La mappa mentale dell’esistenza: tra l’Educational complex di Mike Kelley e la genealogia di Nietzsche

Nietzsche e Mike Kelley ci portano alla riscoperta del passato individuale come di un labirinto oscuro, la cui unica verità sta nell’ammetterne la frammentazione interna.

Nel 1995 viene per la prima volta esposto all’Hammer Museum di Los Angeles l’Educational Complex di Mike Kelley, una delle più rilevanti personalità nell’arte contemporanea. L’opera consiste in un plastico bianco composto degli edifici in cui l’artista si è formato nel corso della sua infanzia e adolescenza, ricostruiti interamente a memoria. Per questo nell’Educational complex troviamo molte parti vuote: nella mappa mentale dell’esistenza ci sono mancanze, vuoti di memoria e momenti di crisi. Il percorso della vita di ciascuno, ci dice Kelley, non è lineare ma anzi è disseminato di dolore e discontinuità. L’artista ci propone così una forma di esplorazione che è la stessa del romanzo di formazione, di ”come si diventa ciò che si è”, avrebbe detto Nietzsche. Perchè tanto per Mike Kelley quanto per il filosofo tedesco il modo più onesto di ricordare il proprio passato è riconoscerne l’assoluta frammentarietà.

L’Educational complex di Mike Kelley

Morto suicida nel 2012, Mike Kelley porta al centro delle sue opere soprattutto temi come la memoria e l’identità. L’oggetto che ricorre più di tutti nelle sue composizioni è l’orsacchiotto logorato dall’uso, simbolo di un’esistenza consumistica e di memorie personali ed infantili che lasciano allo spettatore amarezza e nostalgia. Questi i sentimenti che più stanno a cuore all’artista californiano; gli stessi che ritroviamo in Educational complex, la sua opera più nota. Il titolo Educational complex può essere tradotto molto semplicemente come complesso di edifici atti all’educazione, ma anche come complesso nel senso di un retaggio che pesa sull’individuo. È un plastico bianco fatto degli edifici ricostruiti interamente a memoria in cui l’artista si è formato dall’infanzia alla maturità, uniti in un’unica grande costruzione. Il complesso però conta numerose parti vuote, quelle che Kelley ha dimenticato, quelle in cui non riesce a ricordare bene cosa fosse; ci sono frammenti di architettura che non finiscono, parti che rimangono sospese nel nulla. Sono ricordi colmi di mancanze, vuoti di memoria nella mappa mentale della sua esistenza. Nel caso specifico dell’artista i vuoti sono ricollegabili a traumi, crisi e momenti di shock e violenza. Il percorso della vita, ci sta dicendo Kelley, non è lineare ma anzi è disseminato di dolori e di momenti di crisi, di oscurità e di traumi. Nel filo biografico non leggiamo cioè una narrazione lineare: l’iniziazione all’arte e alla vita è fatta di rotture e momenti di discontinuità, ed è impossibile dissipare l’oscurità che lì rimane. Nel dircelo però Kelley utilizza uno strumento freddo, adopera materiali che sembrano offerti da un vicenda priva di interesse. A partire dall’intimità dei suoi ricordi l’artista ci fa capire che tutto ciò che ci accade non è un binario o una linea retta, ma un luogo oscuro nel quale spesso è difficile orientarsi.

Nietzsche tra dolore e memoria

Il tema della memoria e della non-linearità dell’esperienza sono temi ampiamente trattati da Nietzsche nella seconda dissertazione della Genealogia della morale. Nel terzo aforisma sostiene che la memoria intesa come temporalità dell’individuo si formi proprio attraverso il dolore: è il dolore a far sì che sorga una memoria, a formare un processo di ricordi, perché è ciò che più di tutto lascia un segno. Al contrario nell’Educational complex di Kelley i luoghi del dolore creavano un vuoto ed una lacuna altrettanto dolorosi; e invece che produrre memoria come in Nietzsche la negavano, la oscuravano. Nell’aforisma XII il filosofo tedesco aggiunge che una ricostruzione storica non può mai essere lineare: la storia reale può essere solo una genealogia, che è una storia critica adeguata per le istituzioni – di qui il titolo dell’opera. Svolgere una genealogia e cioè leggere una storia in termini critici ammettendone l’intrinseca non-linearità è l’unico modo di riportare una visione onesta di un percorso o di una storia. C’è anzi una discontinuità effettiva in ogni storia; l’unica costante è data solo da ciò di cui si fa la storia, che quando è continua è in realtà ingenua, non veritiera. Nietzsche distingue a tal proposito tra un elemento durevole e uno fluido (das Dauerhafte und das Flüssige) presenti in ogni genealogia. Il primo rappresenta la parte costante, l’unico punto di continuità della storia e cioè l’oggetto della stessa; l’elemento fluido è invece tutto il resto, il senso e tutto ciò che con esso cambia continuamente nel tempo.

La frammentarietà dell’esistenza e l’oscurità del dolore

Sia Nietzsche che Kelley sembrano perciò d’accordo sull’intrinseca frammentarietà dell’esistenza, una cui riproduzione onesta è possibile solo se si aderisce alla sua mancanza di linearità. Ciò su cui invece divergono è il ruolo svolto dalla sofferenza in questa stessa storia, che per Kelley è origine di vuoti e perdite di memoria ugualmente dolorosi, laddove invece per Nietzsche è proprio il dolore ciò che porta l’uomo a ricordare. Hume sarebbe forse d’accordo con Nietzsche: nel Trattato sulla natura umana sostiene che quanto più forte è stata l’emozione (nel testo humeano ”impressione”) che abbiamo provato in un dato momento, tanto più grande sarà la forza del ricordo. Considerando la potenza con cui ci si può imporre un dolore, la memoria di esso deve essere altrettanto vivida. Se però vogliamo rileggere la questione in termini psicoanalitici, già Freud riconosceva che molto spesso alcuni traumi sono tanto profondi da venire automaticamente rimossi. Le due posizioni, quella nietzschiana e quella di Kelley, sembrano poter valere entrambe e con buone argomentazioni, a seconda dei punti di vista. Quel che è certo è che nella visione di entrambi ogni storia e ogni storia individuale sono inevitabilmente frammentate, e per una loro onesta ricostruzione non si può che aderire a questa stessa discontinuità.

 

                                                                                                             Noemi Eva Maria Filoni

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.