Il Superuovo

Conte all’ONU interpreta male l’art. 1 della Costituzione: analisi del populismo

Conte all’ONU interpreta male l’art. 1 della Costituzione: analisi del populismo

Durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il premier italiano Giuseppe Conte ha ribadito la volontà di supportare le scelte dei viceministri di Lega e M5S. Il primo ministro ha difeso egregiamente l’operato della squadra di maggioranza utilizzando parole che tanti avrebbero potuto attribuire al ministro Salvini. Popolo e sovranità sono i principi cardine della Costituzione Italiana; pertanto le accuse di populismo sarebbero infondate e inadeguate a descrivere il contesto italiano.

Il premier Conte all’Assemblea Generale dell’ONU

“Quando qualcuno ci accusa di sovranismo e populismo, amo sempre ricordare che sovranità e popolo sono richiamati dall’articolo 1 della Costituzione italiana, ed è esattamente in quella previsione che interpreto il concetto di sovranità e l’esercizio della stessa da parte del popolo”

Sono le parole del primo ministro Conte all’Assemblea ONU di New York.
A difesa delle accuse di populismo rivolte alla sua squadra di maggioranza, il premier italiano sostiene la legittimità dell’operato del suo governo attenendosi al primo articolo della Costituzione italiana. Durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente del Consiglio parla di sostegno e cooperazione internazionale, sottolineando la necessità di riformare il segretario generale ONU, ma anche di gestione dei flussi migratori e del caso Regeni: “Ho avuto rassicurazioni da presidente Al Sisi che farà di tutto, lavorando incessantemente per ottenere verità e giustizia per Giulio. Sarebbe oggettivamente un peccato compromettere un rapporto antico con l’Egitto” afferma Conte.

Sovranismo e populismo: principi cardine della Costituzione?

Se al ritorno da New York il presidente italiano può dirsi soddisfatto dell’intervento all’Assemblea ONU, il passaggio con il quale sostiene la legittimità dei principi di “sovranismo” e “populismo” risulta quantomeno inadeguato.

Il 1° Articolo della Costituzione italiana recita:

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.

la Sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.

Come spiega il secondo comma dell’art. 1 la sovranità, in una repubblica democratica, appartiene al popolo mentre in una monarchia tale potere è nelle mani del Re. Ciò significa che i cittadini, attraverso il voto e la rappresentanza politica, esercitano il potere sovrano della res pubblica (cioè della vita di tutti) partecipando alle elezioni e decidendo da chi essere governati. In questo sistema i politici sono chiamati a legiferare per il bene di tutti i cittadini, senza escludere nessuno e senza porre nessuno al di sopra della legge.
Il popolo perciò rappresenta il potere in quanto è l’organo che delega un attore politico affinché prenda in carico il ruolo di rappresentante politico degli interessi della collettività. In questo senso, colui che serve il cittadino, assicurandosi che il suo volere sia portato a compimento, è proprio l’attore politico incaricato.

“Popolo sovrano” e “Sovrano populista”

Quando si parla di rappresentanza politica, ad ogni modo, è quasi impossibile che questa sia adatta a rappresentare la totalità della popolazione. Nella maggior parte dei casi, le squadre (i partiti) devono accontentarsi di un pareggio alla fine della partita (cioè al momento delle elezioni) poiché la vittoria (cioè il 50% più 1 dei voti) è spesso frutto di un alleanza tra i partiti.

Alle ultime elezioni del 4 marzo 2018 il Movimento 5 Stelle si era attestato in testa alla classifica con il 32,7% dei voti mentre la Lega, con il 17% aveva raggiunto poco più della metà. L’alleanza tra questi due gruppi politici ha dato vita ad un governo in cui a tirare il carro (o il carroccio) sarebbe dovuto essere il M5S. Dopo 6 mesi dall’insediamento invece si è visto come lo scenario si sia ribaltato: la Lega, secondo i sondaggi, avrebbe addirittura sorpassato il Movimento che nell’ultimo periodo avrebbe registrato una perdita di consensi.

Tralasciando i dati numerici, ciò che si evince è che la volontà popolare (e sovrana), mutevole e volubile, avrebbe espresso preferenze per un rappresentante (M5S) che si è rivelato inadeguato e non convincente, spostando così il tifo verso il suo “avversario”, nonché compagno di governo (la Lega). In questo caso la sovranità popolare avrebbe quindi fallito, non essendo in grado di eleggere un rappresentante funzionale ed accettando un compromesso che ha legittimato un partito che alle elezioni aveva preso solo il 17%.

Ma se spostiamo l’attenzione dalla capacità elettorale del popolo sovrano alla capacità degli attori politici di veicolare messaggi e informazioni di forte contenuto propagandistico in modo da “sensibilizzare” l’opinione pubblica, il quadro risulta più chiaro.
La campagna elettorale di entrambi i partiti si è basata su promesse elettorali di una certa importanza che ha suscitato il consenso dei cittadini ma che ha anche attirato l’attenzione degli attori sovra-nazionali (Europa, ONU, OECD). Questi attori hanno visto con crescente preoccupazione l’adozione di misure inappropriate per l’economia italiana e hanno puntato il dito contro la classe dirigente definendola “populista”.

Da sovranismo a populismo

Prodotto dalla democrazia e alimentato dall’ideologia, il populismo è un fenomeno politico che accetta come unica legittimazione per l’esercizio del potere politico quella derivante dal consenso popolare (no a patti internazionali o accordi con paesi esteri, solo legittimazione popolare). Oggi il populismo è soprattutto uno stile di comunicazione politica che si serve dei mezzi di comunicazione (internet, TV) per ottenere la legittimazione del popolo. Tale atteggiamento politico si istituzionalizza nell’Italia di oggi grazie all’adozione di “strumenti di propaganda” (quali immigrati, povertà, criminalità, riduzione tasse) da parte dei leader che si immedesimano nel popolo. Ma tutto ciò ha poco a che vedere con il concetto di popolo inteso dal premier Conte: le opinioni individuali sono frutto di ideologie che propagandano determinati valori, non provengono dalla libera scelta dei cittadini.

Allo stesso modo, il sovranismo decantato dal primo ministro italiano rappresenta una dimensione anacronistica rispetto al presente. La sovranità statale è sempre più indebolita dal suo acerrimo nemico: la globalizzazione. Risulta complicato parlare di Stato-Nazione in un mondo in cui internet e i liberi scambi economici permeano la vita politica di tutti gli Stati più sviluppati. L’aumento dei flussi trans-nazionali ha provocato un’intensificazione dei rapporti economici su cui gli Stati stessi non sono più in grado di esercitare un controllo “sovrano“.
Per queste ragioni, il ruolo di Stato (o popolo) “sovrano” è bloccato da componenti esterne allo Stato stesso che ne limitano, appunto, la sovranità.

Ponendo al centro dell’analisi politica la dimensione del populismo e quella della sovranità, l’affermazione del premier Conte stona con le definizioni dei politologi e con la situazione dell’Italia stessa.
La legittimazione politica risulta essere più facilmente raggiungibile grazie all’utilizzo di social network o televisioni. Sono meccanismi che regolano la vita dell’opinione pubblica e che ne influenzano anche le scelte politiche. Viene perciò da chiedersi se lo Stato (inteso come classe dirigente) riuscirà a superare le sfide della modernità e della globalizzazione dando vita ad una post-modernità tutta da definire, o se la mancanza di consapevolezza del’opinione pubblica provocherà la crisi degli Stati-nazione e della democrazia per come la conosciamo.

Gian Marco Renzetti

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: