Caro (ex)amico ti scrivo. La letterina di Conte, e le ricorrenti crisi dei governi italiani

“La penna è più potente della spada” Edward Bulwer-Lytton

Analisi politica della lettera inviata al ministro dell’interno, dal premier Conte, e delle altre crisi della recente storia d’Italia

La missiva

Forse già nelle prossime ore, il governo del cambiamento non esisterà più. Non che abbia poi in realtà cambiato molto, se non isolare ancora di più sullo scenario internazionale il paese che stava governando. Fatto sta che gli attriti, le visioni differenti su troppi temi fondamentali del contratto di governo, hanno portato al collasso dell’alleanza gialloverde. In queste ore però, il personaggio più in sordina, quello oscurato dal populismo della lega, e dalle supercazzole gioiose dei five stars, ha dimostrato di non essere affatto solo un burattino. Ha deciso di pubblicare una lettera in cui attacca apertamente il Capitano, accusandolo in sostanza di aver fatto i suoi interessi, in barba sia ai suoi alleati, che allo stesso popolo italiano. Sottili come delle “puncicate”, sono piovute accuse, che i lettori meno attenti non avranno neanche notato. Innanzi tutto, già dalle prime battute lo accusa di infischiarsene delle leggi in vigore, e pur di andare avanti con la sua politica spiccia, passa sopra qualunque cosa. Come un carrarmato. Come una ruspa.

.
“Il bacio di governo”, un murales realizzato dal graffitaro TVBoy a rappresentazione di un governo di coalizione basato su una ‘innaturale alleanza’ – volendo riutilizzare le parole di Hitler in riferimento agli Alleati, che univano capitalismo e comunismo in un un unico fronte. (gds.it)

L’attacco

Ti ho scritto ieri l’altro una comunicazione formale, con la quale, dopo avere richiamato vari riferimenti normativi e la giurisprudenza in materia, ti ho invitato, letteralmente, “nel rispetto della normativa in vigore, ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti nell’imbarcazione”.  Sembra il tono ferito di chi è stato tradito, un tono sottomesso, ma poche battute dopo, in una sorta di enorme blast, l’ormai quasi ex-presidente Conte, prosegue: “Con mia enorme sorpresa, ieri hai riassunto questa mia posizione attribuendomi, genericamente, la volontà di far sbarcare i migranti a bordo.
Comprendo la tua fedele e ossessiva concentrazione nell’affrontare il tema dell’immigrazione riducendolo alla formula “porti chiusi”. In queste poche e semplici righe, troviamo il riassunto di questo governo, che ha amministrato il paese per più di un anno. Un riassunto triste, ma vero, duro ma giusto, che arriva non dall’opposizione, uscita devastata dalle ultime tornate elettorali. Arriva dal presidente di quel governo. Dal capo. Sì, perché Conte per chi se lo fosse scordato, è il superiore dei due VICE-ministri che hanno provato a rubargli la scena. Ma la lettera prosegue, e tra delle melliflue, quanto “perculatorie”, lodi sperticate espresse al caro Matteo, definito addirittura “leader politico”, il caro vecchio Antonio, ah no Giuseppe, prosegue citando la linea sull’immigrazione che lui stesso (parlo di Matteo), aveva approvato, e che avrebbe dovuto sorpassare l’emergenza e la sorpresa del singolo caso, per coordinarsi più efficacemente contro la lotta agli scafisti e all’immigrazione clandestina. In più di un anno di governo invece, abbiamo trovato i telegiornali sommersi dai casi della Diciotti, della Open-arms, della Capitana Rackete, che coinvolgono nella loro totalità, meno di mille persone. Molto meno di mille disgraziati. Sembra proprio che questo a Beppe, non sia andato mai giù, e infatti rincara la dose con gli ultimi due affondi. Prima: “il tema dell’immigrazione è un tema complesso. Va affrontato con una politica di ampio respiro (…) Mi batterò sino all’ultimo giorno perché si affermi un meccanismo europeo (…) Questo è il momento di insistere in direzione di una soluzione sempre più europea, altrimenti l’Italia si ritroverà completamente isolata in una situazione che diventerà, nuovamente, via via sempre più ingestibile.” In sostanza, in sì e no tre capoversi, Conte ha distrutto la politica populista e sovranista di Salvini, mettendo in guardia gli elettori dall’eccessivo isolazionismo a cui ci espone la sua linea politica, sempre più lontana dall’integrazione europea, e sempre più vicina a un’inutile autarchia. Ma è il finale la parte in assoluto più emozionante, perché la pantera della Daunia, conclude con: “Un ultimo aggiornamento sulla vicenda Open Arms.
Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo mi hanno appena comunicato di essere disponibili a redistribuire i migranti. Ancora una volta, i miei omologhi europei ci tendono la mano.” Ora soffermandoci un attimo sul significato generale della missiva, bisogna trovarne il senso generale. L’ex-presidente, ha voluto togliersi dei pesanti sassolini dalla scarpa, che a quanto pare teneva da parecchi mesi, in cui ha visto vanificato il suo impegno in sede europea per una risoluzione comune della questione migratoria, da un’inutile politica muscolare del suo stesso ministro dell’interno, che in una visione politica quasi asmatica, mirava solo e soltanto ad accrescere il suo consenso. È questa la più pesante accusa di Conte, ed è da questo che sta cercando di metterci in guardia, ovvero da un populismo sfrenato che rischia di distorcere completamente la già martoriata visione politica degli italiani, che con tanta fatica erano stati condotti sulla via dell’integrazione europea. Da personalità lievemente più carismatiche e politicamente abili, come Altiero Spinelli, considerato urbi et orbi, come il padre dell’integrazione politica europea post-bellica.

Le altre crisi recenti

Siamo di fronte solo all’ultima di una lunga serie di crisi politiche che negli ultimi anni soprattutto hanno paralizzato il governo del belpaese. Come dimenticare le crisi politiche dei governi Prodi I nel ’98, e appena dieci anni dopo, quella del governo Prodi II, sfiduciato e portato alla caduta. O ancora, come dimenticarsi dell’esplicativo “Enrico stai sereno”, pronunciato da Renzi nel 2015, prima di accoltellare politicamente l’allora presidente Letta, per prenderne il posto a palazzo Chigi. È solo l’ultima dunque di un’ampia lista di crisi, che hanno avuto l’effetto di immobilizzare la vita politica italiana, allontanare l’elettorato dalla fiducia nelle istituzioni, e aprire il fianco alla riscossa del populismo spiccio, che ora la fa da padrone. Pensiamo solo al fatto che ora, forse per stare al passo coi tempi, la tribuna politica è diventata la console da dj del Papete beach.

 

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.