Il Superuovo

C’era una volta il Partito dell’Amore (ossessivo) di Shakespeare, Éric Rohmer e Cicciolina

C’era una volta il Partito dell’Amore (ossessivo) di Shakespeare, Éric Rohmer e Cicciolina

Ama, ama follemente, ama più che puoi e, se ti dicono che è peccato, ama il suo ginocchio più che puoi.


Shakespeare
e Rohmer, Rohmer e Shakespeare. Quante ossessioni nei loro amori, quante ginocchia nelle loro ossessioni, quanti veleni nei loro amori. E sono solo tutte ossessioni. Potrebbe sembrare il ritornello di una canzone italiana anni ’70 da urlare ai karaoke estivi. O, se preferite, l’inno del Partito dell’Amore di Cicciolina e Moana Pozzi. Purtroppo, è solo il leitmotiv di due geni della medesima contemporaneità in un tempo astorico, William ed Éric. L’ossessione si sviluppa dallo stesso oggetto dal quale si sviluppa l’amore e così viviamo, nutriti costantemente del malsano principio del “mai senza”. Il paradosso è il postulato dell’amore. E senza l’amore non avremmo ginocchia da idolatrare con la stessa devozione voyeuristica con la quale Giulietta, innamorata di Romeo, ma promessa a Paride, sospira pazza idea di far l’amore con lui pensando di stare ancora insieme a te!

Fenomenologia dei corpi nei Nouvelle Vague french movies

Jérôme ha più o meno trentacinque anni e sta per sposarsi. Ha rinunciato alle relazioni extraconiugali perché lo facevano sentire inespresso. Sceglie, esattamente come l’inetto di un romanzo sveviano avrebbe fatto, il matrimonio per esclusione, perché tutte le altre possibilità non si possono più possibilizzare. Vacilla definitivamente quando vede il ginocchio di Claire. Però, non è solito. Non ci sembrano naturali degli spasmi per quel tipo di desiderio. Jérôme non sembra concretizzare, come invece ci aspetteremmo, un immaginario erotico in cui vuole possedere Claire. Magari sotto ad un tavolo o nel letto dei suoi genitori senza aver cambiato le lenzuola, se provassi a dipingere dei probabili fetish pornografici neorealisti. Questo perché Jérôme non vuole possedere Claire, ma vuole quella parte di lei meno utilizzata (spoiler alert per gli inesperti). Si rivela così il simbolo di una recherche della castità perdu, che i tradimenti e la sporcizia della sua vita non gli potevano più regalare. E con la bava agli angoli della bocca al solo pensiero di posarvi una mano sopra, non si concede nemmeno un secondo per interrogare la sua coscienza. Jérôme ha deciso che avrà quel ginocchio, costi quel che costi. E alla fine, possibilizzerà quell’ultima possibilità che gli era rimasta prima dell’incatenante “Sì, lo voglio”. Povera Lucinda, non sa che il marito è stato pessimo since day 0.

L’affare Dreyfus della gelosia otelliana

La storia di Otello è, dall’inizio alla fine, un meraviglioso (nel senso greco, però) affare Dreyfus. Anzi, una lectio magistralis di un madornale errore, con conseguenze tragiche, degna del pieno stile shakespeariano. Vediamo realizzarsi, tra le carte e il palco, quella che è la commovente affermazione dialettica dell’odi et amo. Otello uccide Desdemona, la donna che ama, che scopre di odiare perché lo ha tradito con un altro. Ma, in realtà, nell’elegiaca histoire di Otello, questo sceglie di razionalizzare la castrazione della vita di Desdemona perché non ha saputo intuire, da eccellente vittima quale è stato, la logica di falsità sottesa al tranello di Iago, altro personaggio preda di ossessione e gelosia (stavolta, per Otello). Quest’ultimo gli fa credere che l’adulterio di Desdemona sia reale, rendendolo falsamente irreversibile. In questo modo, Otello ha temporaneamente perso l’oggetto della sua ossessione, la bellezza di Desdemona, subito rimpiazzato con un altro, la sua morte. Per questo, il suo personaggio è il rovesciamento dell’acknowledgment catartico, in quanto rimane accecato e sospeso nella sua fissità ossessiva, radicalmente. Speriamo almeno che il cuscino (lo immagino di seta rosa) che ha ucciso Desdemona non fosse sporco delle sue lacrime di rimmel nero. Altrimenti, chissà quanto sarà costata la lavanderia.

La morte è intrinsecamente sessuale?

Fondamentalmente tra i due personaggi la distanza si annulla. Si tratta, per entrambi, di gettare una luce sinistra sull’assembramento di momenti estetici e fisici. L’unico effetto collaterale è la morte. L’odio di Otello per il suo amore ha portato al compimento di una duplice perdita. Desdemona è stata soffocata dall’estinzione della fiducia di Otello stesso, nell’apprendere quel tradimento. Mentre, dalla (in potenza) violenta libidine per quel pregiato pezzo di pelle di Jérôme, aka il nouveau Hannibal Lecter, è nata un’altra doppietta mortifera. Infatti, si dissolvono l’innocenza di Claire, depennata da un’immaginaria lista che gli uomini, si sa, tengono sempre in tasca, e la moralità di Jérôme stesso, inarrestabile. Possiamo considerare le storie poste in calce come una sorta di percorso di formazione, in vista di una rinascita migliore (sì, ma quale?). E poi, entrambe le ossessioni si intonano alla perfezione all’ascesi della letteratura odeporica della corporeità. Adesso, siamo pronti a fagocitare altro vitalismo, ma solo se non siamo troppo impegnati con le nostre malattie bestiali.

NO alla door selection erotica SÌ alle ginocchia ambrate

Diciamo addio alla pregnanza simbolica, diciamo addio alla psico-fenomenologia d’amore, diciamo addio alla limitata sessualità odierna. E, invece, apriamo oggi le porte alla mega-sperimentale scoperta dei limiti fisici, propri e altrui, di questa new wave, anche iper vintage. Infischiamocene e basta di chi dice che non possiamo innamorarci di una caviglia o di un sopracciglio. Ormai viviamo in un nuovo mondo dove non esiste più la door selection per l’erotismo, perché tutto ciò che suscita emozioni va bene. E se le emozioni scottano, anche meglio. Alziamoci e rifiutiamo il jouissant dei codici proto-borghesi. Accettiamo finalmente di essere segreti fautori del principio cristiano-dionisiaco del Love Party di Cicciolina, che ha assaporato e normalizzato il frutto dell’amore proibito in tutti i modi. Sediamoci comodi di fronte al poroso confine tra soft e hard core, perché, finché siamo liberi di immaginare, desiderare, volere, erotizzare, siamo anche liberi di ossessionarci con ciò di cui ci siamo innamorati a prima vista. O al primo tocco.

Ragazze, quest’estate dimenticate l’orgasmo clitorideo o vaginale e provate l’ebbrezza francese di un ginocchio vellutato nei “parchi dell’amore”.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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