In Sudan si muore, ma conta solo Mark Caltagirone: Shoemaker e Cohen ci spiegano perché

Mentre la strage in Sudan raggiunge livelli critici, il resto del Mondo sembra voltarsi dall’altra parte. Grazie allo studio di Shoemaker e Cohen, ricercatori statunitensi, possiamo capire perché alcune notizie, benché inutili e insensate, vengano condivise più di altre.

La situazione in Sudan sta peggiorando costantemente. Solo nelle scorse due settimane, più di 70 persone hanno subito stupri e violenze da parte delle forze sudanesi che sostengono Omar al Bashir, da oltre 30 anni dittatore del luogo. Ma c’è di più. Il numero di morti tra le file dei manifestanti ammonta a diverse centinaia. Le dimostrazioni sono iniziate al seguito di una richiesta economica, nientemeno che trovare una soluzione al carovita. Alla decisione di rimuovere il sussidio per comprare il pane, il popolo ha optato per porre fine al regime.

Il parallelo con la Siria e la nascita della strumentalizzazione

Nel mentre, prosegue la guerra in Siria. Abdel Basset al Sarut, 27enne promessa calcistica della nazionale siriana, è deceduto in seguito alle ferite riportate durante gli scontri. Nel 2011 aveva preso parte alle manifestazioni contro il regime, divenendo una vera e propria icona di lotta. Avendo inizialmente invocato un cambiamento pacifico, Abdel aveva poi dato origine ad una milizia armata al seguito dell’ennesima repressione governativa. Dapprima aperto ad una “Siria per tutti i siriani”, come scritto da Shady Amadi ne Il fatto quotidiano, egli ha poi imbracciato il fucile e con esso una ideologia radicale, incarnando “la parabola discendente della primavera siriana, cominciata come movimento pacifico e finita in tragedia”.

Le conseguenze, sia per la Siria che per il Sudan, si dimostrano spaventose. Eppure, simili conflitti, caratterizzati da stupri, violenze, morti atroci, sembrano fungere unicamente da terreno adatto alla strumentalizzazione, in particolar modo politica. Shady Amadi afferma che “non abbiamo ancora trovato giornalisticamente lo spazio […] per raccontare dignitosamente queste tragedie che ci arrivano filtrate”. E difatti, negli ultimi giorni, benché tale pestilenza di abusi e dolore aumenti sempre più, non ho trovato con facilità informazioni utili a riguardo. Le notizie importanti, quelle che dovrebbero aizzare gli animi delle folle, paiono sciogliersi come neve al sole. Sembra cioè che il mondo non si curi della sorte di vittime innocenti tanto quanto si cura delle più scontate idiozie, alla stregua del matrimonio di Pamela Prati con un introvabile – ed inesistente – Mark Caltagirone.

La notiziabilità di una informazione: il criterio di vicinanza

Quando una informazione può dirsi notizia? Non tutte le informazioni contengono materiale utile a divenire una notizia. La notiziabilità di un fatto deriva da una serie di criteri che, nel corso della storia giornalistica, sono cambiati dinamicamente. Le famose Tre S – Sesso, Sangue, Soldi – attirano sempre l’attenzione, ma non sono le uniche accezioni a rendere interessante un evento. Uno tra i criteri più importanti a tal proposito consiste nella vicinanza, di cui esistono tre tipologie: la vicinanza tematica, la vicinanza geografica e, in ultimo, la vicinanza psicologica.

Con vicinanza tematica si fa riferimento alla capacità di un’informazione di coinvolgere tematicamente l’ascoltatore o il lettore, soprattutto mediante la sua costante ripetizione. Un fatto legato ad un personaggio di fama o un accadimento di cui tutti parlano, ad esempio, entrano a far parte di questo gruppo. È questo l’ambito in cui trovano origine le notizie tipicamente sensazionalistiche e “pompate”, il gossip e il pettegolezzo. La vicinanza geografica coinvolge tutte le informazioni ricavate da situazioni prossime al lettore dal punto di vista fisico, ossia sviluppatesi nell’area in cui si trova – paese, città, provincia, regione. Infine, la vicinanza psicologica cattura l’individuo mediante l’immedesimazione: attraverso immagini e informazioni, il lettore percepisce l’evento (lontano) come vicino, a guisa di un qualcosa che potrebbe accadere anche a lui.

Shoemaker e Cohen: l’incrocio tra la devianza e la significanza sociale

Il criterio della vicinanza, tuttavia, dice ben poco se considerato a sé stante. Nel 2006, P. J. Shoemaker e A. A. Cohen, due studiosi americani, hanno condotto un’indagine in dieci paesi atta ad analizzare la tipologia e la quantità di notizie trattate dai principali organi di informazione. Oltre ad aver notato una differenza di notiziabilità sulla base del contesto culturale, Shoemaker e Cohen hanno ricondotto l’origine di ogni notizia alla combinazione di due fattori: la devianza e la significanza – o rilevanza – sociale.

La devianza di una informazione indica il suo grado di gravità e gravosità. La morte di un Presidente, il rapimento del figlio di un cantante o la strage in un luogo di culto presentano un’elevata intensità di devianza. La significanza sociale, invece, stabilisce il grado di impatto sociale comportato da un fatto. L’attentato terroristico a Londra, per esempio, ha destabilizzato non soltanto le persone direttamente coinvolte, ma altresì l’intero Occidente. Così, secondo Shoemaker e Cohen la massima notiziabilità di un’informazione dipende “dall’incrocio magico tra l’alta intensità di devianza e l’impatto sociale”. L’attentato alle Torri Gemelle ha sinora raggiunto il massimo punto di notiziabilità mai registrato: la caduta dei grattacieli per mano terroristica – che rappresenta la devianza – ha portato con sé il significato di una minaccia costante per tutti gli occidentali – significanza sociale. Entrambi i criteri rientrano nella sfera della vicinanza, in un certo senso completandola.

Dunque, perché mai notizie importanti come la strage in Sudan non vengono trattate così come dovrebbero? Perché non viene loro attribuita l’importanza che meritano? Da un lato, sulla linea di quanto spiegato da Shady Amadi, giungono ben poche informazioni a riguardo, soprattutto a causa dell’isolamento della rete Internet; dall’altro, semplicemente alla gente non interessa. Le rivolte in Sudan comprendono un’elevata intensità di devianza, la quale però scema se rapportata alla loro irrilevante significanza. In breve, esse non coinvolgono il lettore né psicologicamente né tematicamente né geograficamente, poiché, nell’immaginario comune, nascono e si sviluppano in Sudan in maniera isolata e dunque insignificante. Una schifezza, non c’è che dire. Nel mentre, però, si continui pure a parlare di Pamela Prati, cosa che risulta indubbiamente più utile.

– Simone Massenz

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