Come elaborano le emozioni gli animali? Il loro portavoce è il Dottor Dolittle

Un recente studio ha indagato in che modo gli emisferi cerebrali degli animali elaborino le emozioni, suddivise in piacevoli e fastidiose. Col tempo questo studio potrebbe essere esteso anche all’uomo.

 

Emozioni degli animali
Come nell’uomo, anche negli animali variazioni del battito cardiaco o della pressione sanguigna sono risposte fisiologiche associate ad un cambiamento dello stato emozionale.

 

Tra le molteplici domanda che l’uomo si è sempre posto, alcune di queste riguardano il mondo animale. In passato ci si chiedeva se gli animali avessero un’anima e se fossero in grado di emozionarsi, ma per molto tempo queste domande non hanno trovato risposte che riuscissero a mettere d’accordo tutti. Oggi invece non solo è possibile dare una risposta a queste domande, ma si riesce a mettere tutti d’accordo grazie ad una serie di studi che sono stati condotti negli ultimi anni. Uno dei più recenti riguarda il modo in cui gli animali processano le emozioni. Prima si sapeva solo che variazioni del battito cardiaco o della pressione sanguigna erano associate a cambiamenti dello stato emozionale, ma non si sapeva ancora nulla sul tipo di emozione alla base di quel cambiamento né del modo in cui essa veniva elaborata dal cervello.

 

L’ipotesi di partenza

I ricercatori del Leibniz Institute for Farm Animal Biology e l’Università di Rostock si sono concentrati sulla lateralizzazione degli emisferi cerebrali per comprendere in che modo le due metà processassero le emozioni, suddivise in piacevoli e fastidiose. Con il termine ‘lateralizzazione‘ ci si riferisce al fatto che gli emisferi cerebrali sono simmetrici, ma non identici, per cui ciascuno ha un ruolo diverso. I compiti svolti da ogni metà vengono poi integrati con quella controlaterale e questo permette il corretto funzionamento del nostro sistema nervoso. Secondo questo concetto, è possibile che alcune informazioni sensoriali percepite dal lato destro del corpo arrivino all’emisfero sinistro per essere elaborate e viceversa.

Questo sembra valere anche per le emozioni: quelle positive che arrivano da destra sono elaborate prevalentemente a sinistra e viceversa. Per cui si è ipotizzato che bloccare gli stimoli provenienti da uno dei due lati del corpo avrebbe cambiato l’attività cerebrale del lato opposto.

 

Lo studio

Il campione utilizzato era composto da giovani maiali, adeguatamente addestrati a stimoli positivi (una palla arancione piena di cibo) e negativi (un sacchetto agitato davanti l’animale sembrava creare avversione). In seguito hanno suddiviso in campione in tre gruppi: ad alcuni hanno bendato solo l’occhio destro, ad altri solo l’occhio sinistro, mentre il terzo gruppo non ha subito alcun bendaggio poiché si trattava del gruppo di controllo. Hanno quindi ripresentato gli stimoli descritti in precedenza a tutti gli animali.

 

Maiali
I gruppi di maiali utilizzati nello studio erano tre, due sperimentali ed uno di controllo.

 

I ricercatori hanno evidenziato come la visione monoculare non suscitasse effetti particolari negli animali con l’occhio sinistro bendato. Cosa non vera invece per il gruppo con l’occhio destro bendato perché in questo caso si osservarono cambiamenti importanti nel comportamento degli animali. Impiegavano molto più tempo rispetto agli altri per avvicinarsi all’oggetto in questione (positivo o negativo che fosse), probabilmente perché percepivano l’oggetto come meno interessante. Questa diminuzione dell’interesse era causata dalla mancanza di informazioni visive provenienti dal lato destro. Inoltre esploravano di meno l’ambiente e vocalizzavano di meno rispetto agli altri gruppi, segno di un ruolo importante dell’emisfero sinistro nel riconoscimento degli stimoli positivi.

In futuro si potrebbe pensare di estendere questo studio anche all’uomo, ma per il momento potrebbe sicuramente fornire importanti informazioni per la zootecnica, permettendo di migliorare le condizioni di vita del bestiame e la loro gestione.

