Essere ciò che vuoi: l’identità e la società, da Pirandello ad Anastasio

La storia è cambiata, compagni miei. Tutto è concesso da adesso in poi. Puoi essere quello che vuoi, basta scordarti di quello che sei. Per essere quello che vuoi devi scordarti di ciò che sei.” Così si conclude il brano “Correre” del rapper Anastasio, incentrato sul tema del conflitto generazionale. L’artista, noto al pubblico per aver vinto l’ultima edizione del talent X Factor, ha composto questa canzone in occasione del festival di Sanremo, dove è stato ospitato per rispondere a un monologo, interpretato dal conduttore Claudio Bisio, sulle difficoltà di un padre nel rapporto con il figlio. Il confronto fra generazioni mette in risalto l’insicurezza dei giovani di oggi, che deriva dalla necessità di affermarsi a tutti i costi nella società. È necessario correre, senza porsi troppi interrogativi, e si è immersi in un mondo virtuale che fa perdere di vista la realtà.

Correre, tu devi correre, non devi domandare né rispondere […] Scattare, commentare, scorrere. In quarta elementare mi hanno detto di sognare perché il mondo stava pronto per risorgere.. E sarebbe stato mio, dovevo solo correre… e gli altri si mangiassero la polvere. […] In questo parla parla per salire a galla quanto lotterai. Oh no! Povera verità! Nel calderone dell’opinione lei morirá. […] Scalata sociale di gente normale alla nostra portata. La storia è cambiata, compagni miei.

L’affermazione in società avviene spesso a discapito degli altri: è forte la critica sociale. Anastasio si distingue tra tanti giovani cantanti per la sincerità, che emerge nei suoi modi di fare e nei testi delle sue canzoni.

Il rapper Marco Anastasio, meglio conosciuto come Anastasio.

Il video di “Correre” è un cortometraggio in cui si assiste allo scambio di ruoli tra il cantante e un sessantenne, interpretato dall’attore Massimo Olcese. L’incomunicabilità tra due generazioni è ben espressa dal particolare stile di Anastasio, che appare sempre come un vero e proprio flusso di coscienza. “Siamo chiunque e non siamo nessuno, e io sono sicuro soltanto del fatto che sono insicuro.” Alla fine del video c’è Anastasio sul divano che guarda in televisione la sua stessa esibizione al Festival di Sanremo, mentre afferma che oggi bisogna solo dimenticare la realtà per poter diventare ciò che si vuole.

Il fu Mattia Pascal

La ricerca della propria identità è al centro di un celebre e importante romanzo di Luigi Pirandello: Il fu Mattia Pascal. L’opera risale ai primi anni del Novecento e quello che tratta è un tema caro a diversi tempi e culture. La risposta di Pirandello al dilemma che riguarda la possibilità di ricominciare una nuova vita è negativa: dimenticare il passato e inserirsi nella società con una nuova identità appare irrealizzabile. Il messaggio che sembra voler comunicare l’autore riguarda l’impossibilità di vivere al di fuori delle regole sociali. L’identità di ognuno non è quella che egli stesso ha deciso di avere, ma quella che la società gli ha imposto. Nel romanzo si assiste al fallimento esistenziale del protagonista, Mattia Pascal, a seguito di una serie di vicissitudini familiari che lo spingono a voler cambiare vita. L’abbandono della propria identità è favorito da un evento fortuito: durante il ritorno da un viaggio che aveva compiuto per provare ad arricchirsi, apprende mediante un giornale di essere stato riconosciuto dai suoi familiari in un cadavere trovato in stato di putrefazione e per questo poco identificabile. Approfitta di questa vicenda e pensa di essere libero di scegliere una nuova identità: scelto il nome di Adriano Meis, si reca a Roma. Sarà angosciante la realizzazione dell’impossibilità di inserirsi nella società senza un’identità riconosciuta. Non può sposare la donna di cui si innamora né può sporgere denuncia di un furto subito. È costretto, dopo una serie di eventi, a simulare il suo suicidio nel Tevere e a sparire. Tornato nella sua terra d’origine, però, si ritrova come morto: non può fare altro che osservare la vita degli altri, tra cui sua moglie che ora, da vedova, ha sposato un altro uomo.

Pirandello si sofferma sull’analisi delle convenzioni, e nella sua opera ritiene che senza una maschera sociale non può esistere un’identità autonoma. Al di fuori della gabbia della società non c’è vita: ci si riduce a spettatori delle vicende altrui, come Il fu Mattia Pascal si ritrova dopo aver finto la sua morte. Se le nostre anime, scrive l’autore, hanno un loro particolar modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, al contrario le nostre persone sono impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali.

Il rapper Anastasio invece, analizzando la nuova società e il nuovo stile di vita dei giovani, afferma che l’unico prerequisito per un futuro migliore sia dimenticare il passato. È questa una realtà estendibile a tutti? È possibile, indipendentemente dal quadro sociale e dal contesto culturale in cui si nasce, progettare e realizzare il futuro che si desidera?

Chiara Maria Abate

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