Elogio alla nostalgia del presente: Odisseo, Jorge Luis Borges e l’inesorabilità del momento

La nostalgia del presente esiste ed è un’ossimorica realtà. L’iter di Odisseo e la poesia di Jorge Luis Borges ci mostrano le contraddizioni di un, per così dire, sentimento preventivo.

nostalgia

Si può nutrire un sentimento di nostalgia per il presente? La nostalgia si addice a quel che è stato, riguarda il passato. La nostalgia del presente appare quasi come uno scippo di vitalità alla pienezza del tempo in atto, come un eccesso vitale o una schizofrenia mentale, il contrario del carpe diem. È il sentore di un non vivere abbastanza il presente, di non trattenere alcuna traccia di quel che sta accadendo, come se finisse prima che se ne prenda pieno possesso. E dunque indica il timore e il dolore di veder sfiorire le situazioni presenti. La stessa poesia nasce da un sentimento di nostalgia preventiva: mentre vivi un’esperienza, un incontro, una presenza, prefiguri il suo svanire, avverti il presagio della sua assenza. E da quel sentimento di perdita ha origine l’atto poetico, come tentativo estremo di eternizzare o tesaurizzare quel momento, quel luogo, quell’incontro e di farlo vivere in un altrove, oltre il tempo e lo spazio. La poesia è la dimora della nostalgia, intima e cosmica, sorge sull’amore perduto o caduco, sul presagio doloroso di una mancanza, passata, presente o ventura. La nostalgia è il sentimento originario che ha mosso l’arte, il pensiero e la grande letteratura di ogni tempo: si pensi all’Odissea, il poema della nostalgia per eccellenza. La follia odierna pretende però di abolirla e di negare il passato, a favore del culto di un progressismo sconsiderato. Sarebbe bene puntualizzare che la nostalgia accoglie (paradossalmente, per alcuni) il principio di realtà: la condizione, l’atmosfera è passata, è trascorsa da storia a mito, è cristallizzata. La separazione dal presente rende sacro il passato nostalgico. Il fascino della nostalgia è proprio questo: evoca un evento o uno stato irripetibile e irrevocabile. Non puoi rifarlo né puoi cancellarlo, come i classici, le grandi imprese, gli amori perduti. La nostalgia è l’emulatio di un passato, prossimo o remoto, che abbraccia la consapevolezza che esso sia e rimarrà tale. E’ così che scaturisce l’arte, dall’amore per le origini e dall’entusiasmo dell’approdo, per una lontananza che sentiamo vicina e per un’assenza che sentiamo presente.

La parabola di Odisseo: desideriamo ciò che non possediamo

L’etimologia greca ci rivela che la parola nostalgia significa letteralmente dolore del ritorno (da nóstos, ritorno, e álgos, dolore). Più propriamente, nella nostra comune accezione, questo sentimento indica la sofferenza che deriva dalla lontananza, generalmente da un luogo ove si è stati e molto spesso, come nel caso di Odisseo, dal luogo identificato come casa. Nell’Odissea è evidente che al motivo della nostalgia si intreccia quello del viaggio: l’eroe omerico intraprende un lunghissimo cammino che lo impegnerà per tutto il poema con l’obiettivo di raggiungere Itaca, la patria tanto agognata, dove la moglie Penelope lo attende. Odisseo però impiega anni e anni per rivedere la sua famiglia, a causa delle continue sventure e prove a cui viene sottoposto dagli dei ostili. In questi termini, è significativo il lungo soggiorno alla corte della ninfa Calipso: la bella Nereide, innamoratasi del greco, gli impone il suo affetto e lo vizia presso le sue stanze, decisa a non farlo ripartire. La nostalgia di casa, tuttavia, si fa sempre più presente e palpabile, tant’è che l’eroe comincia a pensare assiduamente alla sua terra natia. Solamente dopo sette anni gli dei impongono dall’alto il proprio volere, convincendo Calipso a lasciar libero l’uomo. Finalmente Odisseo torna a casa, sconfigge la schiera dei Proci e riabbraccia Penelope e il figlio Telemaco.

