Jack il Melo Drammatico: Spinoza ci spiega perché anche un albero soffre per amore

Nel 2014 i Pinguini Tattici Nucleari pubblicano l’album “Il re è nudo”, in cui compare la canzone “Jack il Melo Drammatico”, in cui il melo Jack racconta del suo amore per una bella pianticella.

Arrivati terzi al Festival di Sanremo 2020, hanno iniziato ad avere successo e fama nell’ultimo anno, grazie all’album “Fuori dall’Hype”, prodotto da Sony, ma il primo album risale a sei anni fa.

La legge del tiranno

Jack è un melo drammatico, è un albero esageratamente triste e sfortunato, ma anche autoironico:

“Subii soprusi per l’intera vita

Però tutto sommato mi divertii prima di essere morto”.

Ad ogni modo fece il suo dovere:

Crebbi prestante e resistente

Della mia condizione no non mi lamentai

In primavera donavo le mie mele alla gente

Senza chiedere un compenso giammai

Spinoza distingue i due stati dell’uomo: lo stato naturale e quello sociale. Allo stato naturale l’uomo agisce per solo comando della propria natura, e in modo totalmente egoistico segue il proprio utile, presto però capisce che il suo diritto naturale è meglio preservato quando scende a patti con gli altri per convivere sotto le stessi leggi, così nasce lo stato civile. In uno Stato l’uomo mette da parte la propria sfrenata libertà per ricevere in cambio sicurezza.

Spesso e tristemente le leggi non sono seguite dagli uomini per la razionalità dei presupposti e l’utilità dei fini, ma piuttosto per paura delle punizioni, arrivando a lottare per la propria schiavitù, della quale si diventa paladini, magari sperando, nella vita dopo la morte, di ricevere il “premio della schiavitù”

Ancorato al terreno son qui soltanto per dare

Beni primari e di necessità

E intanto mangiano i miei figli ed annaffiano le mie catene

Ma io conoscerò mai la felicità?

Amore

Spesso pensai, di fronte al torto

Di lasciarmi marcire, di farla finita

Ma sapete un giorno si erse dall’altro lato dell’orto

La mia unica ragione di vita

Le affezioni tengono l’uomo vivo, e la proposizione VII della Quarta Parte dell’Etica parla chiaro: “Un affetto non può essere tolto se non per mezzo di un affetto contrario e più forte”. Ecco dunque perché l’amore ha salvato Jack da una triste fine, la Gioia vince sempre sulla Tristezza.

Lei era una pianticella bella e suadente

Così dolce e scostumata proprio come una bugia

E anche se stava immobile, ferma senza far niente

Io l’amavo, di lei oramai ero in balia

In balia” è il modo perfetto per descrivere l’effetto che le passioni hanno sull’uomo: per Spinoza, infatti, la ragione, dunque “la conoscenza del bene e del male”, “non può tenere a freno nessun affetto”. L’uomo non ha nessun tipo di controllo: “Siamo agitati in molti modi da cause esterne, e siamo sbattuti come le onde del mare agitate da venti contrari, ignari della nostra sorte e del fato”.

D’altronde, Jack è un melo drammatico e quindi continua a cantare, cosciente del fatto che la mente non controlli il cuore:

Io rimpiango un amore che non ho neanche mai avuto

Il problema è che pensavo mi amassi anche se in effetti

Dato che siamo alberi non ci siamo mai toccati

Abbracciati, coccolati, baciati, avvinghiati

Ma poi ho scoperto che tu non esisti

Tu sei fatta di plastica, sei una pianta ornamentale

Senza vita e sentimenti, sei di bella presenza

E stupido io che a te che sei un pezzo di plastica

Ho dedicato la mia intera esistenza”.

Volontà

In conclusione, l’uomo è impotente, non ha il controllo sulle proprie emozioni, e in quanto sono esse stesse a spingerlo ad agire, l’uomo non ha il controllo su di sé. Piuttosto che “vivere”, “é vissuto”, succube di una causalità necessaria, di una concatenazione di causa-effetto, che segue l’ordine naturale delle cose, piuttosto che la volontà. Prima di “avere” un corpo, noi “siamo” un corpo.

Tristemente questa legge di natura vale per tutti, anche per il melo drammatico, che si scoprirà, alla fine della canzone, incapace di controllare il suo corpo e di esprimere il suo amore per “la pianticella bella e suadente”, seppure “fatta di plastica”.

Ma ho cercato di incidere i nostri nomi

Racchiusi da un cuore sopra il mio tronco

Ma che fregatura, amore, i rami son mossi solo dal vento

E non dalla mia volontà

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