“I cani vestono Prada”: l’eclissi dello stato di natura di Rousseau e l’umano in “Lilli e il vagabondo”

Da anni, ormai, ha preso piede la curiosa tendenza di umanizzare i nostri fedeli amici a quattro zampe, vestendoli con abiti ad hoc che rispecchiano in tutto e per tutto i gusti dei padroni.

Il tramonto di Lessie

iIn Italia, e soprattutto all’estero, spopolano le boutique per cani, nelle quali si scorge ogni genere di accessorio: dai completini intimi alle magliette, dai cappottini agli impermeabili, dai gioielli agli occhiali da sole. Sembra che l’immagine di Lessie sia ormai tramontata per lasciare posto al fashion victim dog. Basti pensare che ogni anno a New York si assiste al New York Pet fashion show, avente lo scopo di rappresentare il lusso e lo sfarzo di cani e rispettivi padroni, vestiti nei modi più eccentrici: l’edizione del 2017, ad esempio, è stata vinta da un gruppo di Yorkies a bordo di una Cabriolet rosa. Il trionfo del barocco d’oltreoceano.

Facendo un giro in rete, si scorge una varietà di siti dedicati alla moda a quattro zampe: uno di questi è Vanity pets, portale dedicato al mondo animale, con particolare attenzione alle tendenze del momento; troviamo, poi, Bautique, sito dedicato all’acquisto online di abiti e accessori per cani, con varie sezioni per creare l’outfit perfetto in ogni situazione. Quanto ai prezzi, questi ultimi dipendono da ciò che vogliamo acquistare: un papillon si aggira intorno ai 30 euro; per un vestito non griffato si può arrivare a spendere anche 100 euro. Non c’è da stupirsi, considerando che molti personaggi dello Star system sono noti per aver compiuto follie nei confronti dei loro fedeli compagni. Tra i tanti spicca Donatella Versace, che ha trasformato la sua cagnolina Audrey in una vera e propria influencer.

Si sta assistendo sempre più ad un’ processo di antropomorfizzazione animale, talvolta criticata, talaltra apprezzata. Sebbene vi siano, in alcuni casi, animali che necessitano di una protezione, come quelli dal pelo raso, quelli anziani o debilitati, è  davvero necessaria tutta questa esasperazione? Potremmo supporre che la colpa sia da attribuire ad una conseguenza negativa dell’incessante progresso?

https://bautique.com/it/

https://www.vanitypets.it/

https://www.newyorkpetfashionshow.com/  

Jean Jacques Rousseau: l’addomesticamento rende deboli

Se fosse ancora in vita il filosofo Jean Jacques Rousseau, di certo avallerebbe l’interrogativo appena posto. Ciò è evidente nel ” Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini“, pubblicato nel 1755, nel quale il filosofo ginevrino opera una serrata critica nei confronti del progresso che, a discapito di quanto si possa pensare, non ha apportato alcun beneficio all’umanità, piuttosto peggiorandola. Secondo Rousseau, infatti, a costituire l’individuo originariamente selvaggio, calato all’interno dello stato di natura, erano la forza, il coraggio e il vigore. Una vita, la sua, vissuta dall’alba al tramonto, volta semplicemente alla soddisfazione dei bisogni primari, in totale armonia con la natura. Tuttavia, nel passaggio all’opprimente società civile, egli ha iniziato pian piano ad indebolirsi, a causa di tutti gli agi a sua disposizione, perdendo le sue proprie caratteristiche. Un analogo discorso si può fare per gli animali. Scrive Rousseau:

La natura tratta gli animali abbandonati alle sue cure con una predilezione che sembra indicare quanto essa sia gelosa di questo diritto. Il cavallo, il gatto, il toro, e persino l’asino, hanno di solito una statura più alta, una costituzione più robusta, più vigore, più forza e più coraggio quando sono nelle foreste che quando sono nelle nostre case: diventando domestici perdono la metà di quei vantaggi, e si direbbe che tutte le nostre preoccupazioni di trattare bene e nutrire bene quegli animali non facciano altro che imbastardirli. E lo stesso succede anche all’uomo: diventando socievole e schiavo diventa debole, timoroso, strisciante, e il suo modo di vivere molle ed effeminato finisce per snervare insieme la sua forza e il suo coraggio.

Addomesticare gli animali, infondendogli tratti umani, non può che inevitabilmente inficiare i propri tratti originari, snaturandoli e portandoli ad una non tanto inconscia sofferenza.

Lilli e il vagabondo: tra finzione e realtà

Al chiaro di luna, Lilli e Biagio assaporano un piatto di spaghetti con polpette, sulle note di una dolce melodia. Un’atmosfera romantica che porta, poco dopo, ad un bacio distratto. Questa memorabile scena che sembra l’epilogo di una pellicola romantica, appartiene, in realtà, a “Lilli e il vagabondo“, film di animazione diventato un classico per tutte le età.  È interessante notare come esso rispecchi appieno il processo di antropomorfizzazione descritto fino ad ora. A guardarlo con gli occhi di oggi, in una società in cui esistono cani influencer che vestono Valentino, sembra molto più reale di quanto si creda: l’immaginazione cinematografica, nata per sublimare i sogni di grandi e piccini, si sta confondendo sempre più con la realtà. Fatta eccezione per la parola, dono di cui gli animali sono privi, l’apparenza ha la meglio su quell’umanità interiore dell’animale che dovrebbe, invece prevalere. Sarebbe, dunque, auspicabile un ritorno allo stato di natura.

                                                                                                                                                                                Tomasi Lorenza

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