Schianti lunari: tra batteri spaziali sopravvissuti e il funerale di Yondu

A bordo della sonda israeliana che qualche mese fa si è schiantata sulla Luna c’erano anche migliaia di microrganismi quasi immortali.

Lo scorso mese di aprile la sonda israeliana Beresheet della Società privata SpaceIL ha concluso il suo viaggio con uno schianto. Finora si sapeva che il suo piccolo carico comprendeva la la prima biblioteca lunare di Arch Mission e un archivio digitale. Ora si scopre che il lander lunare trasportava anche migliaia di tardigradi disidratati.

Ci sono ospiti a bordo

I tardigradi sono piccoli invertebrati dotati di una particolare caratteristica: sono capaci di sopravvivere a condizioni ambientali ostili come accade a pochi altri organismi viventi. E si voleva sperimentare se fossero in grado di sopravvivere anche nell’ambiente lunare. A proposito della biblioteca, il fondatore di Arch Mission sostiene che potrebbe essere sopravvissuta all’impatto. E i tardigradi? Se il timore è che possano andare alla conquista del nostro satellite, sembra che non ci sia da preoccuparsi: sono in parte imprigionati in una resina epossidica insieme a milioni di cellule umane, vegetali e microrganismi. In ogni caso, per chi, nonostante tutto, fosse in apprensione per la sorte dei tardigradi, qualcuno sta già pensando a una missione per recuperarli e riportarli a casa.

Passaggio della sonda vicino la Luna.

Come si muore nello spazio?

Anche se la Nasa e le altre agenzie spaziali non hanno un protocollo ufficiale per queste situazioni, esistono diversi scenari che si stanno studiando e ai quali gli astronauti sono addestrati. Il primo è forse la soluzione più ovvia: in caso di morte di un cosmonauta, si potrebbe inviare a Terra il suo corpo con il primo cargo rifornimenti disponibile. Oppure, se un micrometeorite colpisse e forasse la tuta di un astronauta durante una passeggiata spaziale, basterebbero 15 secondi per fargli perdere coscienza. In questo improbabile, ma comunque possibile scenario, il corpo verrebbe probabilmente riportato nell’airlock e lasciato nella tuta, per evitare il rischio più grave: quello che possa rilasciare odori sgradevoli o contaminare ambienti. Una soluzione alternativa potrebbe essere provvedere alla cremazione direttamente nello Spazio: nel 2005 la Nasa ha commissionato uno studio a un’agenzia svedese che si occupa di funerali ecologici. La tecnica prevedrebbe di congelare il corpo del deceduto e solo a quel punto cremarlo in minuscoli frammenti. L’equivalente celeste della sepoltura in mare, e forse la fine più romantica per un astronauta, sarebbe abbandonare il corpo nel vuoto. Gli accordi internazionali per non inquinare lo Spazio non prevedono, al momento, clausole particolari per le salme. Seppellire chi non ce l’ha fatta su Marte sarebbe senz’altro più pratico che aspettare anni per il rientro delle salme, ma porrebbe un rischio di contaminazione batterica del suolo inimmaginabile. Lo scenario più estremo vorrebbe che su Marte si ripeta quando accade ai sopravvissuti di naufragi o disastri aerei: le carni dei deceduti possono diventare una risorsa per i sopravvissuti.

Miniatura di un funerale nello Spazio.

Guardiani della Galassia 2

Un altro metodo, l’abbiamo potuto vedere in Guardiani della Galassia 2. Nell’occasione della celebrazione del funerale nel quale i Guardiani spargono le ceneri di Yondu nello spazio una volta chiusa la salma nella sua bara, venendo poi raggiunti dagli altri gruppi di Ravager, venuti a rendere omaggio a Yondu. Anche se nel primo film era un antagonista bordeline, Yondu è uscito dalla seconda pellicole con una luce completamente nuova. Abbiamo scoperto che il personaggio ha tenuto consapevolmente Peter lontano da Ego per salvargli la vita, non voleva facesse la fine di tutti gli altri figli del Pianeta vivente. Sfortunatamente subito dopo l’agognata riappacificazione, Yondu decide di sacrificarsi per salvare di nuovo la vita a Peter. Anche se è stato molto triste per i fan dire addio al personaggio di Michael Rooker, l’attore ha voluto affrontare l’argomento e l’ha fatto da un punto di vista decisamente umano: “Ogni volta che c’è di mezzo la morte, non è mai felice. Non so se possa essere felice. Non si tratta solo di malinconia, anche in questo caso si tratta di un vero e proprio lutto. La gente che è rimasta, che è sopravvissuta, sono lì per superare il dolore. Il lutto dura per sempre, non se ne va mai davvero. È solo che impari a viverci, ad assorbirlo nella tua vita”.

Immagine tratta dal film.

Alberto Simula

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