale rispetto a quella del padre Kazuya.

La storia di Jin Kazama: il collegamento con lo yin e lo yang

Le due forme demoniache di Kazuya (a sinistra) e Jin (a destra)

Durante lo sviluppo del secondo Iron Fist Tournament – o Tekken 2 – sorse una relazione tra Jun Kazama e Kazuya Mishima, da cui nacque Jin. Kazuya, sconfitto al termine del torneo dal padre Heihachi – nonno di Jin – venne gettato da questi in un vulcano, morendo e liberando Devil, il demonio insito nel proprio gene. La creatura, in cerca d’un nuovo corpo, si diresse verso Jun al fine di impossessarsi del figlio, ma venne sconfitta ed allontanata grazie al provvidenziale aiuto di Angel, la sua controparte positiva. In quanto figlio di Kazuya, tuttavia, Jin ereditò ugualmente il gene demoniaco, seppur in forma più lieve e debole – il che spiega il motivo d’una trasformazione non completa. Come risultato dell’unione tra il lato angelico di Jun e quello demoniaco di Kazuya, Jin impersona il concetto dello yin e dello yang in termini di divisione bene-male.

Più volte, durante lo sviluppo dei vari Tekken, la forma demoniaca del personaggio prende il sopravvento, manifestandosi in tutta la propria malvagità. Nonostante lo stesso Jin possieda un carattere alquanto cinico, la mutazione in Devil, in quanto a turpità dell’animo, non può esservi paragonata. A differenza di Kazuya, però, Jin afferma – e dimostra – di saper all’occorrenza controllare l’istinto demoniaco del proprio alter-ego. Ciò avviene in due particolari occasioni: in principio, quando la forma non appare totalmente sviluppata, ed all’apparizione di Jun, la controparte angelica, che riesce a mitigarne l’ira. Mentre Kazuya e Devil Kazuya, insomma, rappresentano un’unica entità, intrisa di malvagità, Jin, quantomeno inizialmente, tenta di liberarsi dal demone.

In correlazione alla forma di Devil Jin, lo yin e lo yang concernono il rapporto bene-male. Essi, di fatto, risultano ambo presenti in Jin – ove Devil rappresenta l’oscurità, il male, lo yin – ed in Jun, la quale funge da yang attraverso la manifestazione del gene angelico. Per quanto paia leggermente forzata, tale divisione facilita la comprensione d’uno tra i personaggi più discussi nell’intero ambito videoludico a causa delle eccessive sfumature che lo caratterizzano. Se, da un lato, la forma demoniaca può indicare in qualche modo la malvagità insita in ogni uomo, dall’altro viene comunque definita un gene ereditario: Jin non risulta più “cattivo” di altri,  bensì semplicemente più predisposto al controllo da parte di Devil.

Simone Massenz

 

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