Può sembrare un pezzo di antiquariato e, come tanti altri, ha una storia da raccontare, con la differenza che questa è molto più raccapricciante. Siamo in un museo di giocattoli a Kepez: distretto della città di Adalia, Turchia, il quale ospita una bambola molto particolare. Infatti la testa è adornata con i capelli veri di una bambina ebrea, morta durante la sua permanenza ad Auschwitz. Uno strumento di divertimento, destinato alle bambine tedesche, ma concepito dall’orrore patito da loro coetanee. Il 5 maggio appena passato, sono iniziate le ricerche da parte del governo israeliano per trovare la famiglia dell’infante, partendo dal DNA contenuto nei capelli. Riscopriamo la storia ancora una volta tramite la scienza.

Un cenno storico
Gli aspetti più sadici dei campi di concentramento sono oramai di dominio pubblico. Ma fame, freddo ed epidemie sono solo alcune delle crudeltà subite dai deportati. Per l’appunto non bisogna dimenticare l’aspetto lavorativo. Inizialmente i detenuti lavoravano all’ampliamento del campo di concentramento livellando il terreno, costruendo nuovi blocchi e baracche, strade canali di prosciugamento. Successivamente cominciò a far sempre più uso di detenuti, quale manodopera a basso costo, l’industria del terzo Reich. Tra queste troviamo anche fabbriche di giocattoli, per le quali venivano usati i capelli dei piccoli uccisi nei lager.
DNA nei capelli
Come tutti forse sanno, i capelli altro non sono che filamenti proteici. Essi sono caratteristici dei mammiferi, il corpo umano è ricoperto da follicoli che producono peli spessi o radi. Il loro principale componente è la cheratina, la stessa proteina alla base delle unghie e delle corna degli animali. Ogni capello è costituito da midollo, corteccia e cuticola. La corteccia è fonte primaria di resistenza meccanica, inoltre contiene melanina che colora la fibra in base alla sua concentrazione. La cuticola rappresenta lo strato esterno, lipidico che rende la struttura idrorepellente. La porzione vivente dei capelli è rappresentata dal midollo e dal follicolo pilifero, il pelo visibile in sé, che non presenta attività biochimica, è considerato morto. La base contiene invece forme cellulari che producono il fusto. Cellule, contenenti materiale genetico isolabile.

Estrarre DNA
Il livello di questa molecola nei capelli, è piuttosto basso rispetto ad altri tessuti. Nonostante ciò è relativamente semplice estrarlo da campioni freschi. La determinazione del profilo genetico di un individuo comporta la genotipizzazione (l’isolamento) di 16 regioni del DNA (loci). L’analisi di queste zone, viene condotta mediante una reazione enzimatica di amplificazione del DNA, conosciuta come Polymerase Chain Reaction (acronimo: PCR). Questa tecnica consente di amplificare in vitro una specifica regione del DNA copiandola in varie fasi successive, fino ad ottenerne milioni di copie. In pratica, considerando la molecola del DNA come un grosso libro e le regioni come una pagina di questo libro, con la metodica di PCR si ‘fotocopia’ milioni di volte questa pagina, fino ad ottenerne una quantità idonea per l’esecuzione dell’esame. Dopo la reazione di amplificazione enzimatica il profilo genetico viene determinato automaticamente mediante l’impiego di un sequenziatore automatico a tecnologia fluorescente.
La situazione si complica con l’avanzare degli anni. Lo studio dell’antico DNA è ostacolato da due problemi fondamentali. Innanzitutto il materiale genetico decade rapidamente dopo la morte delle cellule,e pertanto sono necessarie circostanze eccezionali (come ambienti freddi e secchi) per la sua sopravvivenza dopo lunghi periodi di tempo. In secondo luogo, spesso i campioni estratti sono ‘contaminati’ da sequenze di DNA moderno che portano fuori strada le operazioni saggistiche. Proprio per questi motivi solo e soltanto questo pezzo ha potuto dare buoni risultati, il giocattolo è sempre passato nelle mani di meticolosi collezionisti e musei.
Purtroppo dunque, non è possibile risalire a tutte le centinaia di bambole arrivate ai giorni nostri. Ma questo piccolo evento, reso possibile dalle nuove tecnologie, ci dimostra ancora una volta il significato del ricordo.
