I Beatles alla scoperta dell’Oriente attraverso il pensiero di Alan Watts e l’India

La musica dei Beatles e la filosofia orientale di Alan Watts a confronto: quanto le canzoni della band vennero influenzate dal loro viaggio in India?

All’inizio del 1968, i Beatles partirono per l’India, per raggiungere Rashikesh, e lì vi rimasero, chi più chi meno, componendo molta musica, con nuove melodie ed influenze nei loro testi. Già in precedenza, George Harrison aveva portato non solo nella band, ma anche in un’intera generazione di giovani, con le note del suo sitar in Norwegian Wood, un enorme interesse verso la cultura orientale, non così popolare nell’Inghilterra degli anni ’60. Alcuni dei brani dei Beatles subirono una forte influenza dall’Oriente. Alan Watts è stato un filosofo specializzato in filosofie orientali, e nei testi della band possiamo trovare diversi punti in comune con il suo pensiero.

I Beatles ed il viaggio in India

George Harrison fu il primo dei Beatles ad appassionarsi alla cultura ed alla filosofia indiana. Aveva infatti proposto alla band di viaggiare in India nel 1967, anno in cui avevano già incontrato il Maharishi, quello che diventerà il loro guru, nel Regno Unito, sperimentando la meditazione. Il viaggio, però, era stato rimandato a causa dell’improvvisa morte del loro manager e amico Brian Epstein. L’esperienza del gruppo in India diede loro modo di riflettere e comporre un gran numero di canzoni, che poi vennero inserite negli album pubblicati successivamente: il White Album, Abbey Road e Let It Be. I loro gusti musicali ed i loro stili compositivi iniziarono a diversificarsi sempre più, tanto che diventò estremamente evidente il divario tra le canzoni di Lennon e quelle di McCartney (nonostante esse riportassero il nome di entrambi, come da accordi iniziali), che erano presenti in numero superiore rispetto a quelle di Harrison e Starr.

La natura transitoria dell’esistenza umana

Alan Watts, filosofo contemporaneo di origini inglesi, nel libro Diventa Ciò Che Sei afferma: “La vita esiste solo in questo momento, e in questo momento è infinita ed eterna. Poiché il momento presente è infinitamente piccolo; prima di riuscire a misurarlo se ne è già andato – eppure persiste per sempre.” Nel testo, il concetto di emancipazione diventa fondamentale, nel senso di liberazione dai pensieri del passato e del futuro. Per Watts, non dovremmo legarci “a nessun tempo e a nessuna cosa”. Questa filosofia sembra descrivere a pieno i testi della carriera solista di George Harrison dopo la separazione dei Beatles, se pensiamo per esempio alla canzone All Things Must Pass, pubblicata subito dopo la divisione del gruppo, in cui viene detto che tutte le cose devono andare avanti, passare, morire, e non ha senso legarsi a qualcosa, proprio per via della natura transitoria dell’esistenza umana.

Lo scorrere della vita e il lasciar andare

Un altro concetto che il filosofo ha particolarmente a cuore ed evidenzia nel libro sopracitato è quello di “lasciare andare” e “andare avanti” inserito in un discorso più ampio sul Buddhismo. Questo lasciare andare sembra proprio ricordare il celebre Let It Be dei Beatles. Infatti, nel testo, McCartney ripete queste tre parole, “lascia che sia”, come un mantra per darsi e dare coraggio nei momenti bui, con la consapevolezza dell’incessabile scorrere del tempo e la speranza in un futuro migliore. Per Watts fondamentale è assecondare il movimento della vita, in uno stato definito nirvana. Parlando di Zen, egli afferma che: “Il maestro Zen non sta provando a darti delle idee sulla vita: […] sta provando a farti capire la vita dentro e intorno a te.” Anche questa citazione può portare alla mente una canzone dei Beatles, scritta da George Harrison nel 1967, molto influenzata dallo stile della musica classica indiana: Within You Without You. La canzone è suonata con diversi strumenti indiani, il testo è altamente filosofico e ha ispirato i giovani durante la Summer of Love. Una frase molto famosa, tratta dalla canzone e riconducibile al pensiero di Alan Watts, è infatti: “La vita scorre dentro di te e fuori di te”.

Chiara Checchetto

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