La capacità di Resilienza di Taystee in Orange Is The New Black

La storia di Taystee non è delle più semplici, ma come ha fatto ha superare tutte le difficoltà della vita?

Taystee durante la rivolta

Com’è possibile che poste di fronte a una stessa situazione due persone possano reagire in maniera tanto diversa? Entrambe condannate all’ergastolo, Dayanara si rifugia nella droga, Taystee nell’insegnamento. Oltre alle differenze individuali, alle differenti storie che hanno caratterizzato le loro storie, troviamo la Resilienza. Cerchiamo di capire nello specifico di cosa si tratta.

Tahsa “Taystee” Jefferson in Orange

Orange is the new Black è una serie televisiva statunitense trasmessa su Netflix, ideata da Jenji Kohan. E’ ispirata al libro di Piper Kerman Orange is the new Black: My year in a women’s prison. La serie si è conclusa con l’uscita della settima e ultima stagione lasciando l’amaro in bocca per alcuni finali, ma altrettanta felicità per alcuni, come per quello di Taystee, Tasha Jefferson, una delle detenute della prigione di Litchfield. Un personaggio solare, divertente e intelligente, con grandi ambizioni, con la quale la vita non è stata particolarmente gentile e che purtroppo non riuscirà mai a realizzare al di fuori delle mura del carcere. Durante la settima stagione esce il lato più oscuro, lato che mai aveva mostrato, tuttavia riesce a superare questo periodo nero, trovando nuove ambizioni e cercando di aiutare le altre ragazze una volta uscite da prigione. Tra tutti i pregi di questo personaggio, il più grande è la capacità di Resilienza.

Taystee in prigione

La Resilienza

Con il termine resilienza si vuole indicare la capacità di un individuo di rigenerarsi, riorganizzando in modo positivo e funzionale la propria vita nonostante le difficoltà poste davanti. La capacità di essere resilienti quindi non significa non avere momenti di crisi o difficoltà, essere “invincibili“, indica la capacità di riuscire a fronteggiarli. Questo dono però può essere messo in crisi, andando così a creare un’instabilità più o meno duratura nel tempo. E’ un qualcosa che si sviluppa nel tempo, e questo sviluppo inizia con il caregiver, infatti spetta a lui, creando un’attaccamento sicuro, permettere al bambino di fare esperienze positive sul mondo, così fargli imparare come fronteggiare positivamente future situazioni difficili. Gli individui resilienti così riescono a trovare un equilibrio, in quasi tutti i contesti della loro vita, e ciò è un elemento di forza che li aiuta a superare le avversità. Tuttavia vi sono dei fattori di protezione e dei fattori di rischio, che aumentano o diminuiscono la capacità di sopportare il dolore. Tra i fattori di rischio, che aumentano la vulnerabilità agli eventi stressanti, troviamo i fattori emozionali (abuso, bassa autostima, scarso controllo emozionale), interpersonali (rifiuto dei pari, isolamento, chiusura), familiari (bassa classe sociale, conflitti, scarso legame con i genitori, disturbi nella comunicazione), di sviluppo (ritardo mentale, disabilità, deficit, incompetenza sociale). I fattori protettivi invece sono il sostegno e una buona relazione familiare, un buon temperamento, la sensibilità, l’autonomia, unita alla competenza sociale e comunicativa, l’autocontrollo, e la consapevolezza e fiducia che le proprie conquiste dipendono dai propri sforzi (locus of control interno).

Julia Trifiletti

I personaggi di OITNB

 

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