La fine di una relazione ci spinge ad essere migliori? E quando invece parliamo di philofobia?

La fine di una relazione ci spinge a migliorarci e a non ripetere più gli stessi errori? Un recente studio può fornirci la risposta a questa domanda.

 

Fine di una relazione
Non importa quanto sia durata una relazione, la sua fine sarà sempre motivo di sofferenza per le persone coinvolte.

 

Quando si inizia una nuova relazione, si hanno in mente tanti buoni propositi. ‘Non farò più questo‘, ‘non mi comporterò più in questo modo‘, ma nonostante la buona volontà si finisce sempre per comportarsi allo stesso modo e per commettere gli stessi errori.

 

Lo studio

La fine di una relazione è un evento che segna. Ci si sente smarriti, soli e tristi, come se non possa esserci più nessuno dopo. Nessuno con cui trovare la stessa complicità, la stessa sintonia e lo stesso benessere. Fortunatamente però si riesce ad andare avanti e prima o poi si incontra un’altra persona per la quale provare nuovamente amore. Preso atto di ciò, ci si ripromette sempre di non commettere gli stessi errori, di essere diversi con il nuovo partner, di mettere in atto nuove dinamiche relazionali per avere più successo. Purtroppo questi buoni propositi sono ben distanti dalla realtà e a dimostrarlo è un recente studio condotto in merito.

Il campione che ha preso parte allo studio era composto da 554 persone ed i ricercatori hanno esaminato la vita relazionale di ciascun partecipante. In particolare, si sono concentrati su alcune informazioni riguardanti l’inizio e la fine di una prima relazione ed i primi due anni della successiva e nuova relazione. In entrambe le situazioni, i ricercatori hanno tenuto conto di sette importanti fattori relazionali: soddisfazione della relazione generale, livello di apertura della comunicazione fra i partner, soddisfazione della vita sessuale, frequenza dei rapporti sessuali, frequenza dei conflitti, fiducia nella solidità della relazione e frequenza degli apprezzamenti rivolti al partner.

I risultati hanno evidenziato come questi fattori rimangano pressocché invariati tra la prima e la seconda relazione, fatta eccezione per due fattori, la frequenza sessuale e gli apprezzamenti rivolti al proprio partner, i quali sono aumentati nella seconda relazione rispetto alla prima. Questo permette di affermare che, in linea generale, le persone tendano a riproporre le stesse dinamiche relazionali anche in una relazione nuova. Si tratta di schemi mentali impliciti e poco flessibili, per cui anche senza accorgersene, le persone tendono a riproporre gli stessi pattern relazionali.

Relazione sentimentale
La prima fase di una relazione, cosiddetta ‘luna di miele’, è caratterizzata dall’idealizzazione dell’altro, da dolcezza e da gesti romantici in abbondanza. Essa però non permette di avere una visione oggettiva, globale e soprattutto reale del proprio partner e della relazione in generale.

 

Come mai due fattori cambiano da una relazione ad un’altra?

Il fatto che la frequenza sessuale ed il numero di apprezzamenti rivolti al proprio partner aumentassero nella nuova relazione può essere spiegato considerando il normale sviluppo di una relazione. Più precisamente, le fasi che tipicamente scandiscono una relazione amorosa. La prima fase è anche nota come ‘luna di miele‘ poiché è caratterizzata da un’intensa passione, eccitazione e da un forte coinvolgimento sia fisico sia emotivo. Durante questa fase non si riescono proprio a vedere i difetti dell’altro, il quale è perfetto agli occhi dell’innamorato. È una fase scandita dall’idealizzazione dell’altro, da dolcezza e da gesti romantici in abbondanza, la quale però non permette di avere una visione oggettiva, globale e soprattutto reale del proprio partner e della relazione in generale.

