Angelina Mango con La noia vince Festival di Sanremo. Ma cosa è cambiato dai tempi in cui Massimo Ranieri veniva acclamato per Perdere l’amore? Scopriamolo con Friedrich Nietzsche.

Sembra passato un secolo da quando Marco Mengoni vinceva il Festival con L’Essenziale, eppure era solo il 2013. A collocare questo evento in un passato tanto remoto contribuiscono lo stile e il ritmo delle canzoni vincitrici delle ultime edizioni di Sanremo. Al di là dei gusti personali e della possibilità di esprimere preferenze per l’una o per l’altra tendenza, è evidente che si è verificato il tramonto di un’epoca nella storia della kermesse musicale.
Le vittorie di Sanremo
Che i gusti musicali della massa cambino di epoca in epoca non dovrebbe sorprendere. La prima edizione di Sanremo risale al 1951 e, giunti alla sua 74° edizione, ci si aspetta che la canzoni premiate siano quelle più vicine alle mutate preferenze dei più. Ad ogni modo, quello a cui abbiamo assistito è, se si può dirlo così, un inaridimento del sentimento. Perché sì, La noia è una potente emozione, ma la canzone è tutto fuorché noiosa. Quello che voglio dire è che Angelina ci fa ballare, ma probabilmente non commuovere.
A stento riesco a immaginare le generazioni che nel 1958 assistettero alla vittoria di Nel blu dipinto di blu o che nel 1987 si commossero sul testo di Si può dare di più. Da quando il vincitore del Festival va dritto dritto all’Eurovision (regola per la selezione istituita nel 2015) si è assistito a un generale cambiamento di rotta. Le canzoni hanno un gran ritmo, ma non fanno più piangere.
Qualche volta si assiste a bizzarre top 3 come quella dello scorso anno, quando Marco Mengoni (in gara con Due vite) si trovò a competere con Cenere di Lazza e Tango di Tananai, ad un crucivia di generi e concezioni del valore della musica difficile da comprendere. Insomma, la storia della musica italiana sembra segnata da canzoni i cui valori ed emozioni che difficilmente torneranno nelle successive edizioni del Festival.

A scuola da Nietzsche
Eppure, questo, di per sé, non appare come un problema. La società cambia e così anche i vincitori del Festival. Nonostante ciò, rimane un po’ di amarezza quando le canzoni che hanno accompagnato generazioni passano in radio e sappiamo che, seppure venissero un giorno eguagliate, non verrebbero ascoltate, scelte, selezionate.
A regalarci una brillante analisi del valore che la musica e le emozioni che essa veicola nelle nostre vite è il filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche. La musica è una forma d’arte e, perciò, è studiata dall’estetica, quella disciplina filosofica che si occupa di chiarire come l’uomo incontra e rappresenta il mondo.
Nietzsche, in alcuni scritti preparatori a La nascita della tragedia, pubblicati in Italia nella raccolta La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e scritti 1870-1873, fonda la propria teoria estetica sul contrasto tra greci e moderni. Quando i greci andavano a teatro, a vedere le tragedie, erano totalmente immersi nella rappresentazione e partecipi della musica e del dramma che essa contribuiva a creare. L’uomo greco si lasciava totalmente travolgere da essa e la carica emotiva che la melodia veicolava assorbiva totalmente coloro che si trovavano ad ascoltarla.
L’uomo moderno, al contrario, va a teatro per noia e ama l’arte perché è chic. I moderni, secondo Nietzsche, non comprendono la profondità dell’opera e rimangono in superficie. La loro razionalità non fa i conti col sentimento e si ingarbuglia nel tentativo di giudicare la musica senza lasciarsi guidare da essa. I moderni non conoscono emotività e si inaridiscono. Sentono la musica ma non ne capiscono il senso e la profondità.

Il post-moderno?
Nonostante ciò, Nietzsche critica i suoi contemporanei. Tutta la sua analisi è rivolta alla modernità nel tentativo di riportare i moderni a far tesoro dei valori che i greci avevano. Ma cosa direbbe Nietzsche dei nostri tempi?
Il deserto culturale si è inaridito nel post-moderno e sicuramente a questo declino non c’è più scampo. L’era della scienza della tecnica è iniziata da anni oramai e il razionalismo, denunciato da Nietzsche come la causa del nostro allontanamento dai nostri sentimenti, fa da padrone.
La noia, motore che portava a teatro i moderni, rende schiavi gli individui nella società post-moderna e, talvolta, persino l’arte li tedia. Una noia distruttiva, che non li fa uscire di casa e li spinge a spendere giornate sui Instagram. Una noia che li porta ad ascoltare musica leggera, gli entra nella testa, ma non nel cuore. Una noia così presente che ha permesso ad Angelina di vincere Sanremo con una canzone a lei dedicata.
Un paesaggio di desolazione, quello post-moderno, in cui gli individui ascoltano la musica dimenticandone il valore. In questo panorama prosciugato, è importante non dimenticare che
Senza musica, la vita sarebbe un errore. (Nietzsche)