Mindhunter e C’era una volta a…Hollywood: Charles Manson non smette di attrarre

C’era una volta a…Hollywood di Quentin Tarantino è l’ ultima di una lunga lista di produzioni che ruota attorno alla figura di Charles Manson.

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I protagonisti di C’era una volta a…Hollywood. A destra l’attore che interpreta Charles Manson

Sono passati cinquant’anni da quella sera del 9 Agosto 1969 che segnò in vari modi la storia di Hollywood. Sharon Tate giovane attrice, bellissima e incinta del famoso regista Roman Polanski fu brutalmente assassinata all’ottavo mese di gravidanza dalla Manson Family, assieme ad altre quattro persone.

In tutti questi anni ciò che accadde quella notte nell’abitazione di Cielo Drive è stato sviscerato, scansionato e analizzato in ogni sua sfaccettatura. Purtroppo non ci si è fermati a questo, ma canzoni, documentari, film, serie tv hanno proliferato e continueranno a farlo nel prossimo futuro.. Seppure con delle trame non propriamente incentrate sulla strage del 9 agosto, il punto focale sembra essere sempre ciò che accadde nella villa di Bel Air. Mindhunter, serie targata Netflix, s’ispira alla storia del primo cacciatore di serial killer e alla nascita della “profilazione”, ovvero la definizione del profilo criminale. La seconda stagione si concentrerà sugli inquietanti omicidi compiuti ad Atlanta. Eppure come si evince dal trailer rilasciato dalla piattaforma streaming, i protagonisti sono invece in trepidante attesa di incontrare il famigerato Charles Manson. In C’era una volta…a Hollywood i protagonisti sono gli splendidi Leonardo di Caprio e Brad Pitt, che interpretano rispettivamente un attore e la sua controfigura nei film western e che provano a far brillare la loro stella nel magico firmamento hollywoodiano. Il tutto mentre sullo sfondo avviene il famigerato massacro di Sharon Tate. Piccola curiosità, sia nel serial che nel film di Tarantino sarà lo stesso attore, Damon Herriman, ad avere il ruolo di Charles Manson.

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The Manson Family

Charles Manson, nascita di un criminale

A volte capita che non si riesca a credere che una determinata persona sia capace di compiere gesti ignobili. Tutt’oggi si sente di insospettabili che uccidono, torturano e, quando s’intervistano i vicini di casa, i criminali ne escono come persone gentili e rispettose. Ecco questo non sarebbe accaduto con Charles Milles Manson. Cresciuto con una madre prostituta, affidato più volte ad istituti correzionali da cui puntualmente fuggiva, non ci ha messo molto a compiere il primo reato federale. Aveva appena sedici anni. La sua carriera fu costellata da rapine, furti d’auto che poi trasportava da uno Stato all’altro, prigione, libertà vigilata da cui scappava e reati che diventavano sempre più gravi. In carcere prese informazioni anche per avviare una rete di prostituzione e, difatti, per un breve periodo divenne un protettore. Trovò anche il tempo per sposarsi tra un periodo di detenzione e l’altro. Rinchiuso per l’ennesima volta, iniziò a studiare la massoneria, la magia nera, l’esoterismo, la necromanzia e cominciò a suonare la chitarra. Finalmente libero, decise che sarebbe diventato un musicista famoso. “Voleva diventare più famoso dei Beatles”. Ed è in questo periodo che con la sua personalità sociopatica, ma camaleontica, la capacità oratoria, il carisma unito al clima hippy che si respirava in quegli anni, riuscì ad avere i primi adepti alla sua setta.  In poco tempo si costituì la Manson Family, un gruppo dedito alla musica, alla pratica del sesso di gruppo, all’uso di LSD e hashish e che compiva furti e altri piccoli reati per riuscire a sopravvivere. L’ossessione di Manson di diventare un celebre musicista si acuì sempre di più. Conoscere il batterista dei Beach Boys, che utilizzò e trasformò quasi totalmente una canzone del criminale, incontrare numerosi produttori che non lo presero mai sul serio, non fece altro che fomentare la sua follia. In questo clima si scatenò l’impulso omicida del guru che non compì materialmente gli omicidi, ma spinse i membri del suo gruppo a farli.

Il culto del serial killer

Sin da quando Manson fu accusato di essere il mandante degli efferati omicidi, il mondo della psicologia e delle scienze comportamentali s’interessò al suo caso. Il mondo delle sette è vario, ma come riuscì a convincere ad ammazzare innocenti in suo nome mentre lui se ne stava beatamente nella sua fattoria? Ancora oggi un po’ si brancola nel buio, tuttavia gli esperti del settore, psicologi, psichiatri e giornalisti che seguirono il caso, non mancarono di notare il fascino che il delinquente suscitava. Aveva 84 anni, era il 2014, quando Manson ottenne il permesso di sposarsi con una ventiseienne mentre stava scontando l’ergastolo. Si scambiavano lettere da ben dieci anni, lei era appena sedicenne e tanto idolatrava l’amico di penna che cambiò il suo aspetto pur di assomigliare al suo oggetto di culto. Questo disturbo rientra nella branca delle parafilie, la capacità di eccitarsi è strettamente correlato ad una determinata situazione o ad un oggetto. L’ibristofilia nello specifico caratterizza chi è attratto dalle persone malvagie. La capacità di raggiungere l’orgasmo o anche solo di provare desiderio dipende dai crimini commessi dal partner e, in questi casi, si parla di reati estremamente gravi come l’omicidio e lo stupro. È questo che può parzialmente spiegare il fatto che i peggiori delinquenti ricevono lettere d’amore, spesso sessualmente esplicite, che sfociano in matrimoni celebrati in carcere. Manson, nonostante avesse ricevuto l’ok alle nozze, non si sposò ma l’aura misteriosa e seducente attorno alla sua figura non è ancora cessata. Alla morte del mandante degli omicidi di Cielo Drive, la sua popolarità aumentò talmente tanto che addirittura si parlò di nuovo della Manson Family. La malvagità attrae, pare una cosa tanto sconvolgente da digerire ma tutto ciò che ruota attorno ai serial killer e le recenti produzioni ne sono di fatto una dimostrazione.

 

 

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