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#JeSuisCharlie: 6 anni fa l’attentato che sconvolse l’Europa intera, segnando immancabilmente la storia moderna

#JeSuisCharlie: 6 anni fa l’attentato che sconvolse l’Europa intera, segnando immancabilmente la storia moderna

L’attentato alla sede di Charlie Hebdo ha profondamente rivoluzionato il nostro modo di vedere e di comprendere il terrorismo islamico. 

 

 

 

7 gennaio 2015. Parigi si ritrova ad essere il centro nevralgico del primo attentato terroristico in Francia. Un commando di terroristi semina il panico alla sede del giornale satirico, Charlie Hebdo. Cosa cambiò in Europa da quel giorno?

L’attentato: cosa successe quel fatidico giorno?

Seppur ancora non si conoscono tutti i dettagli dell’offensiva terroristica, possiamo sicuramente darne un quadro generale.
Alle 11:30, due uomini mascherati, i fratelli Said e Cherif Kouachi, fecero irruzione all’interno della sede del giornale satirico, sparando all’impazzata con i loro Kalashnikov. I due attentatori, di origine algerina, hanno prima costretto la fumettista Corinne Rey a farli entrare, facendole inserire il codice di accesso alle porte. Successivamente l’hanno tenuta in ostaggio, iniziando a massacrare ben dodici impiegati, tra vignettisti e giornalisti! La fuga che ne conseguì fu altresì caotica. I fratelli Kouachi rubarono un automobile ad un passante, minacciandolo con le armi e fuggirono da Parigi. Di loro non si ebbe più traccia per un paio d’ore. Il caso sembrò addirittura arrivare ad un punto cieco. Finché due giorni dopo, non vennero sorpresi in una tipografia a Dammartin en Goele, nella regione Ile-de-France. Dopo un vano negoziamento con i due terroristi, la gendarmeria fece irruzione all’interno del negozio. I fratelli Kouachi morirono dopo un conflitto a fuoco, ripreso indirettamente su tutti i media. Entrambi facevano parte della frangia yemenita di Al-Qaeda, e si dissero seguaci di quel che fu l’emiro iracheno del gruppo Abu al-Zarqawi.

Parigi, assalto a Charlie Hebdo Strage in redazione, 12 morti - Corriere.it
I due fratelli Kouachi puntano delle armi ad un passante, per poi rubargli l’automobile

L’attacco parallelo: Coulibaly e la pista antisemita

L’attentato alla sede di Charlie Hebdo non fu un evento solitario. Si seguirono ben due incursioni che scatenarono il panico negli arrondissement della capitale francese. Se da un lato i due fratelli algerini agirono per ordine dato dai propri ‘superiori’, dall’altro incontriamo una motivazione ideologica ben più specifica.
L’8 gennaio, il trentaduenne maliano Amedy Coulibaly aprì il fuoco verso una pattuglia di polizia, presso la cittadina di Montrouge, a sud di Parigi. Il ragazzo, convinto sostenitore dello Stato Islamico, fu da subito inquadrato come un complice dell’attacco dei fratelli Kouachi.
Il giorno dopo, avvenne il barricamento dentro un supermercato kosher, a Porte de Vincennes. Coulibaly prese in ostaggio diciassette persone, chiedendo in cambio la liberazione dei due terroristi. Ne uccise però quattro, tutti di origine ebraica. A prova del suo sostegno all’antisemitismo, che come sappiamo, è uno dei cavalli di battaglia dell’ISIS. Fortunatamente, la polizia francese non intervenne in ritardo, e dopo una veloce irruzione all’interno del supermercato, uccise Coulibaly. Ma il bilancio dell’attentato ha tuttora un significato particolare nel mondo ebraico. Per la prima volta, un terrorista islamico aveva assalito dei civili, secondo la propria convinzione religiosa.

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Il terrorismo islamico oggi: cosa è cambiato e cosa no?

L’attentato alla sede di Charlie Hebdo e all’Hyper Cacher diede un risalto internazionale riguardo al terrorismo di matrice musulmana. In particolare all’ISIS. Lo Stato Islamico infatti, si definisce come tale in quanto controlla vaste porzioni di territorio in Siria ed Iraq. Ma sempre più studiosi stanno mettendo in dubbio queste affermazioni, poiché non è né uno Stato (in quanto è assolutamente illegittimo internazionalmente!) e né approccia la teoria islamica, nonostante si siano definiti come salafiti. Per questi motivi l’Isis viene chiamata dispregiativamente Daesh, e non dispone di alcun controllo nel mondo occidentale. Tuttavia, la loro espansione geografica si è arrestata nel marzo del 2019, con la caduta delle roccaforti siriane. Lo Stato Islamico cessò di esistere. Ma il gruppo è ancora oggi attivo. Pertanto lo si è potuto constatare con l’attentato avvenuto a Vienna, durante gli inizi di novembre nel 2020, dove il terrorista ha aperto il fuoco nei pressi di una Sinagoga. L’Isis ha rivendicato l’attacco, seppur la scarsa copertura mediatica data a causa del Covid19, non ha inscenato alcuna situazione di sgomento generale.
Oppure sempre vicino Parigi, dove uno studente ceceno ha decapitato un professore di storia, a causa di una vignetta satirica su Maometto. A quanto pare. il giovane era stato messo in guardia dalla zia di un’alunna, affiliata allo Stato Islamico. Il presidente Macron ha subito commentato l’atto come un chiaro esempio di fanatismo islamico, attirandosi le antipatie di personaggi come Erdogan.
Il terrorismo islamico è quindi silente? In realtà, non ha mai smesso di fare chiasso. E’ solamente il modo in cui ci informiamo che ce lo fa considerare come ‘passato’.
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L’Italia è tra gli obiettivi dei terroristi?

La risposta fortunatamente sembra essere negativa. Le motivazioni possono andare dal fatto che l’Italia, a differenza degli altri paesi, non è stata mai eccessivamente fautrice di una politica colonialista, fatta di guerre e sfruttamento. Ce lo dice la storia! Ma questa giustificazione non è esaustiva, se si vuole concorrere alla risposta che tanto ci aspettiamo. Ricordiamoci anche che l’Isis ha fatto, e continua a fare, affari con ‘ndrangheta e mafie locali, per quanto riguardano armi e droga. Il pagamento ricevuto da quest’ultimi sarebbe in reperti archeologici, rivenduti poi al mercato nero.
Poi c’è la questione immigratoria. Quante volte abbiamo sentito di queste notizie? Le tratte che portano dall’Africa all’Europa passano solitamente per il territorio italiano. Si può dire quindi che ‘siamo una nazione di passaggio‘. In effetti, non è raro che si sente parlare di terroristi che sono sbarcati da Lampedusa, o hanno passato qualunque frontiera mediterranea, magari per carenza di controlli. La questione si sta facendo ogni giorno sempre più arcigna. E tra la politica italiana che ci specula sopra, e la crescente xenofobia, si rischia davvero di andare incontro ad un tunnel senza luce.

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