La critica alla società contemporanea secondo Mary Shelley e “Frankenstein”

Figlia di due filosofi, sposa e musa di un lirico pensatore: la vicenda esistenziale di Mary Wollstonecraft Godwin Shelley assume già confini leggendari. A lei dobbiamo il primo romanzo fantascientifico moderno, ”Frankenstein. O il moderno Prometeo”, composto tra il 1816 e il 1817, a soli 19 anni. In esso, vediamo una acuta analisi dei rapporti umani e sociali che stanno alla base dell’istituzione della famiglia, parlando proprio di sentimenti e legami che vincolano, fino ad annichilire i protagonisti.

Nella fantasia filmica, Mary e Percy B. Shelley

Non tragga in inganno l’elemento fantastico (la creazione del mostro, prodigioso assemblaggio di cadaveri): il romanzo di Mary Shelley è un attacco brutale e nemmeno troppo velato al conformismo dell’epoca e alla concezione sclerotizzata della società, con particolare riguardo all’istituzione della famiglia. Non è altrettanto casuale il riferimento al titano Prometeo, nella sua lotta contro Zeus e nella sua sconfitta per aver portato agli uomini il potere del fuoco. Il termine è infatti preso in prestito da Kant, che in questo modo aveva definito Benjamin Franklin, i cui studi con l’elettricità solleticavano un simile, aulico paragone.

“Una nuova specie mi avrebbe benedetto come il suo creatore e la sua sorgente”

La famiglia indica un insieme di persone legate tra di loro, a vario titolo (discendenza, adozione, affetto). L’entità molecolare alla base della realtà attuale è venuta configurandosi proprio durante gli anni di vita e produzione della Shelley, almeno in Occidente. Grazie alla Rivoluzione Industriale, infatti, la famiglia si è ristretta in estensione nelle sue componenti atomiche e imprescindibili e, nei decenni, ha stabilizzato i suoi ruoli: assolvere alle necessità, biologiche, psicologiche ed educative dei suoi membri, allenare e coltivare (con il supporto degli enti educativi preposti) il coagulo di capacità necessarie per la vita consociata, allenare capacità vantaggiose nei suoi membri per affrontare avversità e conflitti, creare, tutelare e promuovere un universo normativo, esperienziale e assiologico che possa essere tramandato nelle successive generazioni, sostenere e controllare economicamente i suoi membri. La situazione attuale complica non poco la definizione di questa istituzione sociale. Il nostro tempo così liquido, cangiante e instabile sposta sul piano occupazionale e su quello relazionale la flessibilità richiesta dallo spirito dei tempi. In contesti socio-economici poco flessibili (come quello italiano, ancora troppo ancorato a vecchi idealtipi e stilemi post-boom economico), si viene così a creare una precarietà diffusa negli affetti e nella vita sociale che porta a ridurre di molto il peso normativo e istituzionale della famiglia stessa. Questa convergenza di concausa alimenta uno scarso afflato progettuale individuale, dove è coltivato (perché preferibile) l’individualismo e viene messa da parte la ricerca dell’altro come di qualcuno con cui edificare un progetto di vita e felicità condivisa. Al pari della Shelley, anche Zizek utilizza la famiglia e la sua istituzione come strumento interpretativo. Nella sua analisi, che risente su sua stessa ammissione di categorie concettuali marxiste, al centro della vicenda è l’intreccio di famiglia (all’epoca della stesura del romanzo la scrittrice era incinta della sua terza figlia, aveva già perso la primogenita nata prematura di soli 11 giorni, e intanto badava al primo maschio William, che morirà molto presto a solo 3 anni) e di sessualità (o meglio la sua degenerazione ). Curiosamente, oggi il termine inglese, a uso colloquiale, conserva ancora questo rimando: to frankenstein indica l’azione di giustapporre in modo sbagliato elementi che non stanno bene insieme (la stessa definizione di fantasticheria che darà Coleridge) o, addirittura, uno stupro, l’atto sessuale con una persona incosciente.

Il dottor Frankenstein nella più celebre delle pellicole dedicate

“Sarò qui alla tua notte di nozze”

La famiglia, nel suo dramma (il padre, la fidanzata e la mostruosa progenie di Frankenstein sono tutte questioni irrisolte nel personaggio), è al centro della storia, materialisticamente intesa: terrore per la rivoluzione e diffidenza nei confronti della scienza. Senza il dramma famigliare, anche la forza visionaria non basterebbe a elevare questo romanzo che invece secondo Zizek è di forte impatto libidinale e inconscio. Il mostruoso esonda in questa storia e irrora tutto: come il mostro è assemblato senza grazie, ordine e armonia, anche il romanzo è sgraziato, spesso incoerente e senza unità stilistica (è pur sempre l’opera di un’adolescente!). Come il mostro è disomogeneo, così è la società industriale e il suo prodotto, la famiglia che si sta configurando come somma meccanica e forzata di individui, come il mostro è somma disorganizzata di parti separate (e morte). Il rischio è la perdita del senso della comunità (Gemeinschaft) che spalanca le porte alla ribellione, la stessa, prodromica del mostro, o del controllo oppressivo, quello del suo creatore, lo stesso esercitato dalla scomoda figura del padre. Provocando oltremodo, Zizek rileva come anche l’eterogenea lista di ipotesi interpretative dell’opera, sia varia e poco coerente, ergo mostruosa. Che il mostro incarni la società dei consumi, quella liquida, quella asessuata (dove l’idea del padre di Mary, William Godwin, di una rigenerazione della razza umana e la rinascita in una nuova specie si sposa con questa riproduzione senza coito), quella della ribellione contro la tecnica o contro la società dei padri, poco importa: si usa il simbolo prodigioso e orrorifico per seppellire il vero riferimento storico. Aiuta l’interpretazione di Levi Strauss su questo aggiornamento del mito di Prometeo: una risoluzione immaginaria di conflitti reali. Tutto per non parlare del vero termine, la società di allora come quella di oggi, che ha tradotto in termini di catastrofe e sciagura il sogno di democrazia, libertà e fraternità del villaggio globale.

La moglie di Frankenstein: anche nel sequel al centro della narrazione sono i legami familiari

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