Nel momento in cui questa fase volge al termine, si inizia a guardare l’altro da un punto di vista nuovo e differente, mai considerato fino ad allora. Si iniziano a notare non solo i pregi, ma anche i difetti dell’altro e le cose che possono dar fastidio, cose che prima l’amore aveva oscurato. Da questo momento in poi la relazione inizia a concretizzarsi e a diventare più seria perché ci si confronta con la realtà. La fase della ‘luna di miele‘ è una fase idilliaca destinata, prima o poi, a lasciare spazio ad una fase più reale e soprattutto più difficile da vivere. È qui che iniziano anche le vere difficoltà, i primi litigi e le prime incomprensioni. Superarli non potrà far altro che rafforzare sempre di più la relazione.

È proprio questo il momento in cui si ripresentano prepotenti i vecchi schemi relazionali, quelli che con fatica si è cercato di cambiare e di migliorare. Essi fanno parte di noi e del nostro modo di essere, hanno origini antiche e proprio per questo sono impliciti e così poco flessibili. Riproporli in una nuova relazione certamente dà continuità al nostro Sé e al nostro modo di relazionarci con l’altro, ma a volte questi schemi potrebbero risultare disfunzionali e quindi addirittura ostacolare la nuova relazione da poco intrapresa.

 

Philofobia, la paura di innamorarsi

Nel gergo comune si parla spesso di ‘paura di innamorarsi‘, ma viene continuamente sottovalutata e considerata come una scusa per non impegnarsi seriamente con qualcuno. In realtà si tratta di una vera e propria fobia, la quale genera ansia ed evitamento della situazione temuta e porta la persona a considerare la relazione amorosa come una minaccia o un pericolo. La mente umana solitamente percepisce come minaccioso qualcosa che non si conosce, qualcosa di incontrollabile, qualcosa di cui non si hanno esperienze precedenti che possano dissipare tale paura. Di conseguenza si è portati a ritenere di non avere le capacità necessarie per affrontare questa nuova situazione. Quando si ha paura di una situazione o di un evento che agli occhi degli altri non ha nulla di minaccioso, la situazione si complica perché la persona non riesce a spiegarsi perché ha paura.

 

Philofobia
La philofobia è la paura di innamorarsi e si tratta di una fobia vera e propria, quindi deve essere considerata e trattata come tale.

 

Si parla quindi di una fobia vera e propria, la quale ha anche un nome, philofobia. Essa è caratterizzata da una paura persistente, marcata ed eccessiva, riconosciuta come tale dal soggetto, nei confronti della situazione temuta, da ansia nel momento in cui il soggetto viene esposto alla situazione che lo spaventa. Infine ciò che caratterizza tutte le fobie, l’evitamento della situazione temuta. Ciò che però terrorizza maggiormente la persona philofobica è la paura di perdere il controllo, cosa che accade quando si è innamorati. Il philofobico non può accettare di perdere il controllo e di essere dominato da emozioni intense e coinvolgenti che possano oscurare il lume della ragione, per cui se ne tiene a distanza. Alla luce di tutto questo, è possibile affermare che il philofobico non ha paura dell’innamoramento in sé, quanto piuttosto della possibilità di perdere il controllo dei propri pensieri e delle proprie emozioni. Spesso inoltre le persone sono terrorizzate dall’idea di mettersi a nudo, di scoprirsi e di farsi scoprire dall’altro, di permettergli di conoscere il loro lato più vero e genuino.

 

Come superare la paura di innamorarsi?

Trattandosi di una fobia, bisogna considerarla come tale anche per quanto riguarda un eventuale trattamento. È quindi importante cercare di ridurre l’ansia che la persona prova quando si trova nella situazione temuta. Una volta fatto ciò, ci si deve occupare delle condotte di evitamento messe in atto dal soggetto, le quali hanno lo scopo di tenere lontana la persona dall’evento temuto. Si potrebbe per esempio procedere con l’esposizione, una tecnica basata sulla graduale e controllata esposizione del soggetto alla situazione temuta, affinché familiarizzi con essa e si renda conto che non c’è nulla da temere.

Ovviamente bisogna sempre indagare la motivazione celata da una fobia, in questo caso specifico dalla paura di farsi coinvolgere in una relazione sentimentale. Nel caso in cui dovessero emergere delle idee disfunzionali riguardanti l’amore e le relazioni, devono essere discusse con il soggetto, affinché comprenda di poter vivere serenamente un rapporto di coppia.

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