Hegel e Berserk ci spiegano come il desiderio umano determini il destino

Di solito concepiamo il destino come una forza esterna al nostro controllo, ma se invece fossero proprio i nostri desideri a condannarci al nostro fato?

La mano di Dio che controlla il destino in Berserk

Dare una spiegazione razionale al mondo e ai suoi eventi catastrofici spesso porta gli uomini a credere in un qualcosa di superiore che determini gli avvenimenti. Ma che cos’è davvero questa forza e come possiamo agire di nostra volontà in un mondo predeterminato? Due autori di epoche diverse si confrontano su questo terreno.

Di cosa e di chi stiamo parlando?

Chiunque abbia mai approcciato il mondo della filosofia anche solo in modo superficiale ha quasi certamente sentito parlare del famigerato Georg Wilhelm Friedrich Hegel: filosofo settecentesco con un successo paragonabile solo alla difficoltà dei suoi scritti, si è occupato di ogni campo del sapere dell’epoca, creando un sistema filosofico che cerca di dare una spiegazione razionale all’intera realtà, includendo in ciò anche la successione di eventi da noi comunemente definita come “storia”.

Meno conosciuto, ma sempre famigerato all’interno della community dei lettori di manga, è il fumettista orientale Kentaro Miura, la cui opera maggiore è il felicemente incompleto (e le intenzioni dell’autore sembrano essere di lasciarlo in tale stato) Berserk. Berserk è un manga fantasy con pesantissimi toni dark e horror, che narra la storia di Guts, soldato mercenario che cerca di sopravvivere all’interno del crudele e mostruoso mondo medievale di Midland.

 

Visti i volti dei due autori che stiamo prendendo in considerazione è il momento di comprendere di cosa effettivamente parliamo in questi due casi quando usiamo la parola “destino”. Per quanto non esista un nome preciso per tale concezione in nessuno dei due autori (solo in Berserk ci si riferisce a questa forza trainante gli eventi come “causality”), quando parliamo di un destino che governa gli eventi ci riferiamo a una concezione della storia come organicistica e deterministica.

Il determinismo sta a indicare la natura già decisa degli eventi del mondo, per cui ogni avvenimento ha una causa precisa tale che non sarebbe potuto verificarsi un effetto diverso: in sostanza, tutto ciò che avviene avviene per una ragione (non casualmente, ma causalmente) e non potrebbe essere andato diversamente. Organicismo, invece, indica la valenza dei vari singoli solo all’interno di un tutto di dimensioni maggiori, applicato alla storia questo indica che ogni singolo micro-evento non ha valore di per sè, ma esiste come un mezzo per giungere ad una macro-situazione.

Unendo tale due concezioni si giunge a una visione della storia in cui esiste un processo prestabilito che per essere raggiunto sfrutta i vari eventi particolari del mondo, nello specifico sia Hegel che Miura descrivono la presenza di uomini in grado di avere vasti effetti sulla storia, i quali non fanno altro che seguire proprio il “piano prestabilito” di cui si è parlato, ossia il “destino”.

L’universo di Berserk è ricco di brutali massacri e tragiche catastrofi

Chi ha scritto il fato?

Le concezioni fin’ora esposte non sono nulla di particolarmente originale, ma la parte interessate inizia quando si guarda al contesto di tale determinismo: per spiegarsi meglio, un cristiano direbbe che il motivo per cui la storia è già decisa è che Dio ha deciso tale corso, oppure esistono religioni che parlano di divinità con veri e propri libri con già scritti gli eventi del futuro. Ora la domanda diventa nel caso di Berserk e di Hegel perchè il futuro è già prestabilito, chi o che cosa ha originato il piano del fato?

 

Partiamo da Hegel e qui bisogna avvisare i suoi amatori che si faranno delle semplificazioni necessarie a non rendere questo un articolo da specialisti. Hegel vedeva la realtà come l’unità di due componenti concettualmente separabili: l'”idea”, il concetto della nostra stessa realtà e la “natura”, la  realizzazione di tale concetto, quanto materialmente esiste. Per dirla con un’analogia potremmo dire che abbiamo da un lato il progetto di una casa e dall’altro la casa stessa, seppur osservata senza tener conto della sua struttura di costruzione. Applicando questa concezione ad un piano diacronico,  vediamo che la storia altro non è che una serie di concetti (le “idee”) che si traspongono di volta in volta nel reale, creando i vari periodi che definiscono la storia stessa. Per esempio il periodo storico della rivoluzione francese altro non è che la realizzazione cronologica del concetto della rivoluzione francese, verificatosi nel mondo solo in un certo istante temporale. In tal senso si può parlare proprio di una sorta di “piano trascendente” che determina quanto accadrà. E in che modo tali “idee” si realizzano? Gli “uomini in grado di avere vasti effetti sulla storia”, accennati prima sono i mezzi per tale scopo: essi hanno come propria passione, come propria ambizione, proprio la realizzazione delle idee stesse e gli altri uomini seguono questi in quanto sentono tramite una volontà collettiva che questi “eroi della storia” portano il cambiamento che è il momento che avvenga(che si trova nel piano del destino). In sostanza sono le volontà stesse degli uomini a determinare la realizzazione del piano trascendentale.

