Le vacanze di Pasqua sono alle porte. Per i ragazzi del quinto anno in ogni liceo si avvicina il grande scoglio: l’esame di maturità. Chi è riuscito a finire il quinto anno pensa a quanto non sia stato un così grande nemico, con un po’ di sacrificio. Non sono della stessa opinione i maturandi. Impegnati nello studio, più difficilmente colgono i collegamenti fra materie scolastiche e mondo ‘esterno‘, e quanto queste possano aiutare nella vita di ogni giorno. In ogni caso, ecco alcuni esempi di canzoni (o comunque elementi della cultura pop) da citare all’esame, e, soprattutto, che rendono lo studio più piacevole e stimolante.

Seneca e la filosofia, nella musica 

Il cantautore nostrano più colto“, come lo definiva Umberto Eco, è senza dubbio un personaggio molto interessante, visto lo scopo dell’articolo. Le sue canzoni sono pilastri del grande cantautorato italiano e offrono notevoli spunti. Un altro giorno è andato è una delle più belle canzoni del maestro: il testo ci mette davanti al problema del tempo, e, con versi come “il tempo passa e fermalo se puoi” oppure “il domani come tutto se ne andrà“, Guccini si mette immediatamente in stretto contatto con Seneca. Entrambi dispensano consigli su come vivere il proprio tempo -e a proposito si consiglia l’ascolto di Tutti Qui di Claudio Baglioni: “per combattere il mio tempo, l’ho dovuto vivere”- affinché la nostra vita possa fiorire. Il trucco è far fiorire il tempo. Cito anche la celebre Dio è morto, chiarissima allusione a Nietzsche che qui perfettamente interpretato, mettendo in risalto luci e ombre della generazione dei sixties, e Incontro in particolare con i suoi ultimi versi: “siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore pieno“.

Edoardo Bennato e l’utilitarismo 

L’inglese John Stuart Mill è un filosofo utilitarista del XIX secolo. Del suo pensiero ricordo il grande amore per la libertà, a cui dedica tutte le sue energie, ponendola come principio di tutta la sua filosofia morale (si ricorda Libertà, 1859). Riassumendo, per il filosofo inglese nella vita bisogna seguire il principio dell’utile ovvero seguire i propri piaceri, senza danneggiare lo spazio degli altri. Si scaglia chiaramente contro una rigorosa morale, favorendone una piuttosto soggettiva, che pone al centro l’individuo e le sue particolarità. Bennato rappresenta chiaramente tutto ciò, nella famosissima L’isola che non c’è (ricordando anche gli album Sono solo canzonetteBurattino senza fili, spettacolari critiche alla società, anche attraverso una lettura particolare del Pinocchio di Collodi, nel secondo album). Tutta l’opera è un ‘manuale per la felicità. Bisogna crederci, immaginare, solo così possiamo raggiungerla. Ho sempre sentito nella canzone un forte odore di libertà milliana, soprattutto alla fine: “chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te“. Il voler esalare la forza immaginativa dell’individuo, per raggiungere la felicità mi sembra molto vicino a Mill, il quale dà molto spazio all’immaginazione, alla cultura e ad una vita pacifica, come elementi fondamentali per un’ottima filosofia morale.

How I met your mother

La serie TV è oramai famosa in tutto il mondo. La trama vede come protagonisti dei ragazzi newyorkesi che vivono. Letteralmente. Questa grande opera è assolutamente sublime: essa fa sorgere tutti i problemi della vita: i protagonisti sono dei burattini che si muovono nel teatro della modernità per provare a superare i mille problemi che la vita pone loro. L’amicizia è il forte alleato che li unisce e permette loro di crescere, evolversi e vivere, di nuovo, nel senso più profondo del termine. Il collegamento filosofico stavolta lo troviamo in Kierkegaard. Il filosofo danese ci parla dei tre stadi dell’esistenza: la vita estetica, la vita etica e la vita religiosa. I personaggi rappresentano chiaramente questo schema: per il primo, Barney Stinson, che vive la vita inseguendo l’attimo e il piacere, vivendo una vita di noia e futilità; per il secondo, Ted Mosby, in quanto stadio della libertà e della affermazione di sè. Questo stadio è però pesante e gravoso. La società comunque schiaccerà l’individuo e porterà in lui grande angoscia. Il terzo stadio è rappresentato da Lily e Marshall, i più felici del gruppo, che hanno dato un senso alla loro vita. Per comprendere meglio ecco il video dello youtuber Caleel.

Il ritorno del cavaliere oscuro ci insegna la guerra fredda 

In ultima istanza, propongo il capolavoro di Frank Miller. Il fumetto è uno spaccato della società americana: buia, sempre tesa verso la guerra e la condanna nei confronti dei ‘comunisti‘ (NDR: “i comunisti ce li avete in testa“, citando Caparezza). Il clima è tipico della guerra fredda: intrighi governativi, giochi di potere e fantocci eletti a divinità. Batman si accorge di tutto lo sporco, e combatte questa falsità fino a scontrarsi con Superman, qui dipinto come burattino nelle mani del governo. Il problema del potere, il problema della divinità che solo apparentemente si cura del popolo (qui Superman e il governo, soprattutto), il problema del combattente solitario in uno scenario di corruzione: tutto questo è il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Fra Marx e l’alienazione, Nietzsche e Feuerbach riguardo la necessità umana di avere una divinità a cui appellarsi, fino alla guerra fredda, età di apparente benessere che, invero, nasconde molti più sporchi segreti. Il fumetto distrugge le credenze della patriottica società americana e ci pone davanti ai grandi problemi in questo nostro mondo. Il motto? Ribelliamoci, combattiamo per migliorare questa vita.

Alessandro Martino

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