La peste: una piaga attuale raccontata da Albert Camus e Vinicio Capossela

Virus e malattie sembrano essere all’ordine del giorno. Sono tuttavia in continuo progresso innumerevoli cure e rimedi a molti problemi. Ma se si sviluppasse una piaga morale, smisurata ed incontrollabile, riusciremmo a trovare una cura? Ce lo raccontano Camus e Capossela.


Entrambi gli autori parlano di una terribile malattia: “la peste” che, sfuggendo ad ogni controllo, assale numerose vittime, che inermi soccombono alla sua potenza. La peste è sinonimo di un male assoluto, che i due autori analizzano con profondità.

La peste di Camus

Albert Camus è un filosofo e scrittore esistenzialista del XXesimo secolo che, fortemente segnato dalla sua epoca, ne riflette nelle sue opere il marchio indelebile. Un’opera simbolo della sua carriera è indiscutibilmente “La peste“. Il romanzo è ambientato nella città Algerina di Orano nella quale, da un giorno all’altro, si abbatte una potentissima piaga, nota appunto come la Peste. Ciò che da subito risulta peculiare è il fatto che il racconto inizi con una datazione non specifica: “194…“. La mancanza è volontaria, in quanto da subito Camus vuole evidenziare ed allertare il lettore del fatto che la Peste è in agguato, sempre pronta a contagiare. Nel corso del romanzo sarà sempre più chiaro il messaggio dell’autore, tanto da arrivare all’evidenza in cui appunto la Peste si rivela essere un male più potente di una piaga biologicamente generata. La peste è infatti portata dall’uomo ed è metafora di guerra e totalitarismo. Tuttavia, i personaggi del romanzo, seppur affrontando la “malattia” in maniera differente, riusciranno ad unirsi nell’obiettivo comune di eliminare la piaga. È così che il dottor Rieux è tutti gli abitanti di Orano riusciranno a vincere la peste con collaborazione e solidarietà.

Albert Camus

Capossela e la nuova “peste”

“In tempo di peste, come nel Decamerone ci si rifugia nel racconto, non prima di avere esposto la propria denunzia. Questa è un’epoca in cui non si può stare zitti ed essere distratti. Per questo ho scelto la forma della ballata che approfondisce le storie.”
Sono queste le parole rilasciate in un’intervista da Vinicio Capossela per introdurre il suo nuovo album: Ballata per uomini e bestie, un album ricco, piacevole e indubbiamente capace di far riflettere. Un brano in particolare risuona come denuncia di una nuova peste pericolosa, si tratta de “la peste”.
“Una pestilenza infuria in questo Medioevo altro e tecnologicamente evoluto: una pestilenza morale, etica, di linguaggio, una corsa verso il basso dove si diffondono la corruzione, la violenza, la pornografia”. Ebbene, con questa affermazione ed il brano stesso, Capossela è riuscito a ricreare l’immagine di una nuova piaga che, seppur differente, minaccia “questo Medioevo altro”, ovvero la nostra società.
Il brano è decisamente ricco di riferimenti e critiche a problematiche attuali, tutte pericolose e “pestilenziali”.

È arrivata prima che cadessero nazioni
Corre nella rete è sangue è orgia è fornicazione
Individualista e collettiva
Infetta di rabbia e di saliva
Attacca dentro il discernimento
Abbassati sullo schermo
Nella rivolta inerte fake news

Fin da subito avviene l’annuncio dell’arrivo della Peste, che l’artista svela e descrive verso dopo verso.

La peste
La peste
Non la si vuol vedere la peste, la peste
Non sapere
La peste, la peste
Meglio il simulacro
Il capro, il capro
Il nemico sempre c’è un untore

Capossela procede in un triste e realista ritratto dell’umanità, dominata da pregiudizi, violenza, razzismo, ignoranza e social media che, sfruttati in maniera negativa, contribuiscono al degrado contemporaneo.

Ci salveremo dalla Peste?

Dopo aver analizzato due visioni differenti, ma simili per certi aspetti, della Peste, ci si domanda quale sia il punto di vista più realista. Albert Camus nel secolo scorso, segnato da un’epoca dominata dal totalitarismo e da innumerevoli barbarie, riusciva ad avere fiducia dell’umanità e speranza nella sconfitta del male, attraverso la solidarietà e la comunità. In epoca contemporanea, Vinicio Capossela non tratta affatto di solidarietà nel suo brano, che pare invece far leva su aspetti negativi e apparentemente irrimediabili. Tuttavia, l’azione stessa di scrivere un brano di denuncia, mostra forse l’intrinseca speranza dell’autore di riuscire, attraverso la parola, a combattere la peste.

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