Il Superuovo

Gli effetti della Brexit non includono le Isole Falkland: l’Argentina studia attentamente l’evoluzione della vicenda

Gli effetti della Brexit non includono le Isole Falkland: l’Argentina studia attentamente l’evoluzione della vicenda

L’accordo di Natale che definisce le future relazioni commerciali tra Londra e Bruxelles non si applica ai territori d’oltremare che hanno rapporti speciali con il Regno Unito, come le Isole Falkland che subiranno dazi dal 6 al 18% sul pesce esportato.

La notizia ha destato particolare preoccupazione nelle Falkland, le isole dell’Atlantico che appartengono dall’Ottocento ai territori d’oltremare di Londra e che nel 1982 furono teatro di scontro tra la Regno Unito e l’Argentina. Quell’anno, l’allora dittatore argentino Leopoldo Galtieri inviò una spedizione militare sulle isole con il compito di reclamarne la sovranità, ma il governo britannico rispose con l’invio dell’esercito che in poche settimane riconquistò i territori atlantici.

All’origine dello scontro: la voglia di riscatto nazionale del popolo argentino

La guerra per il controllo delle isole Falkland-Malvine tra Gran Bretagna ed Argentina è un conflitto nato in piena Guerra Fredda tra due potenze Occidentali. Si è combattuta nel 1982 vicino al Polo sud, a migliaia di chilometri di distanza dall’Europa.  Il conflitto inizia il 2 aprile 1982 quando le truppe argentine invadono la colonia britannica delle Falkland, rinominate Malvinas, con l’intento di ricongiungere alla madrepatria quei territori che da sempre sentono di propria appartenenza. Il motivo di questa invasione è antecedente a quella fatidica data: infatti, bisogna andare indietro di qualche anno, Negli anni ‘70, l’America del sud e in particolare l’Argentina sono sull’orlo del collasso economico. L’Argentina, priva di un governo stabile, non riesce a costruire una politica continuativa e il 24 marzo 1976 una giunta militare depone la presidentessa Isabella Peron assumendo il potere nel Paese. Agli inizi degli anni ottanta, l’Argentina è in una grave crisi economica causata dall’inflazione elevata, che produce una grande recessione economica e l’interruzione di buona parte delle attività produttive. La gravità della crisi economica e l’aumentare delle tensioni sociali inducono la sostituzione del capo della giunta militare Jorge Rafael Videla con il generale Roberto Eduardo Viola e, successivamente, con il generale Leopoldo Galtieri. Tale avvicendarsi in breve tempo di ben tre diversi generali al vertice del governo argentino testimonia della necessità da parte della giunta di riguadagnare credito presso le masse, soprattutto quelle più nazionaliste, anche attraverso la decisione di recuperare le isole. Galtieri spera di controbilanciare la preoccupazione del popolo suscitata dalla crisi economica e dalle violazioni dei diritti umani perpetrati dal regime con la popolarità che seguirà a una rapida vittoria conseguita recuperando il controllo sulle Malvinas. Crede di rilanciare il Paese facendo leva sul nazionalismo, contando su quella che sembra una facile preda. Situate a circa 500 km dalla costa atlantica argentina, le isole sono occupate militarmente dalla Gran Bretagna da un secolo e mezzo. Ma gli argentini le considerano parte del territorio nazionale e non hanno mai rinunciato a riconquistarle. Il 2 aprile l’Argentina invade militarmente le isole dichiarandone la sovranità. L’Argentina è totalmente solidale con il Generale Galtieri, il quale sfida pubblicamente gli inglesi a venire a riprendersi le isole.

