Il Superuovo

E’ davvero possibile parlare una lingua universale come in Arrival? Chomsky e l’universalismo linguistico

E’ davvero possibile parlare una lingua universale come in Arrival? Chomsky e l’universalismo linguistico

“Arrival” è il nome del film che analizzeremo in questo articolo, lo useremo per capire il relativismo linguistico e l’universalismo linguistico di cui tanto ci parla Chomsky.

Immagine del film Arrival.  A destra: un eptapode, alieno di fantasia del film. A sinistra: simbolo di scrittura aliena tipica di quella specie.

 

Il film racconta la storia di Louise Banks, una famosa linguista, chiamata dall’esercito a causa di dodici navicelle aliene arrivate sulla terra, il suo compito è quello di rintracciare la loro lingua, per poi comunicare con loro e capire le intenzioni che siano esse pacifiche o minacciose, nel corso della narrazione lei riesce ad instaurare un rapporto con questi esseri extraterrestri (eptapodi: per via dei sette arti di cui sono provvisti) che attraverso le loro sensazioni più sviluppate di quelle umane le permettono di avere dei flashforward, cioè le permettono di vedere il futuro, le fanno vedere che avrà una figlia con un suo collega di lavoro, ma purtroppo questa ragazzina arrivata ad un età adolescenziale verrà colpita da un tumore senza possibilità di salvarsi. Adesso, entra in gioco la linguistica; Come può la protagonista rintracciare questa lingua aliena se questi comunicano attraverso una scrittura semasiografica?    Ma come ogni lingua, anche questa è composta da fonemi e monemi, ogni parte del cerchio (che possiamo vedere nell’immagine sopra) è dotato di significato. Scopriamo se anche Louise Banks ha usato le regole base della linguistica per decodificare quel linguaggio.

Louise Banks con un eptapode

 

Come parlano gli alieni di Arrival

Questi alieni, prendono il nome di eptapodi, perchè sono dotati di sette tentacoli che vengono usati per spruzzare un liquido nero – possiamo paragonarlo all’inchiostro delle seppie- il suo uso è quello di creare dei cerchi, per comunicare qualcosa, che vengono chiamati logogrammi. Questi ultimi sono diversi dalle parole, perchè uno di questi esprime sia il significato che il significante, mentre la parola esprime solo il significato.                                            Per comprendere meglio cosa siano significato e significante, mi rifarò alla spiegazione di Saussure, il significato è ciò che il segno esprime, mentre il significante è il mezzo utilizzato per esprimere il significato, per capire ancora meglio proverò a fare un esempio. Prendiamo la parola: ORSO; il significato è l’immagine che si crea nel nostro cervello quando sentiamo questa parola; mentre il significante viene rappresentato dalle lettere O-R-S-O.                    Nel caso di Arrival infatti la linguista, per comprendere e capire il linguaggio dei logogrammi, è costretta quindi a cambiare il suo punto di vista per quando riguarda il modo di comunicare umano.                                                                Questo modo di vedere il linguaggio, ebbene sì ha un nome e cioè relativismo linguistico di cui parlerò nel prossimo paragrafo.

 

logogramma semasiografico

 

Arrival e il relativismo linguistico

I linguisti che ci parlano della teoria del relativismo linguistico, prendono in considerazione le tesi di Saphir-Whorf, dove ci viene spiegato che la lingua parlata influenza il modo di pensare dei parlanti. Ad esempio chi parla l’italiano porta il parlante italofono a pensare in maniera diversa da chi ad esempio parla il mandarino, il cinese o comunque qualsiasi altra lingua.                                                                                                                                                          Chi ha visto il film – a chi non l’ha visto, consiglio fortemente di guardarlo- sa che questi eptapodi davano la possibilità a chi li comprendeva di far vedere il futuro, ma sopratutto forzano tutte le nazioni (visto che le navicelle erano 12 e sono atterrate in 12 nazioni diverse) a comunicare tra di loro, infatti, se ci pensiamo tutto questo non succede a caso, ma è stato fatto per forzarli a comunicare tra di loro e quindi eliminare gli ostacoli linguistici e usare un linguaggio universale – di questo parlerò nel prossimo paragrafo-.

Dobbiamo tenere a mente che Sapir e Whorf cominciano a studiare il linguaggio e la comunicazione, in un periodo storico in cui ancora non era ben definito il significato di comunicazione, linguistica e grammatica, ma possiamo dire che fecero un passo in più rispetto ai loro colleghi, perchè cercarono di unire gli aspetti cognitivi (pensiero) agli aspetti linguistici, arrivando così a creare la teoria della relatività linguistica, arrivando poi ad un evoluzione di questa teoria passarono al determinismo linguistico che spiega che il pensiero è influenzato quindi dalle regole grammaticali di ogni lingua, ad esempio se una lingua ha due sostantivi (maschio e femmina) questo porterà alle divisioni sociali tra maschio e femmina.

 

 

 

Chomsky e l’universalismo linguistico

Noam Chomsky, è uno studioso della comunicazione e del linguaggio che ha fondato la teoria che ci spiega l’universalismo linguistico. Questo concetto è costruito su tre punti: Il linguaggio è un organo biologico perchè le informazioni sulla lingua sono contenute sul genoma umano; C’è una grammatica che è valida per tutte le lingue esistenti; Il linguaggio non è stato progettato per comunicare, ma per il pensiero.

Adesso analizzerò in modo semplificato i punti che ci illustra Chomsky. Per il primo punto ci spiega che tutte le informazioni linguistiche che noi abbiamo, sono insite nel genoma umano e che quindi le facoltà linguistiche base che a noi ci pare di apprendere durante gli anni scolastici, in realtà li abbiamo sempre avuti, ma semplicemente non sapevamo usarli. Da questo ne consegue che quindi tutte le lingue esistenti sono legate dalle stesse facoltà e quindi per questo sarebbe possibile creare una grammatica universale. Mentre, l’ultimo concetto che ci espone è che il linguaggio è troppo imperfetto quando viene usato per comunicare e che quindi da questo ne deriva che esso esista solo per il pensiero.

Adesso, se uniamo i relativisti e i chomskiani, ci accorgiamo che stanno bene insieme come l’acqua e il fuoco, ma se riavvolgiamo il nastro e torniamo al film che abbiamo preso come esempio per parlare di linguaggio vediamo bene che queste due teorie non solo sono messe insieme e fuse ma che vanno anche d’accordo, perchè se ci facciamo caso notiamo che il linguaggio degli eptapodi influenza il pensiero della protagonista, ma che diventa anche un modo universale per riuscire a far comunicare tutti gli stati che fino a quel momento sono stati divisi dalle barriere linguistiche.

 

Noam Chomsky

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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