“V per Vendetta” è un film del 2005 ambientato in una Londra governata da un regime totalitario ed oppressivo. Il protagonista, conosciuto da tutti come “V”, è un uomo il cui tratto distintivo è una maschera, la quale raffigura il volto di Guy Fawkes, uno dei cospiratori della congiura delle polveri del 1605. Questa congiura fu il tentativo di far esplodere il parlamento inglese, proposito che verrà ripercorso da “V” per sovvertire e spodestare il regime del cancelliere Adam Sutler. Il protagonista infatti vuole vendicare i torti subiti da questo governo eliminando uno dei simboli più rappresentativi della città. Nel compiere questo progetto egli non sarà però solo. Al suo fianco infatti avrà Evey Hammond, una ragazza anch’essa vittima del regime, ma che grazie a “V” trova una speranza per andare oltre la sua paura.

Citazione dal film “V per vendetta”.

Cassirer e il valore del simbolo

L’ultimo atto del progetto di rovesciamento del potere dunque non può che essere la distruzione del Parlamento inglese. Ma da dove deriva tanta importanza? Il parlamento, così come l’atto di distruggerlo, altro non sono che simboli. Simboli però ai quali possono essere conferiti i più svariati significati, determinanti e funzionali al modo di convivere degli uomini. Cassirer, nella sua filosofia delle forme simboliche, attribuisce infatti al simbolo valenza cruciale per la vita umana. Secondo la sua teoresi infatti l’uomo è anzitutto un ente che usufruisce e produce di simboli, è un “animal symbolicum”. Ovvero l’uomo è un essere che conferisce senso, consistenza e una direzione del proprio orientarsi nel mondo per mezzo dei simboli. Questi però non sono immediatamente comprensibili ma necessitano di essere interpretati. L’interpretazione, la modificazione del loro valore è ciò che noi chiamiamo cultura. L’importanza del simbolo, sia esso un ente materiale o un atto, risiede proprio nella definizione di una cornice di senso al nostro vivere e operare nel mondo.

Immagine di un momento del finale del film.

Nietzsche e la maschera 

Altro elemento indubbiamente cruciale del film è quello della maschera. Sebbene abbia anche una valenza per così dire estetica, in quanto copre il volto trasfigurato del protagonista, il suo ruolo primario è di veicolare l’intero messaggio del film. In tale intento vi sono grandi affinità con il pensiero di Nietzsche. Nel pensiero del filosofo tedesco, la maschera ha una funzione di congiunzione fra le persone. Gli uomini infatti, a causa della loro dimensione pulsionale e istintuale, non potrebbero relazionarsi direttamente l’uno nei confronti dell’altro senza un terzo interposto. La maschera è questo terzo interposto. Una maschera che poi può assumere le più diverse determinazioni. Essa infatti può essere una religione, un’ideologia o una semplice dimensione personale. Fondamentale è che sotto la maschera si possa nascondere l’infinità dei volti umani, segno di una possibile coesistenza sociale.

Il protagonista del film, “V”

 

Uno sguardo al protagonista

Che tipo di uomo è colui che può pensare e compiere un tale progetto? Nietzsche non potrebbe che rispondere un uomo eccezionale, che si autopone in maniera eccedente rispetto agli altri. Egli si erge dalla medietà delle altre persone vittime del regime per affermare se stesso. Per essere questo tipo di uomo deve però ritirarsi in una solitudine nella quale solamente Evey riuscirà a penetrare. Come sostiene Nietzsche, ogni uomo che vuole fare della sua vita assoluta espressione della sua volontà, non può che ritirarsi in solitudine. Egli infatti è costretto ad uscire dalla medietà delle persone che lo circondano, quella medietà che si declina in un sapere che è soltanto chiacchiera, in un modo di vivere che è omologazione. Un tale uomo inoltre deve assumere piena responsabilità del suo agire. In Nietzsche infatti il valore dell’azione sta nell’attore che la compie. Ma questo attore deve avere piena corrispondenza con il suo agire. Non sono contemplate scuse o attenuanti. E “V” non cerca scuse o attenuanti per non compiere o per deresponsabilizzarsi dal suo progetto, tanto che sarà disposto ad offrire la sua stessa vita per attuarlo.

Dario Montano

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