I traumi non spariscono mai

I ricordi di esperienze traumatiche non vengono mai rimossi completamente dal nostro cervello. I nostri meccanismi di percezione del pericolo infatti, emergono maggiomente quando ci troviamo in un contesto o in una situazione del quale in passato abbiamo fatto una traumatica esperienza. Un esempio palese, ma molto interessante, è un bambino che tocca con la sua mano per la prima volta una superficie rovente o semplicemente una fiamma. Dopo aver ripetuto la dolorosa esperienza una, o massimo due volte, associerà automaticamente il fuoco ad un “pericolo” evitando quasi inconsciamente di avvicinarsi nuovamente ad esso. Come dimostra uno studio guidato da Giuseppe di Pellegrino presso l’Università di Bologna, la percezione del pericolo nel corso della vita cambia. In individui anziani infatti, panico e angoscia si manifestano nonostante ci si trovi in una situazione sicura e relativamente priva di pericoli.

Lo studio

L’esperimento è stato realizzato grazie al contributo di un campione di 48 individui diviso in due gruppi da 24. Come riporta la rivista Nature, il primo gruppo consiste in un campione di giovani prelevato dal campus dell’Università di Bologna tra i 20 e i 30 anni e con un istruzione alle spalle media di 14.45 anni. Mentre il secondo da un campione di anziani tra i 60 e i 70 anni e con un istruzione media di 13.33 anni. Tutti in perfetta salute, i 48 individui sono stati sottoposti ad una serie di test. Nel primo test, gli scienziati hanno mostrato loro una semplice immagine di una pianta seguita da una leggera scossa elettrica che hanno ripetuto alcune volte. Nel secondo test hanno invece visionato sempre l’immagine di una pianta, ma questa volta senza nessuna scossa elettrica conseguente. Ciò ha diminuito in loro il battito cardiaco e le sudorazioni (dunque la paura) riscontrate precedentemente con la foto della pianta “associata” alla scossa elettrica.

Entrambi i gruppi, giovani e anziani, hanno reagito nella stessa maniera alla visione delle due foto. Nella prima con paura e di conseguenza un battito cardiaco accelerato ma non nella seconda. Il loro meccanismo di protezione ha dunque associato una sensazione di “allerta” e di “pericolo” per la prima foto mentre nulla di tutto ciò per la seconda. Il giorno dopo però, sebbene il gruppo composto da giovani continuava a differenziare le due piante, non si potè dire lo stesso del gruppo composto da anziani che questa volta associava ad una senzazione di pericolo entrambe le foto. Il motivo di questa reazione potrebbe essere ricercato nell’invecchiamento dovuto all’età di zone del cervello come le cortecce prefrontali o l’ippocampo, concludono gli scienziati.

William Mongioj

 

 

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