Conosci la Sindrome del Burnout? Ecco le 4 fasi che la caratterizzano

La sindrome del burnout fa riferimento ad una serie di fenomeni di affaticamento, logoramento ed improduttività registrati nei lavoratori impegnati in attività professionali a carattere sociale.

Il burnout è l’esito patologico di un processo stressogeno che determina un logorio psicofisico ed emotivo. Interessa diversi professionisti impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano relazioni interpersonali.

Questo termine vuole intendere in generale una condizione di esaurimento emotivo causato dallo stress dovuto alle condizioni di lavoro ma anche ad aspetti della vita personale, ed è tipico di tutte quelle professioni ad elevato coinvolgimento relazionale. Medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, insegnanti, forze dell’ordine ed altre professioni possono facilmente incorrere in questa condizione d’esaurimento emotivo che inevitabilmente porta ad una diminuzione del rendimento professionale. Lo stress, in questo caso, deriva proprio dall’interazione tra operatore e destinatario e si verifica quando il coinvolgimento emotivo è molto forte, inoltre va avanti per periodi prolungati impegnando così l’operatore non solo sul piano professionale ma anche e soprattutto su quello umano.

La sindrome del burnout può manifestarsi con diversa gravità cosicché anche le conseguenze di questo fenomeno potranno essere più o meno gravi, spaziando da brevi periodi d’assenteismo all’abbandono volontario del posto di lavoro o alla richiesta di trasferimento.

I sintomi presentati dai soggetti affetti da burnout sono complessi e possono riguardare diversi ambiti. Il primo ambito riguarda la sfera emotiva. Il soggetto che vive questa condizione manifesta disaffezione al proprio lavoro, delusione, intolleranza, indifferenza, spesso associate anche a sensi di colpa. Ha un crollo della motivazione lavorativa, riducendola ad una mera “prestazione di servizio”, una perdita dell’autostima, oltre che la tendenza a mettere in discussione la propria identità professionale. Spesso questo individuo ha anche una tendenza autodistruttiva che si concretizza per esempio, in un forte tabagismo, nell’assunzione di alcol, psicofarmaci e droghe.

Gli affetti da burnout hanno anche sintomi di natura psicosomatica quali: sintomi gastrointestinali, cefalea, astenia, apatia, ma anche manifestazioni cutanee tipo eczema, acne e dermatite, oppure asma e allergie, disturbi del sonno e dell’appetito.

La sindrome del burnout, proprio perché è un cronicizzarsi di risposte allo stress che diventano patologiche, insorge gradualmente e si manifesta generalmente attraverso quattro fasi.

1) Fase preparatoria

Nella prima fase (detta anche fase dell’entusiasmo idealistico), l’operatore si sente motivato dalla sua scelta di svolgere una professione di tipo assistenziale, con aspettative di “onnipotenza”, di successo, di miglioramento del suo status e di quello dei suoi utenti. In questa prima fase l’operatore comincia però ad entrare in contatto con i bisogni degli utenti e spesso tralascia o trascura i propri bisogni profondi e le proprie motivazioni.

2) Fase di stagnazione

Nella fase di stagnazione il soggetto, sottoposto a carichi di lavoro e di stress eccessivi, pur continuando a lavorare, si accorge che il proprio operato non lo soddisfa del tutto e i risultati dei suoi sforzi iniziano a risultare inconsistenti. L’entusiasmo, l’interesse ed il senso di gratificazione legati alla professione iniziano a diminuire. Comincia a farsi strada un sentimento di profonda delusione. Da una precedente immagine di salute, bontà, potere, l’operatore diventa vittima del dolore, del disagio e dei bisogni, espressi dall’utente, come se fosse difficile distinguere se stesso dall’altro.

3) Fase della frustrazione

Nella terza fase, l’operatore avverte sentimenti di inutilità, di inadeguatezza e di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, sommerso di lavoro e poco apprezzato. Comincia a credere di non essere più in grado di aiutare nessuno. Il suo vissuto è di perdita e svuotamento. In questa fase il soggetto potrebbe mettere in atto atteggiamenti aggressivi, verso sé o gli altri o atteggiamenti di fuga e ritiro.

4) Fase dell’apatia

Nel corso della quarta fase, l’interesse e la passione per il proprio lavoro si spengono completamente, lasciando il posto al disimpegno, e all’empatia subentra l’indifferenza, fino ad una vera e propria “morte professionale”.

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