Il prossimo 24 aprile, l’imponente figura di Thanos imperverserà nuovamente nei cinema di tutto il mondo, ponendo fine ad una delle saghe più fortunate degli ultimi anni. Con Avengers Endgame si chiude un cerchio che con numerosi alti e sparuti insuccessi è riuscito a donare nuova linfa vitale alla figura dei supereroi. Particolare il fatto che l’ultimo capitolo abbia voluto sottolineare quanto questi invincibili paladini possano alle volte cadere.

Thanos, un Dio umano

Quando nei ’60s, Stan Lee introdusse nel panorama fumettistico americano le figure dei Fantastici 4 e di Spider-Man, lo fece con l’intento di modernizzare il settore. Da allora in poi, da quella silver age che profumava di rinnovamento e nuove prospettive, l’eroe non sarebbe più stato il classico invincibile cavaliere senza macchia, ma una persona qualunque, immersa in un mondo popolato dalle problematiche quotidiane tipiche di chiunque altro. L’eroe diventava quindi fallibile, potenzialmente superiore ,ma psicologicamente sullo stesso piano di un chiunque altro. È qui che Thanos ottiene il suo ruolo nell’universo Marvel: il ruolo di colui il quale a differenza di tutti gli altri villain riesce a porre gli eroi davanti a difficoltà talmente grandi da farli meditare sulla loro fallibilità ed intrinsecamente al loro essere umani.

La genialità insita nel personaggio si manifesta nel suo essere un Dio estremamente umano, vittima di atroci sofferenze, obbligato a combattere controvoglia eroi umani tanto quanto lui. Laddove due umani si scontrano, entrambi hanno ragioni più o meno condivisibili. La profondità del film si sedimenta interamente in questo conflitto capace di generare pathos proprio a partire da questa sua non immediata comprensibilità.

Le ragioni che spingono Thanos ad agire sono fondate: dopo aver visto morire di stenti la sua razza, il titano si decide a sterminare metà della popolazione della galassia al fine di permettere alla meta sopravvissuta di prosperare. Infatti le risorse dell’universo non basteranno a sostentare in eterno l’intera sua popolazione, fatto che lo porta a maturare la necessità di ridurla drasticamente. Le sei Gemme dell’Infinito, ricercate in lungo e in largo per lo spazio e accuratamente riposte nel guanto appositamente forgiato, gli permetteranno di avere potere sul creato e di eliminare casualmente metà dei viventi.

Questo concetto va altamente contro la selezione naturale di Darwin, secondo cui l’individuo

 adatta il proprio corpo al fine di sopravvivere. Una sorta di “vince il più forte”. In questo caso a vincere è in qualche misura il più fortunato. Non esiste adattamento da parte dell’individuo per sopperire alle sue mancanze, così come non vi è una ragione precisa per cui egli debba perdere la vita.

Emmanuel Levinas

La mano di un Dio è simbolo di potere. Come ci dice Emmanuel Levinas nel suo Totalità e Infinito, la mano è simbolo dell’egocentrismo, che raccoglie e porta verso di sé, che conserva avidamente. Ma è anche simbolo di potere, proprio perché è attraverso di essa che noi agiamo. Un uomo è quindi potente nella misura in cui la sua mano può interagire con il mondo. È per questo che grazie al guanto dell’Infinito Thanos è potente quanto un Dio. La sua mano ha potere sull’universo intero.

Thanos è un Dio, la cui figura è anche molto particolare e citazionistica: sei gemme per distruggere il mondo. Servirono infatti sei giorni al Dio ebraico per plasmarlo. Quello stesso Dio decide di dedicare il settimo giorno al riposo e alla contemplazione della sua creazione, così come Thanos alla fine del film si spoglia della sua armatura per assistere alle conseguenze dello spettacolo da lui creato, ristorandosi al sole di un pianeta verdeggiante.

Rimane un ultimo sottile riferimento che si può ritrovare ancora nella filosofia di Levinas. Il filosofo francese afferma infatti che la genesi può rappresentarsi come una sorta di movimentano dal dentro verso il fuori, una crescita oppure un Big-Bang. Al contrario, il disfacimento è dato dal movimento dal fuori verso il dentro, da una raccolta. In questo modo Thanos si manifesta come un distruttore. Tutte le gemme, sparse per l’universo, passano dall’essere disperse nello spazio a finire incastonate nel guanto di Thanos.

Conclusioni

Un nemico dalla spiccata umanità, intrappolato nel ruolo di un Dio, delegato a compiere controvoglia del male per un bene superiore. Questo è Thanos, uno dei personaggi più profondi che la storia dei cinecomic abbia partorito. Le ripercussioni di ciò che ha portato a termine sono talmente grandi e sconvolgenti che servirà un’intera pellicola per contenerle. Restiamo in attesa della fine dei giochi.

Willard Zanini

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