Quattordici anni, quaranta chili, un metro e cinquantacinque centimetri di altezza. Questo era George Stinney il giorno della sua morte. Il ragazzo viene arrestato il 26 Marzo 1944, con l’accusa di aver ucciso brutalmente due ragazzine di 7 e 11 anni. Il vice sceriffo che lo arrestò riportò di avere ottenuto una confessione dal giovane (che in cella disse gli fosse stata estorta). Stinney fu interrogato senza un avvocato e senza i genitori, che dal giorno dell’arresto non poterono più vederlo se non una volta dopo la condanna. Il processo nei suoi confronti si svolse in un solo giorno. L’avvocato d’ufficio che gli fu assegnato era un politicante locale. L’accusa portò due differenti versioni della confessione, nessuna delle quali firmata dall’imputato. Non vi era alcuna prova fisica e le versioni dei medici legali erano contrastanti. Dopo appena due ore e mezza di dibattimento la giuria composta interamente da persone bianche si riunì e in appena dieci minuti formulò la condanna: pena capitale tramite sedia elettrica.

Tra i due carcerati Stinney è quello a destra. (Jimmy Price / Columbia Record)

Esecuzione e sviluppi futuri

Il governatore Johnston negò clemenza per il giovane ed anzi lo accusò di aver stuprato i cadaveri delle bambine, in contraddizione con le perizie mediche. Il 16 Giugno 1944 giustiziano George Stinney. Sulla sedia elettrica dovette utilizzare una bibbia come cuscino poiché altrimenti la sua piccola e gracile statura non permetteva di fissare gli elettrodi. Lo colpì una prima scarica da 2400 Volt. La maschera che teneva sul viso, inadatta ad un bambino, scivolò via mostrando ai quaranta testimoni il volto del ragazzo, terrorizzato con gli occhi spalancati e la spuma che gli spuntò dalle labbra. Stinney morì dopo quattro minuti di spasmi ed agonia, ci fu bisogno di tre scariche elettriche. Nel 2014 una corte USA annullò la condanna, sottolineando l’ingiustizia del processo, l’estorsione della confessione e la crudeltà nel giustiziare un ragazzo di 14 anni. Il ragazzo forse fu giustiziato per coprire il vero assassino o magari per dare alla popolazione un colpevole di un duplice omicidio intricato. Sul caso non è mai stata fatta chiarezza.

L’esecuzione – Hinrichtung (CO Bartning; 1969)

Un processo come quello scritto da Franz Kafka

La vicenda di Stinney ricorda la distopica giustizia del romanzo Il Processo. Al momento dell’arresto il protagonista Josef K., è sereno e convinto della sua innocenza. Solo successivamente vedrà la sua vita sgretolarsi, oppressa dalle grinfie del sistema giudiziario. Un bambino come Stinney non è altro che un granello di sabbia nei grandi ingranaggi della burocrazia. Una macchina giuridica ineluttabile e imperscrutabile proprio come quella del romanzo, in cui l’accusa è già la sentenza. L’America del ’44 era intrisa di razzismo e la schiavitù degli afro era ancora un nitido ricordo. Quello di Stinney è stato quello che definiremmo un “processo mediatico” in cui i pregiudizi verso i neri hanno portato a comporre una giuria popolare di soli bianchi che ha giustiziato un 14enne, senza prove, nel giro di dieci minuti. I tribunali, le autorità e le istituzioni non sempre hanno ragione e ad amministrarli ci sono pur sempre uomini, suscettibili di errori. Il caso George Stinney mostra i danni che può provocare un giudizio, quando ricalca un pregiudizio.

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