Per quanto riguarda Berserk, possiamo vedere una struttura molto simile. Esiste un’effettiva entità che tira le stringhe del destino, solo che questa non è la classica divinità personificata, bensì una vera e propria idea, un concetto che ha preso coscienza: l'”Idea del Male”. Ovviamente, in quanto concetto, questa entità risiede in un piano totalmente non fisico ed astratto. Essa stessa si definisce “Ungodly God Made of Man” ed infatti non è una vera e propria divinità nata autonomamente da quanto le sta intorno, ma di origine umana; nasce infatti come il condensato dei desideri subconsci dell’umanità, appartenenti a tutta essa in quanto formati dalla coscienza condivisa da tutti gli uomini e tali desideri sono, come il nome dell’entità suggerisce, desideri malvagi, di danno verso gli altri. L’entità venne al mondo nel momento in cui l’umanità desiderò delle ragioni per la propria vita misera e piena di sofferenza; di fatti l’entità: da un punto di vista simbolico rappresenta una realtà ineluttabile cui attribuire la causa delle proprie sofferenze, proprio in quanto essa incarna il concetto di un Dio malvagio che causa dolore; mentre da un punto di vista effettivo, in quanto composta dai desideri umani, è composta dai veri motori della storia e della miseria umana e solo per questo può tessere il destino. Quindi questa entità e i desideri umani sono un tutt’uno, lei si limita a impersonificarli e a preparare al meglio gli eventi in modo che seguano tale destino.

L’Idea del Male in mezzo al vortice di desideri umani di cui si nutre

Possiamo ribellarci al destino?

Dato che in ambo i casi abbiamo una concezione di destino come non causato da agenti esterni al nostro volere, ma da esso stesso, la domanda di questo paragrafo va posta su due livelli diversi. In primo luogo ci chiediamo: esiste il libero arbitrio?

La risposta alla quale è “sì”, in ambo gli autori esiste una forma di desiderio che NON è parte del “desiderio collettivo”. Ma l’apparente contraddizione a ciò sta nel fatto che riguardo al secondo livello di questa domanda la risposta è “no”, ossia non esiste un modo per sfuggire allo schema pre-determinato.

Ma come possono queste due risposte coesistere? Come può il libero arbitrio divincolarsi in una dimensione determinata dal destino? Come fa a manifestarsi in questa situazione in cui gli eventi sono già destinati ad avvenire?

 

Partiamo dal caso hegeliano; il sistema filosofico di Hegel vuole essere (come già abbiamo anticipato) una spiegazione secondo il “razionale”, secondo l'”idea”, questa dimensione trascendente che è progetto del mondo, tutto il “reale”.Tuttavia, devono pur esistere degli elementi destinati al caso nell’immensa macchina di produzione del reale dal razionale; tali elementi sono quella serie di eventi che sono lasciati al caso, ma che pur sempre portano al fine previsto nel complesso dall'”idea” che definisce il periodo in questione. In questo stretto interstizio si trova il libero arbitrio umano, il quale, pur potendo differire dalla previsione dell'”idea”, condurrà sempre alla realizzazione della stessa.

Il caso di Berserk è meno definito, ma segue sempre la stessa idea di base: o le azioni dei protagonisti pur essendo nettamente opposte a quelle dell'”Idea del Male” sono alla fine proprio quelle che conducono alla realizzazione dei suoi piani, o quando essi ottengono una vittoria e dunque un evento opposto al “destino” posto su di essi, tale vittoria riguarda un micro-evento tanto insignificante da non poter influenzare effettivamente la macro-storia che era stata prestabilita. In sostanza si segue il principio freddamente enunciato nel manga: “Il balzo di un pesce non potrebbe mai disturbare il corso del fiume”.

 

Eppure, esiste ancora un secondo punto di vista da cui si può osservare Berserk per trarre conclusioni diverse da queste ultime. Ci basiamo per far ciò su due principi: in primo luogo, il manga di Miura è incompleto, cosa che permette lo sviluppo ulteriore di un tema tanto importante, magari con risvolti opposti a quelli mostrati fin’ora; in secondo luogo, ricordiamoci che stiamo parlando di un’opera letteraria, per cui il messaggio che essa vuole lanciare potrebbe essere benissimo nascosto sotto vari indizi e contraddire quanto viene detto in superficie.

Per cui prendiamo in considerazione i seguenti fatti. In primo luogo il protagonista Guts viene più volte paragonato proprio al pesce che balzando in un fiume PUO’ disturbarne il corso, mentre l'”Idea del Male” assume spesso il carattere di “antagonista” nel corso della storia. In secondo luogo, l'”Idea del Male” è una palese accusa all’atteggiamento di arrendevolezza che porta gli uomini a cercare spiegazioni comode al dolore causato dai desideri dell’umo stesso; del resto essa non è una vera divinità, ma un “Ungodly God Made of Man”. In terzo e ultimo luogo la religione viene spesso criticata nel corso del manga, come palliativo, accusando così in generale l’atteggiamento passivo di chi preferisce pregare un’entità ed un fato superiori piuttosto che lottare per salvarsi.

Da questo punto di vista otteniamo una conclusione che mostra l’opposizione delle due opere.

Hegel tenta di ingabbiare il mondo in uno schema razionale, spiegandolo come il prodotto di una dimensione non casuale, ma sensata e superiore ai singoli particolari: organicismo allo stato puro.

Miura ha scritto un’opera che vuole opporsi proprio a una tale idea. La storia è immersa in presupposti altamente nichilisti e anti-fatalisti: il “destino” è letteralmente una creazione umana (appunto detta “idea” del male) e la passività nella vita tramite l’abbandono ad  una dimensione superiore in cui trovare conforto viene criticata. In Berserk esiste solo un mondo fatto di piccoli eventi scollegati, spesso tragici e il messaggio dell’opera si può leggere chiaramente come l’invito a fare l’unica cosa che può essere fatta in tale situazione: stringere i denti e lottare per sopravvivere senza speranza o timore di alcun “destino”.

Guts nel suo scontro con le avversità del suo mondo

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