Francesco: Papa gesuita raccontato da Pascal e Moretti tra morale e psicologia

Il Papa, uomo e Santo che non sa sfuggire dalla morale gesuita, accumula sempre più fedeli.

Storia di un’elezione

Papa Francesco è eletto il 13 Marzo del 2013; da allora ha incontrato praticamente tutti i Capi di Stato e di governo che si sono succeduti, non facendo mai mancare la propria opinione su provvedimenti, leggi di Stato (soprattutto l’Italia), o appoggi da dare a una fazione piuttosto che a un’altra. L’ultima in ordine di tempo è la presa di posizione sul Venezuela, con l’auto-candidatura di mediare le parti nemiche di Guaidò e Maduro. Cosa già vista nel passato, quando Papa Giovanni XXIII riuscì a mediare tra gli Usa di Kennedy e l’URSS evitando la guerra nucleare sulla questione Cuba. Cosa cambia però? Cambia la storia dei due, la dottrina con la quale essi hanno affrontato i problemi della Chiesa e del mondo. Uno fu l’artefice del Concilio Vaticano secondo, la modernizzazione della Chiesa attraverso una chiara e forte appartenenza alla religiosità; l’altro, il primo Pontefice sudamericano, esegue mensilmente delle riunioni aperte al pubblico discutendo di pedofilia, Banca Vaticana e dei “problemi” che attraversa la Chiesa nel XXI secolo.

Il successo del moralismo gesuita

Facendo leva sulla condizione in cui il mondo purtroppo versa, Francesco è riuscito a riscuotere un grande successo sia tra i fedeli, che si dichiaravano tali anche sotto Benedetto XVI e sia su coloro che alla Chiesa romana avevano voltato le spalle. Le modalità di riuscita furono già spiegate e chiarite da Blaise Pascal nel 1656 che, sotto il falso nome di Louis de Montalte, scrisse le Lettere a un provinciale, più famose come Provinciali, in cui il filosofo e matematico francese vicino ai giansenisti di Port-Royal criticò aspramente il casuismo e la bassezza morale dei “reverendissimi” padri gesuiti. La sesta lettera, del 10 Aprile del 1656, cui ora si accennerà, descrive ottimamente il successo di Bergoglio: “gli uomini oggi sono tanto corrotti, che, non potendoli fare venire a noi, bisogna che siamo noi ad andare loro incontro; altrimenti essi ci abbandonerebbero; peggio ancora, si lascerebbero andare completamente. […] Abbiamo dunque massime per persone di ogni tipo, per i beneficiari, per i preti, per i religiosi, per i nobili, per i domestici, per i ricchi, per coloro che sono in commercio, per coloro i cui affari vanno male, per quelli che sono nell’indigenza, per le donne devote e per quelle che non lo sono, per le persone sposate e per quelle che conducono una vita dissipata. Insomma, nulla sfugge alla nostra previdenza”, e nemmeno a quella della Chiesa 2.0 che invita all’eucarestia i divorziati, che corre incontro non facendo nulla sulla pedofilia, rimanendo comunque una voce e non confrontandosi mai.

Santo, ma comunque uomo?

Nel 2011 il film Habemus Papam divise l’opinione pubblica e anche il Vaticano riscuotendo però un gran successo nella critica cinematografica con premi soprattutto per il regista, Nanni Moretti. Con minuzia, Moretti racconta il momento dell’elezione: il Conclave; quegli uomini che attraverso la conta di nomi e interessi si trovano a scegliere un outsider, un po’ come Bergoglio, che però al momento di andare sul balcone, si trova in crisi, sente la pressione e fugge, riscoprendo la sua inclinazione per il teatro. Il discorso di Bergoglio fu ben diverso, con quel suo “Buonasera !” i giornali scrissero per giorni e tutta l’attenzione pubblica era ai suoi piedi. Sfruttando la benevolenza mediatica nei suoi confronti è ormai diventato il leader dell’opposizione a Matteo Salvini e Donald Trump, che nei suoi riguardi non hanno mai avuto parole d’elogio. Le debolezze del Papa di Moretti sembrano non appartenere al gesuita, che tra una messa, un’assemblea e qualche intervento qua e là è sempre sulla cresta dell’onda, diventando una vera e propria macchina mediatica con la funzione di convertire, riprendere e raccogliere i fedeli: prima missione dei gesuiti.

Il Papa di Moretti una volta riportato in Vaticano ammette davanti a tutti, sul balcone, di non avere la forza per guidare la Chiesa. Il film, come già detto è del 2011, prima delle dimissioni di Ratzinger e quindi prima della venuta del Papa argentino, ma espone le debolezze dell’uomo-papa dimostrate dal predecessore di Francesco e che esso invece rifugge, mostrandosi sempre pronto a dire qualcosa, a dare sicurezze a creare false speranze in un mondo che così come nel XVII secolo è corrotto e senza pace.

Francesco Azzara

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