Essere supereroi è davvero così “super”? Nietzsche e “The boys” ci rispondono con l’elogio alla normalità

Salvare il mondo, prendere sempre la decisione giusta ed avere infinite responsabilità sulle spalle: questa è la figura del “supereroe” che traspare dalla quasi totalità delle opere che riguardano i “superuomini”. Ma i supereroi sono soltanto questo? 

Un membro dei Sette, Abisso – contraltare di Acquaman – ritratto in uno della serie di poster intitolati “Never meet your heroes”. (fanpop.com)

Demolire l’alone di moralità che avvolge i supereroi non è semplice, ma la serie televisiva “The Boys” riesce a mostrare in modo eccellente la vera natura dei “superuomini”.

The Boys

Rilasciata il 26 Luglio 2019 sulla piattaforma di streaming “Prime Video”, la serie TV The Boys si classifica come una delle migliori opere cinematografiche mai realizzate. La serie prende spunto dall’omonimo fumetto, il quale racconta di un quintetto di uomini della CIA che hanno il compito di sorvegliare il comportamento dei supereroi. Una frase come questa può certamente destare stupore: perché un supereroe dovrebbe essere controllato? Dotati di poteri soprannaturali, i supereroi sono da sempre, nell’immaginario collettivo, quegli uomini e quelle donne dotati di una moralità ed un senso di giustizia fuori dal comune. Il fumetto, esattamente come la serie TV, si incarica invece di mostrare al pubblico l’altro lato della medaglia: osservare i supereroi da una prospettiva differente, mettendo in risalto, non le azioni eroiche, ma i comportamenti antieroici di cui questi superuomini e superdonne si macchiano quotidianamente. Il filo conduttore di tutta la serie TV è quello di mostrare come, nella maggior parte dei casi, l’eroismo sia solo una maschera apparente, una condizione costruita, dietro la quale si nascondono corruzione, malvagità e cattiveria.

Il vero volto degli eroi

Chi e cosa sono davvero gli eroi? All’inizio della serie questi vengono acclamati come persone elette da Dio che hanno ricevuto, sin dalla nascita, una missione. Durante lo svolgimento della serie, però, ci viene reso noto come la scelta di Dio c’entri ben poco con la loro missione: i supereroi, infatti, non sono altro che il risultato di un esperimento scientifico su bambini che vengono trattati fin dalla nascita  con un siero chiamato “siero VU”. I “Super” non sono un miracolo, ma una costruzione, un artificio creato per meri interessi economici.

Abisso e Patriota: antieroi per eccellenza

Uno dei primi “super” che ci vengono presentanti è Abisso: la sua zona di competenza è l’acqua e dalla serie comprendiamo che è in grado di parlare con i pesci, riuscendo persino a respirare sott’acqua. Capacità sicuramente fuori dal comune per un uomo che è l’esempio calzante di come la fama sia una lama a doppio taglio per la psiche umana. Fin dalle prime battute comprendiamo che quest’uomo è ben lontano dall’ideale sfolgorante di eroe: fragile ed insicuro, il suo nome rappresenta certamente il vuoto interiore che costantemente prova. Questa insicurezza è dimostrata dal fatto che in una scena della serie lo vediamo rivolgersi ad un analista, per cercare di risolvere i suoi problemi da uomo. Il secondo “eroe” che è necessario analizzare è Patriota. Il migliore tra tutti i supereroi, invincibile e possente, dovrebbe incarnare tutti i valori che sono racchiusi dentro la parola “eroe”, ma durante lo svolgimento della serie viene alla luce il vero carattere del “migliore” che si rivela essere il “peggiore”. Malvagio, egoista, egocentrico e senza scrupoli, Patriota rappresenta in toto la perdita dei valori dell’eroismo, trasformandosi in un anti-eroe che viene acclamato per ciò che non è. Sempre più spesso, dunque, ciò che ai nostri occhi appare fantastico non è altro che una costruzione fittizia creata per farci provare un apparente senso di benessere e protezione.

Elogio della normalità

Riuscire a volare, essere superforti e possedere abilità fisiche ampliate fino all’inverosimile sono solo alcune delle caratteristiche “super” che abbiamo tutti desiderato di acquisire almeno una volta nella vita. Il supereroe sembrerebbe rappresentare in toto l’idea del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche del superuomo. Un “dio” in terra, capace di compiere azioni che noi uomini normali possiamo solo sognare. Ma essere “super” è davvero così “super”? La serie televisiva sopracitata ed i personaggi che questa mette in scena sono l’esempio più calzante per comprendere come la normalità sia già “super”. Poter vivere una vita tranquilla, priva della paura che qualcuno in possesso di abilità straordinarie decida di combatterci è un grande dono. Supereroi non si nasce, supereroi si diventa, affrontando la quotidianità consci del fatto che questa sia già super.

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