Il Superuovo

Dalle nostre tavole allo sfruttamento nei campi, i problemi del caporalato

Dalle nostre tavole allo sfruttamento nei campi, i problemi del caporalato

Il caporalato è un fenomeno apparentemente semplice. Le leggi in vigore lo affrontano come tale tentando di reprimere il fenomeno, ma secondo i dati queste non sono efficaci. Questo perchè in realtà è un fenomeno complesso di cui è necessario comprendere le cause perchè possa essere affrontato efficacemente. Una delle tante cause potrebbe riguardare la scelta degli alimenti che decidiamo di portare sulle nostre tavole.

dalle nostre tavole al caporalato

Che cos’è il caporalato?

Il caporalato è una forma di organizzazione del lavoro illegale diffusa soprattutto nei settori che necessitano di manodopera a basso prezzo come l’agricoltura o l’edilizia. Il “caporale” recluta le persone e partendo nelle prime ore del mattino trasporta questi operai sul luogo di lavoro. A fine giornata è incaricato di pagare gli operai riscuotendo dall’attività un guadagno illecito.

Si pensa che quello che i sindacati definiscono “business degli irregolari” abbia un valore di circa 5 miliardi annui, un quinto del valore generato da tutta la filiera agricola italiana in un anno. La giornata dei braccianti inizia alle 3 del mattino, quando il caporale li carica per portarli sul posto di lavoro nel quale lavoreranno dalle 8 alle 12 ore al giorno per paghe che si aggirano intorno ai 2 euro l’ora. Spesso capita che vengano pagati a cottimo. In Italia l’ultimo contratto nazionale collettivo stabilisce per gli operatori agricoli di area 3 (non specializzati) una paga minima di 874,6 euro. Il salario di coloro che lavorano sotto caporali è del 50% inferiore e spesso le donne nel mondo del caporalato sono fortemente discrimitate e arrivano a percepire paghe del 20% in meno rispetto a quelle degli uomini.

La legge sul caporalato

Qualche settimana fa abbiamo assistito, nell’arco di pochi giorni, alla morte di 16 braccianti agricoli in due distinti incidenti stradali nel foggiano. Sono tre le persone indagate, l’ipotesi di reato è sfruttamento del lavoro ed intermediazione illecita. Il seguente realto è sancito dall’ art. 603 bis del Codice penale, articolo modificato in maniera sostanziale nel 2016 da Martina (ex Ministro dell’Agricoltura) e Orlando (ex Ministro della Giustizia) dalla legge sul caporalato durante l’ultimo governo PD. La riforma voluta dal precedente governo era volta alla riformulazione del reato di caporalato, estendendo la responsabilità degli sfruttamenti sul lavoro in ambito agricolo non solo al cosiddetto “caporale” ma anche allo stesso gestore dell’attività. Sia il “caporale” sia il gestore possono essere condannati da 1 a 6 anni di reclusione e incorrere in multe che vanno dai 500 ai 1000 euro per lavoratore reclutato, con aggravanti in caso di violenze e reclutamento forzato. Inoltre il testo prevede la confisca di beni e denaro dei responsabili e l’arresto immediato se colti in fragrante.

La riforma è stato un primo importante passo verso la risoluzione di un problema che però secondo i dati tocca ancora tantissimi lavoratori del settore agricolo in Italia. La riforma ha portato il problema del caporalato al centro dell’opinione pubblica mentre prima era pressochè sconosciuto. Il problema però non è ancora risolto e secondo alcune ricerche i lavoratori coinvolti da questa forma di organizzazione illecita del lavoro non sono in diminuzione. Questo per quale ragione? Le ragioni sono molteplici, ma ciò che le accomuna è l’atteggiamento errato nei confronti del problema. Il caporalato viene considerato come un fenomeno illegale a se stante che in quanto tale necessità di una repressione e pene punitive per chiunque lo pratichi. In realtà il caporalato è solo una delle risposte che il mondo dell’agricoltura ha elaborato per fronteggiare alcune situazioni che il mercato della redistribuzione alimentare ha creato.

Le cause del caporalato

In primo luogo il caporalato è l’effetto della mancata organizzazione del lavoro del settore agricolo. Gli imprenditori agricoli necessitano della creazione di squadre di braccianti in modo veloce e legale, ma gli uffici di collocamento sono inefficaci e non riescono a rispondere a questa esigenza. La legge sul caporalato quindi interviene contro l’intermediazione illecita ma non sulla intermediazione lecita che ad oggi lo Stato non è in grado di assicurare.

La seconda causa invece riguarda direttamente anche noi consumatori e la scelta dei prodotti che decidiamo di portare in tavola. I grandi discount, in particolare quelli che come Eurospin riescono a fornire prodotti sottocosto, possono permettersi di offrire prodotti a prezzi stracciati perchè aderiscono a meccanismi di distribuzione perversi che danneggiano tutta la filiera produttiva con conseguenze dirette sulle dinamiche di produzione e sui rapporti di lavoro nelle campagne. La pratica a cui aderiscono si chiama asta commerciale a doppio ribasso e si svolge nel seguente modo: la Gdo (Grande distribuzione organizzata) acquista i prodotti dalle aziende agricole che devono presentare una loro offerta. La peculiarità di quest’asta è che vince chi fa l’offerta peggiore, questo permette a Gdo di ottenere prodotti a prezzi stracciati da redistribuire ai discount che vendono direttamente al consumatore. Questo sistema porta ad un abbassamento costante dei prezzi, ma dato che i prezzi d’acquisto possono arrivare anche ad eguagliare il costo di produzione, i produttori per poter comperete sul mercato si trovano costretti a ridurre i costi di produzione e i costi del lavoro peggiorando sia la qualità del prodotto che la qualità del lavoro del dipendente. Comprare sottocosto significa non solo fare in modo che la qualità del prossimo prodotto che acquisteremo sia peggiore, ma facendolo stiamo danneggiando anche il lavoratore che godrà di condizioni e tutele sempre peggiori.

dalle nostre tavole al caporalato

Edoardo Dal Borgo

 

 

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