Si può avere paura di amare? Scopriamo la philofobia con ”Another Love” di Tom Odell

”Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire.”
Jim Morrison
Questa celebre citazione è un invito a superare la philofobia, la paura dell’amore.  Scopriamo nel dettaglio cos’è e come si manifesta.

Philofobia
Philofobia

”Il mondo è bello perché è vario” si usa dire. C’è chi non riesce a stare da solo e, chi invece, non riesce più ad amare.
Nonostante l’amore sia un sentimento umano e naturale in tutti noi, sempre più persone soffrono di philofobia. Hanno paura d’innamorarsi perché temono di soffrire.  Analizziamo allora questo problema nel dettaglio.

Lo scotto del passato

Partiamo nell’analisi della philofobia dalla canzone di Tom Odell, Another Love, un’altro amore.

Voglio portarti da qualche parte per dimostrati che mi importa
Ma fa così freddo e non saprei dove
Così ti porto dei narcisi con uno spago
Ma non fioriranno come hanno fatto l’ultima primavera.
Voglio baciarti e farti sentire bene
Ma sono così stanco di condividere le mie notti.
Voglio piangere e voglio amare
ma ho esaurito tutte le mie lacrime
Per un altro amore, un altro amore

E se qualcuno ti ferisce, voglio combattere
Ma le mie mani sono state rotte una volta di troppo
Quindi uso la mia voce, sarò fottutamente rude
Le parole vincono sempre ma so che perderò
Canterò una canzone che sarà solo nostra
Ma le ho cantate tutte ad un altro cuore
Voglio piangere e voglio imparare ad amare
Ma ho esaurito tutte le mie lacrime
Per un altro amore, un altro amore

Tom Odell è un cantautore inglese debuttato nel 2012 con il suo primo album ”Songs from Another Love”, in cui troviamo la canzone sopra menzionata. La sua voce malinconica dà enfasi a questo testo ben più significativo rispetto alle solite canzoni d’amore.
Another Love ci parla della difficoltà di lasciarsi andare ad un nuovo amore, perché quello passato ha talmente deluso da sembrare che, più nessun gesto d’amore sarà emozionante e ne varrà la pena.

”Voglio piangere e voglio imparare ad amare, ma ho esaurito tutte le mie lacrime per un altro amore” .
Tom sta esprimendo il senso di vuoto, apatia che il dolore per la fine di un amore è in grado di farci provare. Il dissidio di chi vorrebbe riprovarci, dare affetto a qualcun’altro, ma viene bloccato dalla paura travestita da ricordi.

Questo è il caso più comune di philofobia. Dopo grosse delusioni amorose moltissime persone, per almeno un periodo medio-breve, avvertono la paura d’innamorarsi di nuovo, disinteresse verso nuove conoscenze, in quanto si crede che nessuno sarà all’altezza dell’amore perduto, ogni momento viene paragonato alla storia precedente. In realtà stanno solo attraversando una fase di lutto e paura.
Alla base delle pene amorose vi è sempre la difficoltà nel gestire il senso di rifiuto, inadeguatezza. Entriamo meglio nel dettaglio.

Si può avere paura di amare?

Il termine philofobia deriva dall’unione di due parole greche: philo ”amore” e fobia ”paura”, dunque significa letteralmente paura di amare. Le persone che soffrono di questo disturbo fobico hanno una paura esagerata e persistente di innamorarsi che può arrivare a provocare sintomi fisici, i quali possono essere innescati da situazioni specifiche.
Può essere un disturbo fobico semplice oppure può fare parte di un quadro psicologico più ampio (cioè si manifesta in soggetti che soffrono di altre fobie, disturbi d’ansia).

Le cause della philofobia possono essere molteplici: come abbiamo già detto quella più comune può essere il trauma di una precedente relazione finita. Una delusione o una storia d’amore finita male può comportare un elevato livello di sofferenza che innesca un meccanismo di difesa potente che porta a non aprirsi a nuove relazioni.
Talvolta la fine di una storia può riaprire vecchie ferite dell’infanzia, come ad esempio la separazione dei genitori.
Chi viene tradito dal partner può arrivare a perdere fiducia nei confronti degli altri, compresi gli amici. Sentirsi non all’altezza, inadeguato, umiliato.
Allo stesso modo anche chi ha vissuto in famiglie infelici, o è stato deluso dal genitore del sesso opposto, può sviluppare sfiducia nei confronti dell’amore e verso uomini/donne.
Chi è esce da una relazione tossica, in cui il partner era aggressivo e manipolatorio, è molto soggetto a sviluppare successivamente paura e avversione nei confronti dell’amore, temendo di ritrovare un’altra persona patologica.

Coloro che invece soffrono di depressione sono particolarmente vulnerabili dal punto di vista emotivo, quindi sono predisposti a sviluppare questi meccanismi di difesa, isolandosi o evitando qualsiasi legame d’amore.
La philofobia può presentarsi anche in persone con disturbi ossessivo-compulsivo, le quali, in particolare, non sono disposte a “perdere il controllo” ed a mostrare le proprie debolezze.

