Rousseau e The Walking Dead ci spiegano il significato di ‘stato di natura’ e l’importanza dell’animalità umana

Cos’è lo stato di natura? Da filosofi come Jean-Jacques Rousseau fino a realtà fumettistiche come The Walking Dead, scopriamo il significato delle leggi della natura e dell’animalità dell’uomo in rapporto ad esse, con l’aiuto di concezioni filosofiche e ideologie di personaggi carismatici.

Lo ‘stato di natura’ per Thomas Hobbes

Prima di addentrarci in speculazioni filosofiche fortemente autoriali come quelle di Rousseau e in mondi distopici-fumettistici in bianco e nero, occorre ‘fare un po’ di scuola’ sul concetto preso in esame. Cos’è lo stato di natura? Lo stato di natura è una condizione ipotetica che interessera l’uomo qualora si trovi a vivere in una situazione di totale assenza di apparati governativi e delle relative regole e leggi. Una sorta di ‘stato brado’ senza alcun tipo di diritto stabilito da enti preposti. Proprio per questo lo stato di natura si oppone a ciò che si definisce come stato di diritto, in cui vige il principio cardine della salvaguardia dei diritti e delle libertà degli individui, promulgando e promuovendo leggi e regole da applicare e rispettare.

Sul tema dello stato di natura, oltre a Rousseau, si sono espresse altre figure autorevoli della filosofia. Thomas Hobbes, celebre autore del Leviatano, espone la sua teoria sulla società e gli individui, conferendo importanza al diritto naturale come base del diritto civile. La tesi di Hobbes si fonda sull’assunto che il diritto ha origine naturale, per questo in un gruppo di persone, poste nello stato di natura, ognuna di esse gode di uguali diritti che entrano in contrasto tra loro, generando una situazione che Hobbes definisce come homo homini lupus (“uomo lupo divoratore degli uomini“), nella quale tutti gli uomini combattono contro tutti per far prevalere i propri diritti. In questa situazione, l’uomo cerca di trovare una pace concordata affinché possa godere dei propri diritti senza dover passare la vita in una guerra perpetua e insoddisfacente, stipulando quindi un patto sociale e rinunciando ai propri diritti naturali per conferirli a un capo dello Stato (Leviatano), che sia un monarca o un’assemblea di uomini, il quale garantisce l’efficienza della società limitando le libertà di ognuno e ponendo delle regole da rispettare.

Anche se per Hobbes lo stato di natura funga da base per lo sviluppo dello stato di diritto, quest’ultimo assume molta più importanza rispetto al diritto naturale, poiché viene investito di potere illimitato e sovrano.

Thomas Hobbes. (Fonte: the-tls.co.uk)

Lo ‘stato di natura’ per Locke e Rousseau

Per il filosofo britannico John Locke, considerato il padre del liberalismo classico e precursore del futuro criticismo di stampo kantiano, lo stato di natura in cui si trovano gli uomini consiste nella perfetta libertà di azione e dei propri possessi, sempre entro i limiti della legge di natura, ovvero la ragione. Ovviamente questa libertà di azione non concede che un’uomo abbia il permesso di distruggerne un altro per far prevalere la propria libertà, poiché la conservazione di sé e degli altri simili viene prima di tutto. Al contrario di Hobbes quindi, Locke non crede che l’uomo nello stato di natura sia in un perenne stato di ‘tutti contro tutti’, ma è convinto che la ragione comporti una propensione verso la pace comune e la giustizia naturale finalizzate alla conservazione generale, altrimenti non si potrebbe parlare di tali valori.

Una delle figure cardine dell’Illuminismo è sicuramente Jean-Jacques Rousseau. Interessato a molti campi disparati del sapere, dalla filosofia alla musica, il filosofo svizzero si distingue nel suo pensiero per operare una profonda linea di demarcazione tra la società civile e la natura. Secondo Rousseau l’uomo viveva in uno stato di natura che faceva di lui un buon selvaggio, in armonia con la natura e l’autoconservazione di se stesso, distinguendosi dagli animali soltanto perché era in possesso della volontà di perfezionarsi e dotato di libertà di scelta. L’avvento della società civile ha corrotto l’animo selvaggio dell’uomo, comportando un mutamento delle priorità, dando importanza all’opinione altrui. Inoltre, la proprietà privata e la divisione del lavoro, sanciti dall’aver stipulato ciò che Rousseau chiama Contratto sociale, hanno ulteriormente privato l’uomo della sua bontà selvaggia, contribuendo alla disuguaglianza e alla prevaricazione sociale.

Jean-Jacques Rousseau (a sinistra) e John Locke (a destra). (Fonte: enoughsaid11.blogspot.com)

Lo ‘stato di natura’ in The Walking Dead

Nel 2003, il fumettista Robert Kirkman, assieme al disegnatore Charlie Adlard, pubblicano il fumetto survival-horror The Walking Dead. Da subito risultato un fenomeno mondiale, con la creazione di una serie televisiva tra le più longeve, The Walking Dead si dimostra trattare il tema ‘iper-abusato’ degli zombie con ardita originalità, ponendo i non-morti in secondo piano e risaltando la storia dal punto di vista della riorganizzazione civile e umana. Fin da subito si avverte quanto il mondo sia profondamente cambiato a causa di questa epidemia, costringendo le persone in notevole inferiorità a sopravvivere come meglio possono, talvolta riuscendo anche a riorganizzarsi in piccole comunità con una vaga reminiscenza delle società precedenti. I conflitti che i protagonisti sono costretti ad affrontare per sopravvivere, oltre a quelli con predoni con il culto del furto, tizi megalomani, legioni di cannibali e sadici con una mazza da baseball, sono soprattutto quelli con se stessi, cercando di trovare la propria umanità che lentamente fa spazio all’istinto primordiale dell’animalità umana.

I personaggi di The Walking Dead cercano di affermare una propria ideologia su come riorganizzare la civiltà in un mondo di zombie, consapevoli che quello è il nuovo stato di natura col quale avere a che fare. Proprio per questo si trovano sul cammino dei protagonisti varie comunità con un proprio ‘codice civile’ che gli identifica e li differenzia. Tra queste, merita una menzione speciale il gruppo dei cosiddetti Sussurratori. Questi individui si differenziano dagli altri gruppi per il semplice fatto di vivere a stretto contatto con la propria animalità. Mangiano e bevono quando ne hanno bisogno, cercano di stare per conto proprio non stabilendo contatti con nessun’altra comunità e delimitando il proprio territorio in maniera rigida e severa, come degli animali. Inoltre, vivono a stretto contatto con gli zombie, confondendosi tra loro perché indossano le loro pelli scuoiate. Ciononostante, vi è un leggero accenno di gerarchia all’interno, poiché sono comandati da Alpha, una donna che ha deciso di abbandonare il suo nome per consacrarsi alla vita animalesca di The Walking Dead.

Il leader dei Sussurratori ha una propria ideologia: la civiltà non è mai esistita davvero. Essa è sempre stata una menzogna per coprire l’istinto animalesco dell’uomo, vero e proprio stato naturale. Pur avendo una figlia, Lydia, lei lascia che gli uomini del suo gruppo la stuprino, poiché è un qualcosa di connaturato all’uomo e perché, dice, “‘stupro’ è una parola orribile inventata dagli umani, ma loro sono solo animali e fra gli animali è un concetto che non esiste“. Pur sembrando spietata e priva di emozioni e sentimenti umani, il personaggio di Alpha si fa portatrice di un nuovo valore, l’animalità umana che prevale sull’umanità razionale, incarnando l’ideale di un nuovo stato di natura.

Il personaggio di Alpha nel fumetto. (Fonte: optimagazine.com)

La filosofia di Rousseau, memore di quella di Hobbes e Locke, fa eco e raggiunge l’opera fumettistica di The Walking Dead, portandoci a considerare cosa effettivamente sia la società, da cosa può essere nata, su cosa potrebbe reggersi e sul rapporto tra la parte animale e civilizzata dell’uomo.

Luca Vetrugno

 

 

 

 

 

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