Ecco cosa accomuna una coppia di anziani e Salvatore Toma: il suicidio e la romanticheria tragica

Il suicidio di una coppia di anziani e quello del poeta salentino Toma sono legati da qualcosa che non si ferma alla “semplice” morte.

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Due corpi senza vita sono stati ritrovati la mattina del giorno 29 Agosto 2019, in un hotel situato nella periferia di Carpi. Sul posto sono subito intervenuti i Carabinieri, insieme alla Scientifica, che pare abbia escluso l’ ipotesi del delitto e avanzata quella del suicidio.

Un atto romantico e tragico allo stesso tempo

Il primo pensiero, durante il ritrovamento, è andato a una coppia scomparsa a Piacenza negli scorsi giorni, ma quest’idea è stata subito accantonata per via dell’età dei due coniugi. A ritrovare i cadaveri è stata la donna delle pulizie, la quale ha avvisato subito il direttore, non riuscendo ad aprire la porta. L’uomo e la donna, aventi rispettivamente le età di 74 e 67 anni, avevano preso una camera all’hotel Gabarda con la scusa di una ristrutturazione della loro abitazione. Il loro ultimo gesto è stato giustificato dagli inquirenti per via delle condizioni gravi di salute in cui versavano. La causa del decesso è il sovradosaggio di alcuni farmaci, probabilmente insulina e sonniferi. Una scena dallo sfondo incerto, a metà fra il macabro e il romantico.

Poco lontano dalla scena del crimine

Un episodio di suicidio discusso in letteratura

Contrapposto a questo quadro ormai chiaro, la mente di un conoscitore della letteratura più vicina a noi richiamerebbe magari alla mente, fra i tanti suicidi, quello di un certo Salvatore Toma. Un’ombra di mistero avvolge la sua morte, avvenuta in circostanze poco certe. Secondo alcuni si sarebbe lasciato morire per la cirrosi, altri suggeriscono l’ipotesi del suicidio, altri ancora insinuano che gli sia stata fatta una puntura fatale nell’ospedale della sua città natale, Maglie. L’idea del suicidio è sicuramente la più stimolante e accreditata, considerati i contenuti delle sue poesie e lo stile di vita sregolato e trascurato. Alcuni critici sostengono che il poeta salentino mai si sarebbe suicidato, che era soltanto una finzione lirica, un po’ come all’interno dello “Zibaldone” di Leopardi. Gli scritti del poeta si impregnano di un alone molto malinconico, che farebbe venire a chiunque il dubbio sul proseguo della propria esistenza.

 

 

Ma la poesia di Toma non è una poesia che contempla semplicemente una inevitabile morte, è una poesia che stupisce e che si stupisce, dà spazio ancora all’amore e alla bellezza. Il tono è sempre maledetto, sappiamo benissimo che non ci troveremo mai di fronte a uno scenario idilliaco, ma talvolta la morte sembra farsi da parte, come in questa poesia:

“Non ti credo
ma c’è chi giura che esisti,
forse non ti so cercare
o rassegnarmi a cadere
e tu giochi a nasconderti
non ti fai trovare,
sembriamo
due strani innamorati
ma io ti sento
qui alle mie spalle,
a volte mi sento toccare.”

E allora ecco che emerge uno strano romanticismo. Vago, impalpabile eppure presente, palpitante.

 

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Raccolta di poesie di Salvatore Toma, pubblicata dalla casa editrice Einaudi

Legati da un non so che

A differenza dei due anziani la sua morte è avvenuta in maniera ancora più prematura, all’età di 35 anni. E ci casca il cuore al pensiero della grande eredità poetica che avrebbe potuto lasciarci, ancora più completa e ricca di quella che già possediamo. Un vero peccato. Questo non vuol dire che la produzione di cui siamo in possesso sia scarsa e limitata, anche perché anche a una seconda lettura i suoi scritti riescono a non risultare noiosi e a scombinare ugualmente il cassetto d’emozioni presente in ognuno di noi. Stranezza-romanticismo-suicidio e macabrità. In Salvatore Toma come nel caso dell’Hotel carpigiano.

Mattia Vitale

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