Ciò che infatti maggiormente può spaventare tutti noi dell’innamorarsi è la perdita di controllo. Quando ci si innamora tendiamo a concentrare la nostra vita sulla persona amata, a pensare sempre per due, condizionare le nostre scelte per lei. La nostra felicità non dipende più solo da noi stessi, diventiamo vulnerabili.

Il Triangolo dell’amore di Sternberg

Sintomatologia

Nella philofobia, sentirsi amati ed esprimere amore ad un altro, evoca sentimenti di disagio, ansia e nervosismo, che possono sfociare in veri e propri attacchi di panico.

Le persone che soffrono della paura di amare, possono vivere delle emozioni conflittuali: quando pensa alle prospettive di dare e ricevere amore, il philofobico può provare una momentanea euforia, ma, nel momento cruciale, diventa sopraffatto dal disturbo, nonostante riconosca che la reazione sia eccessiva ed irragionevole.

Di fronte alla situazione minacciosa, la philofobia può indurre il soggetto a ricorrere a strategie di evitamento rispetto a situazioni o luoghi in cui si trovano, di solito, delle coppie oppure decidere di allontanarsi e troncare una conoscenza quando l’altra persona pare davvero interessata a costruire qualcosa di serio.
Il soggetto potrebbe avvertire una serie di segni fisiologici-somatici, quali: tachicardia, affanno, vertigini, nausea, sudorazione eccessiva, tremori, pianto, nel momento in cui interagisce con l’altra persona oppure quando è da solo, prima o dopo un appuntamento.

Questi sintomi fisici segnalano il verificarsi di una risposta anormale a livello emotivo: il corpo sta rispondendo allo stimolo fobico con un’espressione estrema della reazione fisiologica di “lotta o fuga”. In altre parole, la mente sta elaborando il pensiero che innamorarsi pone una minaccia rispetto ad un potenziale pericolo, quindi prepara automaticamente il corpo a combattere per la sopravvivenza. Quest’eccessiva risposta emotiva è uno dei segni più chiari che una persona è in preda ad una fobia, in questo caso la paura dell’amore.

La philofobia può essere un disturbo altamente invalidante, in quanto può influenzare molteplici attività e contesti. Alcune persone hanno talmente paura di innamorarsi che non riescono a costruire un rapporto di fiducia con nessuno; le loro relazioni sono, di solito, molto superficiali.

Coloro che sperimentano la philofobia tendono a vivere le loro vite in solitudine e possono sperimentare una profonda angoscia. Altra possibile conseguenza di questa fobia è l’anoressia sentimentale, intesa come la mancanza di desiderio, incluso quello sessuale.

Vi è una differenza profonda tra donne e uomini solitamente nel modo di affrontare la philofobia.
Solitamente le donne che hanno paura di amare non sono nemmeno consapevoli di avere questo problema, in quanto al contrario sembrano passare l’intera vita dietro alle relazioni, tutte quante però impossibili, con uomini sbagliati per loro. La scelta persistente di situazioni complicate, con uomini non amorevoli, non disposti a costruire una relazione sana e stabile non è frutto del caso ma dell’inconscio. La paura di amare davvero spinge alcune donne a rimanere in situazioni in cui partenza sanno che non si trasformeranno in vero amore, talvolta anche perché pensano di non meritarlo davvero.

Gli uomini invece già per natura hanno un’istinto più libero, che li porta meno volentieri a legarsi ed impegnarsi in quanto sentono meno l’esigenza di una relazione, e più difficilmente sprecano tempo con donne impossibili e non disponibili nei loro confronti. Il philofobico, è spesso il classico che vuole sempre relazioni senza impegno, di solo sesso. Colui che fugge appena si accorge che la donna si sta legando ed innamorando davvero.

Al mondo d’oggi la philofobia è molto diffusa in quanto la società pone meno pressione, specialmente nelle persone  giovani, sull’importanza di fare una famiglia il prima possibile. Rimanere single fino a più di trenta anni non è più visto come qualcosa di anomalo, così che molti che scambiamo per persone libertine ed indipendenti, nascondono in realtà un profondo disagio e traumi regressi non ancora superati, magari che hanno a che fare con le loro prime relazioni in adolescenza.

Eccetto casi di disturbi di personalità importanti, come quello: borderline, narcisistico, istrionico, che affettano profondamente il modo di vivere le relazioni a causa di difetti dell’Io , superare la philofobia è più semplice di quanto possa sembrare. Come ogni fobia, evitare l’istinto di fuga ed affrontare la paura è sicuramente un buon rimedio. Nei casi più gravi un percorso terapeutico può aiutare moltissimo.

”L’amore è un bellissimo fiore, ma bisogna avere il coraggio di coglierlo sull’orlo di un precipizio”
Stendhal

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: