A un certo punto del futuro, con la scoperta di tanti nuovi esopianeti potenzialmente abitabili, se l’umanità spera di insediare uno di questi, sarà cruciale determinare la gamma di condizioni planetarie in cui potrebbero sopravvivere e costruire così una nuova società. Seguendo quest’idea, i ricercatori dell’università di Zagabria, hanno affrontato una serie di studi. A partire dalla temperatura media, insolazione, pressione e composizione atmosferica, hanno stabilito che il tutto può essere risolto con tute spaziali. Ma il parametro fondamentalmente di base per un pianeta abitabile è la sua gravità, che dovrà determinare se una persona può stare in piedi e muoversi in tutta sicurezza e a un ritmo ragionevole per muoversi da un luogo all’altro.
Come si comporta il nostro corpo in un altro ambiente?
La gente comune potrebbe essere portata a pensare che l’unico problema relativo alla colonizzazione di un altro sia dato soltanto dalla mancanza di ossigeno e da un ambiente come quello sulla terra. Ma ciò che non si considera spesso è quello a cui ogni giorno siamo tutti soggetti, la forza di gravità. L’evoluzione della specie umana e di ogni essere vivente, si è sviluppata sulla basa della costante forza attrattiva che il nostro pianeta esercita sui noi e sui corpi. Immaginate adesso una forza gravitazionale maggiore. quali sarebbero le conseguenze su di noi? Il nostro cuore pompa il sangue con una intensità tale da portare il sangue dalle gambe verso il cervello, passando per ogni parte del corpo. Ma con una gravità maggiore rispetto a quella a cui siamo abituati, il sangue sarà propenso a circolare più nelle nostre gambe piuttosto che nel nostro cervello. Ciò comporterebbe un’insufficienza nella circolazione sanguigna, ed un abbassamento del fluido sanguigno porterebbe a poche speranze di sopravvivenza. Inoltre, non sarà soltanto la circolazione ad essere soggetta alla gravità, ma anche il nostro sistema scheletrico e muscolare. I ricercatori hanno inizialmente elaborato un modello matematico, tenendo conto della comprimibilità delle ossa, della flessibilità dei muscoli e della capacità degli arti inferiori di sopportare i pesi. Per farlo hanno calcolato la resistenza alla compressione di un comune osso umano. Sono riusciti così a stabilire che uno scheletro potrebbe resistere a una forza gravitazionale di 5g. Questa misurazione vale solo nel momento in cui il corpo è fermo. Quando lo scheletro umano è in movimento, infatti, aumenta sostanzialmente lo stress sulle ossa e conseguentemente diminuisce la gravità sopportata, 4-3,5 g.
Pensate all’addestramento a cui gli aspiranti piloti dell’aeronautica sono sottoposti. In un particolare ambiente vengono portati, per pochi secondi e con l’uso di particolari tute, ad una condizione in cui il corpo è esposto ad una accelerazione circa 10 volte maggiore rispetto alla condizione a cui tutti siamo sottoposti costantemente per via della gravità. Sono condizioni limite che ci fanno capire come per un normale essere umano, un ambiente con una continua forza del genere sia invivibile.

Pilota sottoposto ad un’accelerazione pari a prossima a 9G
Lo studio degli scienziati, quindi, si è concentrato sul limite superiore a cui un astronauta potrà essere sottoposto, garantendo un normale svolgimento della vita “extraplanetaria”. Questo limite è stato constato a circa 5 volte la gravità terrestre. Per questi valori, tuttavia, i futuri uomini dovranno seguire un costante allenamento per aumentare la loro forza muscolare e migliorare la circolazione sanguigna soggetta a queste determinate condizioni. Di alcuni pianeti, considerati “abitabili”, sono stati trovati dei valori consoni al sostentamento umano. Da questo tipo di studi, l’umanità potrà portarsi avanti verso quello che sembra essere l’unica speranza della sopravvivenza umana.