 

Caratteristiche delle emozioni

Molte delle attuali teorie sulle emozioni, o meglio esperienze emotive, concordano nel definirle come un processo multicomponenziale (costituito quindi da più componenti) e con un decorso temporale che evolge e si modifica. Questo permette di differenziarle da altri fenomeni psicologici. Le esperienze emotive sono causate da un antecedente emotigeno, cioè un evento (interno o esterno) in grado di provocare un cambiamento. Le altre componenti di un’esperienza emotiva sono la valutazione cognitiva dell’antecedente emotigeno, l’attivazione fisiologica (che comprende per esempio l’aumento del battito cardiaco, variazioni della pressione sanguigna o della respirazione, sudorazione), le espressione verbali e non verbali, la tendenza all’azione e solo alla fine il comportamento vero e proprio.

Per quanto riguarda il decorso temporale, le emozioni non sono stati, ma processi in continua evoluzione. In alcuni casi un’emozione ha un chiaro punto d’inizio ed un chiaro punti di fine, con un’intensità piuttosto stabile durante tutta l’esperienza emotiva. In altri casi invece è più difficile individuare l’inizio e la fine di una certa emozione a causa della sua intensità più discontinua nel tempo.

Le emozioni di base sono cinque: gioia, tristezza, rabbia, disgusto e paura. Sono emozioni universali perché tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla cultura, dall’etnia o dalla religione, provano ed esprimono queste cinque emozioni nello stesso modo. Sono le prime che possono essere osservate, perciò sono definite ‘di base‘. Crescendo però iniziano a comparire altre emozioni, più complesse rispetto alle precedenti: il senso di colpa e la vergogna. La prima è fortemente legata alla morale ed al mettere in atto un certo comportamento in un determinato contesto, poiché deriva dal modo in cui l’uomo giudica le proprie e le altrui azioni. La seconda invece presuppone lo sviluppo del sé personale, in quanto implica la percezione di un giudizio dell’altro. Il bambino infatti deve saper discernere se stesso dagli altri perché la vergogna ha a che fare con l’immagine di sé e con l’autoconsapevolezza.

 

Il Dottor Dolittle, l’uomo che dà voce agli animali

Molti bambini hanno spesso sognato di poter parlare con il proprio animale domestico, senza ovviamente mai riuscirci nonostante la loro buona volontà. Qualcuno però sembra aver realizzato il loro sogno e probabilmente il sogno di tutti coloro che hanno sempre sognato di poter parlare con gli animali. John Dolittle aveva il potere di parlare con gli animali. Questa sua capacità era evidente già da piccolo perché discuteva molto spesso con il suo cane. Il padre però non ha mai accettato il dono di John, per cui ha fatto in modo che dimenticasse di avere questa capacità. E sembrava che la cosa avesse funzionato perché John neppure ricordava di avere questo dono. In realtà la sua capacità era dormiente, aspettava solo il momento giusto per potersi manifestare di nuovo.

 

 

Dottor Dolittle
Il Dottor Dolittle, interpretato da Eddy Murphy.

 

Accade tutto per caso. Durante un normalissimo giorno di lavoro, John stava per investire un cane che, una volta superato il pericolo, lo ha severamente rimproverato. Decide di adottare il cane, ma quest’esperienza lo convince di avere un esaurimento nervoso. Non sarebbe certo stato possibile avere una capacità del genere perché si sa, gli animali non parlano. Col tempo però il Dottor Dolittle inizierà ad accettare il suo potere, che però non rimane a lungo nascosto. I suoi colleghi lo credono pazzo e cercano di farlo rinchiudere in un ospedale psichiatrico, ma John sa di non esserlo. Resiste alle cure e a tutti i trattamenti a cui viene sottoposto e quando finalmente viene rilasciato, cerca di recuperare i rapporti con la sua famiglia che, a causa del suo dono, si erano incrinati.

Il lieto fine non manca. John riesce a recuperare i rapporti con la sua famiglia ed il suo dono lo rende famoso non solo tra gli esseri umani (era un ottimo dottore), ma anche tra gli animali poiché è l’unico che riesce a comprendere realmente i loro problemi e ad aiutarli.

Martina Morello

 

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