Gay Pride, la sfida al vaticano: perché la religione condanna l’omosessualità?

Giugno è il mese dei Gay Pride, in migliaia sfileranno contro le discriminazioni, ma perché le religioni considerano i gay immorali? 

Una moltitudine di persone scenderà in piazza nel corso di questo mese, in diverse città d’Italia. Le manifestazioni LGBT sono sempre più frequenti e popolate da fiumi di persone, con bandiere arcobaleno, vestiti curiosi e cartelli originali. Il tutto volto a concentrare l’attenzione su queste minoranze. I movimenti desiderano anzitutto che vengano riconosciuti nuovi diritti da parte dello Stato, dopo il passo avanti sulle unioni civili. Tali manifestazioni hanno però una valenza anche sociale, infatti l’obbiettivo è di sensibilizzare l’opinione pubblica contro l’omofobia e a favore della libertà sessuale. Nonostante gli evidenti miglioramenti, rimangono strati della popolazione – specie i meno giovani – restii ad accettare completamente e senza pregiudizi l’amore omosessuale. Un tema, questo, legato a doppio filo con la religione. Nonostante il papato di Francesco I abbia fatto qualche timido passo avanti, le religioni monoteiste dall’alba dei tempi ripudiano e condannano i rapporti omosessuali.

Perché il cristianesimo è contro i gay?

Nell’Antico Testamento l’omosessualità appare come da evitare per rispettare norme volte alla conservazione della purezza ebraica. Si può intendere in tal senso come un precetto necessario per salvaguardare la fecondità e quindi accrescere la popolazione. Riguardo il mito di Sodoma vi sono opinioni contrastanti, tra chi la ritiene una condanna dei rapporti gay e chi una condanna della violenza carnale e della violazione dell’ospitalità. I pensatori cristiani si sono solitamente scagliati contro i rapporti gay non soltanto per l’ostacolo che rappresentano per la procreazione, ma anche perché con tali rapporti si violerebbe l’assegnazione dei ruoli che Dio ha stabilito. Infatti si riteneva importante mantenere la distinzione dei sessi stabilita e i loro ruoli nella vita sociale. Appare immediatamente chiaro come questi argomenti possano avere qualche senso unicamente in società poco sviluppate. Ad ogni modo, per i cristiani protestanti l’interpretazione degli scritti è individuale e spetta al singolo credente. Al contrario i cattolici devono seguire le interpretazioni provenienti dal Vaticano, in quanto è l’autorità del Papa a stabilire quella più aderente alle sacre scritture. I cattolici hanno bisogno di un passo avanti da parte del Papa.

Nei paesi islamici la situazione è critica

La condanna degli omosessuali è la medesima anche nei paesi musulmani, ad essere diverse sono le motivazioni e la situazione attuale. Il Corano infatti non vieta l’omosessualità in quanto tale o in quanto negativa per la procreazione. Bensì è la tipologia di rapporto ad essere condannata, viene infatti ritenuta normale e carica di sentimenti l’attrazione verso individui dello stesso sesso, che deve tuttavia essere combattuta. Poiché si ritiene che anche i rapporti “impuri” tra uomo e donna siano da punire. Questo poiché nei rapporti “impuri” – secondo gli studiosi islamici – si instaura un rapporto dicotomico di dominazione e sottomissione. Ciò è da condannare ed espressamente proibito, infatti nell’Islam non può esserci altra sottomissione che quella ad Allah né altra dominazione che quella di Allah. Le scuole coraniche sono diverse, così come le interpretazioni sul tema. La situazione negli stati islamici oggi è comunque tragica. La sodomia è considerata dalla Sharia un crimine, in 9 paesi è prevista la pena di morte (Arabia Saudita, Iran, Nigeria per dirne alcuni). In Iran dal 1979 (anno della rivoluzione islamica) sono oltre 4000 gli omosessuali mandati a morte.

 

Nonostante le lampanti differenze tra i paesi occidentali e quelli islamici, si può notare come vi sia un aspetto comune: entrambe le religioni associano l’omosessualità alla violenza carnale. Sarebbe necessario che la religione riconoscesse i rapporti omosessuali come amorosi, non come violenti. Le relazioni non sono procreazione, bensì amore.

Niccolò Filippo Sabatino. 

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