nostalgia
Odisseo

Ma ciò a cui pensava l’Odisseo nostalgico mentre contemplava il mare dalla costa di Ogigia era un ricordo lontano e, al contempo, un futuro inafferrabile. E’ assodato che ciò da cui attinge la nostalgia sia soprattutto il ricordo, ma affinché essa susciti una sorta di piacere melanconico, deve rimanere relegata nella dimensione mnemonica. Infatti, quando Odisseo torna alle sponde di Itaca, non la riconosce, proprio come gli abitanti della città non riconoscono più l’aspetto del loro re. Quando la nostalgia si realizza, il sogno nostalgico va in pezzi e la mente cerca altrove l’oggetto del suo desiderio. Sebbene scaturisca da esso, la nostalgia non va correlata necessariamente a un ricordo, non per forza al passato, né tanto meno ad un luogo visitato. È un irrequieto tormento, un capriccio avvolto dalla bramosia di qualcosa, come nel caso dello stesso Odisseo. Nostalgia è desiderio, ma non sempre del passato. In realtà, non era di tornare in patria la volontà che opprimeva l’eroe, bensì quella di raggiungere un luogo che ormai non sentiva più come casa, ma come un posto nuovamente da scoprire, dopo una vita intera di peregrinazioni. Odisseo è un viaggiatore insaziabile, parabola dell’essere umano che aspira a estinguere la sua sete di conoscenza, a costo di spingersi oltre le Colonne d’Ercole, simbolo dei limiti dello scibile umano, senza sapere cosa trovare, e lì morirci. La sua è sete di indefinito, un anelito verso qualcosa di sfuggente, qualcosa di ancora non scoperto, qualcosa che l’uomo non vede, ma di cui avverte sempre la presenza, sete sempre accompagnata da un intimo struggimento. Certamente la nostalgia può scaturire a seguito di un viaggio e quindi scatenare il ricordo e il desiderio di ritornare a sensazioni familiari, ma altresì può generarsi dalla staticità, dal desiderio dell’altrove, dell’indefinito, del futuro, e perciò scatenare il viaggio stesso. L’uomo nostalgico vuole sempre di più, non si cura di cosa ci sia alla fine del cammino, seppur ci sia una fine. La nostalgia alla base del desiderio di tornare o partire e cercare, deriva quindi dall’ignoranza e non dal ricordo. Del resto, la nostalgia di Odisseo affonda le radici nella sua ignoranza, nel non sapere cosa accade in patria, nel non conoscerla più, nel non conoscere (e non riconoscere) più la sua famiglia e la sua casa, ma soprattutto nel non conoscere in accezione più ampia, tanto da andare a cercare oltre l’umanamente conoscibile, consapevole di andare incontro ad una morte certa, pur di fare del mondo intero la propria casa.

Nostalgia del presente, Jorge Luis Borges

Jorge Luis Borges nasce a Buenos Aires il 24 agosto del 1899. Scrittore, poeta, saggista, traduttore, filosofo e accademico argentino, fu un grande frequentatore del tema della nostalgia, a cui dedicò anche una poesia, oggi celebre, Nostalgia del presente:

En aquel preciso momento el hombre se dijo:

Qué no daría yo por la dicha

de estar a tu lado en Islandia

bajo el gran día inmóvil

y de compartir el ahora

como se comparte la música

o el sabor de la fruta.

En aquel preciso momento

el hombre estaba junto a ella en Islandia.

(In quel preciso momento l’uomo si disse:

che cosa non darei per la gioia

di stare al tuo fianco in Islanda

sotto il gran giorno immobile

e condividere l’adesso

come si condivide la musica

o il sapore di un frutto.

In quel preciso momento

l’uomo stava accanto a lei in Islanda.)

La nostalgia si manifesta come affanno di non essere in grado di impossessarsi del presente in tutte le sue sfumature, di non riuscire a condividere l’adesso, come ansia di non essere in grado di viverlo in tutte le sue sfaccettature, come inquietudine di non riuscire a coglierne tutte le opportunità. È stress di non riuscire a leggere tutti i libri che vale la pena leggere, di non conoscere tutte le persone che vale la pena conoscere, vivere tutte le esperienze che vale la pena vivere. È nostalgia, non del tempo che fu, ma del tempo presente, soggetto e oggetto di malinconia, è tempo che passa inesorabilmente e scorre tra le dita come sabbia non trattenuta. È un sentimento preventivo di rimpianto per il dolore che si proverà per non aver vissuto abbastanza ardentemente una relazione, per non essere stati in grado di imprigionare quei momenti di impetuosa emozione. Gli uomini, in quanto tali, non sono in grado di risolvere il paradosso nostalgico di cui sono vittime, anzi, la melanconia assurge al sentimento di nostalgia allo stato puro, ovvero al sentimento scaturito da smanie primordiali, semplici, elementari, come quelle di cui parla Borges: il desiderio acuto di tornare a vivere in un luogo che è stato di soggiorno abituale e che ora è lontano, lo stato d’animo melanconico, causato dal desiderio di una persona lontana o non più in vita o di qualcosa che non si possiede più, dal rimpianto di condizioni ormai passate, nostalgia degli amici, dell’affetto materno, della giovinezza lontana, dei tempi passati. Antidoto alla nostalgia è la consapevolezza delle cose che ritornano, seppur in una facciata differente, che danno il senso, non della perdita stessa, ma di quell’eterna ciclicità di cui tutti facciamo parte e a cui tutti tendiamo: è nostalgia dell’eterno ritorno, ansia che si realizzi e incertezza che ci investa.

nostalgia
Jorge Luis Borges

Valeria Parisi

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