La risposta britannica e le conseguenze politiche

Il Regno Unito è governato dalla Lady di Ferro Margaret Thatcher, che non solo raccoglie la sfida, ma approfitta dell’occasione per rispolverare i fasti di un Impero coloniale oramai in disfacimento ma capace ancora di un grande orgoglio nazionale. Organizza subito una forza d’assalto che raggiunge le Falkland per riprenderne il controllo. La prontezza della risposta britannica sorprende gli argentini. Il 25 aprile le truppe inglesi conquistano la piccola isola della Georgia australe. Un luogo strategico per puntare alla riconquista dell’arcipelago. Il 2 maggio gli inglesi attaccano l’incrociatore argentino General Belgrano, nonostante si trovi lontano dalle acque delle Falkland. L’affondamento causa la morte di oltre 300 marinai, e segna a livello psicologico un punto di svolta nel conflitto. Gli argentini capiscono che quello delle Falkland non sarà un facile trionfo come la propaganda ha fatto loro intendere. Ma nonostante le difficoltà logistiche, l’esercito argentino prova a rispondere agli attacchi anglosassoni: il 4 maggio viene affondato il cacciatorpediniere britannico HMS Sheffield. Dai primi di giugno le truppe di sua Maestà puntano sulla capitale Port Stanley. Le sorti del conflitto sono segnate. Sbarchi di squadre speciali e paracadutisti preparano l’offensiva finale. Il 14 giugno 1982, dopo ore di feroce battaglia, gli argentini si arrendono. Le truppe inglesi issano l’Union Jack nella capitale delle isole, Port Stanley. Alla fine si conteranno 258 vittime britanniche e 649 argentine. Naturalmente, non possono mancare le conseguenze politiche di questo conflitto, pagate a caro prezzo soprattutto  dal Paese sudamericano. La dittatura militare risente della sconfitta al punto tale che il generale Galtieri dopo pochi mesi dà le dimissioni, avviando il processo che porterà l’Argentina alla democrazia poco tempo dopo. Per quanto riguarda, invece la Gran Bretagna, in seguito al conflitto, Margaret Thatcher rafforza la sua posizione e la sua popolarità. Il successo favorirà la sua rielezione avviando il Regno Unito ad un’epoca di grande risalto internazionale ma di enormi conflitti interni, come lo scontro con i minatori che la vede vincitrice nel 1985. Attualmente le isole Falkland sono ancora territorio di disputa, perlopiù simbolica, da parte dell’Argentina che continua a ritenerle suo territorio. I diversi tentativi di arbitrio internazionale non hanno portato ad alcun risultato. Nel 2013 il 99,8% della popolazione locale ha votato per mantenere l’arcipelago sotto sovranità britannica, anche se secondo la Presidente argentina Kirchner il risultato di tale referendum è da considerarsi una “parodia”.

Cosa cambia nelle Falkland con la Brexit: L’Argentina osserva con attenzione

Le isole hanno sempre goduto di particolari agevolazioni nei loro commerci con i Paesi dell’Ue, grazie al loro legame con Londra. Con l’accordo di Natale, però, la situazione è cambiata e a farne le spese sono principalmente i pescatori: il 75 percento del reddito dell’isola dipende infatti dal settore ittico, ma dal 2021 sul pesce esportato in Ue dalle Falkland sarà applicata una tariffa tra il 6 e il 18 percento. Già durante i negoziati il Governo delle Falkland aveva avvertito che l’introduzione di dazi avrebbe influito negativamente sui livelli di occupazione nelle isole e portato alla perdita di interi settori economici, ma le sue parole non sono state ascoltate. La fine delle agevolazioni però avrà un impatto anche sulla Spagna: la maggior parte delle compagnie europee che operano nelle isole sono spagnole e un’alta percentuale dei calamari delle Falkland venduti in Europa passa per il porto di Vigo. Ma l’esclusione delle isole dall’accordo è stato accolto positivamente dall’Argentina, che rivendica tuttora la sovranità sulle Malvinas (nome spagnolo delle Falkland). Come affermato da Daniel Filmus, ministro argentino per le isole Malvinas, l’Antartide e il Sud Atlantico, la decisione europea permette a Buenos Aires di riaprire il capitolo Falkland e di contestarne lo status attuale. Lo stesso ministro degli Esteri argentino nel corso dell’ultimo anno aveva più volte sollevato la questione nei suoi incontri con l’Alto rappresentante Ue e ribadito l’esistenza di una controversia sull’esercizio della sovranità, che secondo i loro diritti e la loro costituzione corrisponde all’Argentina. Secondo Filmus, la decisione europea di reintrodurre i dazi sui prodotti provenienti dalle Malvinas rispecchierebbe la visione argentina e potrebbe quindi essere usata dal Paese latinoamericano per rivendicare con maggiore forza i propri diritti sulle isole dell’Atlantico. La vicenda delle Falkland, quindi, non è importante solo da un punto di vista economico: il mancato accordo con l’Ue rischia di indebolire proprio il caposaldo della Brexit, ossia il ritorno alla piena sovranità del Regno Unito. Almeno per quanto riguarda i suoi territori d’oltremare.

 

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