La storia della band Irlandese rock “The Cranberries” inizia con l’insoddisfazione: il loro primo album fu un buco nell’acqua. Poi, scoperti dalla band inglese Suede, che li invitarono ad aggiungersi al loro tour in America come band di sostegno, The Cranberries si ritrovarono al centro del mondo della musica. Tra i loro pezzi più famosi c’è appunto ‘Dreams’, una canzone sull’amore e su come questo possa confondere la realtà al punto da non distinguerla dai nostri sogni. Il più famoso filosofo collegato a questa dicotomia è certamente Descartes, che all’interno delle sue ‘Meditazioni Metafisiche’ riflette sulle illusioni sensoriali che possono ingannarci e confondere il confine tra sogno e realtà.

 

Non è mai ciò che sembra

Il testo della traccia, il cui titolo in italiano significa “sogni”, è stato scritto dalla vocalist della band Dolores O’Riordan nella sua giovinezza. Si è ispirata ad il suo primo vero amore, un’esperienza che le ha fatto capire cosa si provasse ad innamorarsi veramente per la prima volta. Infatti nell’ultima strofa della canzone il testo racconta dell’infatuazione della ragazza:

You have my heart so don’t hurt me
You’re what I couldn’t find
/ A totally amazing mind
So understanding and so kind
You’re everything to me

In Italiano:

Tu hai il mio cuore quindi non ferirmi
Sei ciò che non riuscivo a trovare
Una mente straordinaria
Così comprensivo e gentile
Sei tutto per me

Ed è appunto la potenza di questo amore che confonde la realtà della ragazza con i sui sogni. Dolores trova la sua vita completamente cambiata in molti suoi aspetti. Non si capacita come ciò che sente non sia un sogno, ed al tempo stesso non è sicura che non lo sia.

Oh my life is changing every day
In every possible way
And oh my dreams
It’s never quite as it seems
Never quite as it seems

In Italiano:

“Oh la mia vita sta cambiando ogni giorno
In ogni modo possibile
E oh i miei sogni
Non è mai ciò che sembra
mai ciò che sembra”

Descartes e il suo scetticismo

Il presupposto principale dello scetticismo di Descartes è che siccome i nostri sensi possono essere ingannati, come per esempio in un sogno, non possono essere una base solida per fare affermazioni sul nostro mondo. A chi non è mai capitato di essere certi di vivere un’esperienza solamente per poi risvegliarsi nel proprio letto? Ecco, Descartes propone che siccome non possiamo essere sicuri delle nostre percezioni sensoriali, non possiamo basarci su di esse per dichiarare di aver vissuto o provato qualcosa, nemmeno per affermare della nostra esistenza stessa. Siccome abbiamo esperienze di sogni così simili alla realtà da essere indistinguibili quando ne siamo al loro interno, non possiamo essere certi di non aver immaginato alcune (o tutte!) le nostre esperienze di vita.

 

Quanto sono affidabili i nostri sensi?

In verità non molto. Esistono innumerevoli illusioni ottiche che sfruttano il funzionamento della nostra mente per trarre i nostri occhi in inganno. Esistono musei interi dedicati all’arte delle illusioni ottiche come il Museo delle Illusioni di Lubiana, o la Camera Obscura di Edimburgo. Basta provare con l’immagine accanto: prova a mettere un dito sulla linea che separa i due cubi e vedrai che sono in verità dello stesso colore. Le allucinazioni auditive sono un altro fenomeno bel documentato che comporta la percezione di un suono senza però avere uno stimolo uditivo. Un po’ come quando si sente chiamare il proprio nome per poi scoprire che nessuno ci aveva effettivamente chiamato. Sembrerebbe dunque di non poterci sempre affidare ai nostri sensi, e per Descartes questo margine di errore è abbastanza per dubitare completamente dell’affidabilità di vista, udito, tatto, gusto ed olfatto.

Proprio come la giovane cantante dei Cranberries, anche Descartes non è convinto di saper distinguere tra sogni e realtà. Purtroppo però lo scetticismo del filosofo, se preso alla lettera porrebbe moltissime difficoltà nella vita di tutti i giorni. Usiamo i nostri sensi per navigare la vita, e la perdita di uno di questi è in molti casi un evento traumatico. Quindi, interrogarci sulle fondamenta del nostro sapere è buono, ma scostarsi quando vediamo un’auto che ci viene addosso è meglio.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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