L’opera di Banksy è distruggere la propria opera, ce lo dice Benjamin

L’opera di Banksy rappresentante una bambina con un palloncino si è autodistrutta al termine di un’asta d’arte a Londra. L’artista ha rivendicato il fatto, spiegando come è stata possibile la realizzazione. La riflessione estetica di Walter Benjamin ci permette di capire più a fondo questo presunto gesto controcorrente e comprenderlo nello sviluppo dell’arte contemporanea.

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“Girl with baloon” di Banksy rappresentata su un cartellone durante una manifestazione di giovani a Barcellona

L’opera “autodistrutta”

Quando la fama di un artista cresce spesso si tende a dimenticare che dietro una costosissima tela c’è il lavoro di un uomo in carne ed ossa. Questo accade in particolar modo quando l’artista interessato vive nell’anonimato. Non sembra però essere il caso di Banksy, famoso artista britannico che ha scelto di vivere nell’anonimato ma è recentemente riuscito a fare parlare tutti di sè. Lo scorso venerdì, durante un’asta di Sotheby’s a Londra, il quadro di Banksy in vendita raffigurante una bambina che tende la mano verso un palloncino si è distrutto una volta venduto. Il quadro è stato battuto all’asta e ad aggiudicarselo è stato un anonimo acquirente telefonico per un valore di 1,2 milioni di euro. Peccato che una volta conclusa l’asta si sia azionato un meccanismo tritacarte all’interno della cornice che ha letteralmente tagliato metà della tela in tante sottili strisce. Numerosi video immortalano lo stupore dei presenti di fronte alla presunta autodistruzione dell’opera appena venduta. Poche ore dopo l’accaduto Banksy ha rivendicato la performance tramite Instagram. Successivamente l’artista ha pubblicato un video sulla piattaforma che illustrava la costruzione della cornice con all’interno il meccanismo tritacarte. Questo meccanismo sarebbe stato attivato qualora l’opera fosse stata messa all’asta. In descrizione al video l’artista ha riportato solo una breve frase di Picasso: «Ogni desiderio di distruzione è anche un desiderio di creazione», lasciando l’atto libero di essere interpretato.

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“Girl with baloon” prima e dopo l’asta

L’arte di Banksy

Originario di Bristol, Banksy è uno dei maggiori esponenti della street art. Lo caratterizza la scelta dell’anonimato, sicuramente spinta dal fatto che praticare street art può causare problemi di tipo legale. La peculiarità della sua arte sta nel rappresentare soggetti semplici e anonimi ma che assumono un tono provocatorio nei confronti di temi politici, sociali e culturali. Quello che ha reso grande Banksy è sicuramente la semplicità che rende universali i soggetti rappresentati, proprio per questo le sue illustrazioni sono diventate simboli importanti nella critica dell’Occidente contemporaneo. Tra i principali temi trattati troviamo la manipolazione mediatica, l’omologazione, gli abusi di potere e lo sfruttamento dei minori. Questi temi sono trattati con semplicità tanto da permettere a chiunque di poter riflettere su di essi, ma a nessuno di rimanere indifferente. Ma l’opera di Banksy non rimane solo una rappresentazione che può essere isolata e significare autonomamente, assume invece un significato fondamentale il contesto in cui questa opera è collocata. Non è un caso che la Madonna con la pistola compaia in centro a Napoli ed assuma un particolare significato di critica a una mafia che si riconosce nei valori cristiani. Lo stesso avviene per il celebre murales apparso sul muro della Striscia di Gaza.

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Murales di Banksy a Napoli
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Murales di Banksy sulla Striscia di Gaza

Il significato della distruzione dell’opera: Walter Benjamin e la performance artistica

Nel corso del 1936 il grande pensatore tedesco Walter Benjamin pubblicò “L’opera d’arte all’epoca della sua riproducibilità tecnica”, saggio di critica culturale che lo avrebbe reso celebre ai posteri. In questo saggio Benjamin analizza come l’avvento di nuove tecniche di riproduzione delle opere d’arte come fotografia e cinema avrebbero influenzato e mutato il rapporto tra opera d’arte e spettatore.

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Walter Benjamin

Secondo Benjamin con l’avvento di questi mezzi tecnici sarebbe venuto a mancare «l’hic et nunc dell’opera, la sua esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova». Questo “hic et nunc” dell’opera d’arte è illustrato dal filosofo a partire dai concetti di “autenticità” e “originalità” che raccoglierà insieme nel concetto di “aura”. In questa opera Benjamin spiega come i modi con cui percepiamo un’opera d’arte variano anche in base ai mezzi che abbiamo a disposizione per osservarla. Con l’avvenzo di fotografia e cinema è venuta meno l’aura dell’opera d’arte (quindi l’importanza della sua autenticità e lo stupore che ne provavamo dinanzi) e quindi la dimensione di culto dell’opera in quanto tale.

Il gesto di Banksy è stato accolto da molti come rivoluzionario e controcorrente. La scelta di distruggere parte di una propria opera venduta all’asta è stata accolta come una critica alla mercificazione dell’arte. La riflessione di Walter Benjamin si offre a noi come strumento per leggere più a fondo questa situazione e capire cosa c’è dietro a questa apparente follia di Banksy. Le sempre più diffuse e sviluppate tecniche che ci permettono di riprodurre l’arte hanno profondamente mutato la percezione dell’arte da parte dello spettatore e a partire dalla seconda metà del secolo scorso ciò è diventato sempre più palese. La percezione dell’arte si è spostata dall’oggetto artistico (dotato di aura) all’happening dell’opera d’arte. Happening è una definizione elaborata per la prima volta da Allan Kaprov, e consiste nella focalizzazione dell’esperienza artistica sull’evento con cui l’arte ci viene presentata. L’opera d’arte (l’esperienza artistica del fruitore) non è più percepita a partire da ciò che viene rappresentato ma l’attenzione è sempre più rivolta verso la performance che l’artista offre nei confronti di chi sta fruendo della sua opera. Questo può avvenire in svariati modi, ciò che conta è che l’opera sia una esperienza che lo spettatore vive in prima persona. In quest’ottica è possibile collocare la presunta distruzione che Banksy ha attuato della propria opera. Il tagliacarte che si aziona al termine dell’asta ha indotto quell’evento, al centro del quale vi è l’arte dell’artista, che riesce a valorizzare l’esperienza artistica e rispecchia a pieno il modo di percepire l’arte che gli artisti contemporanei sfruttano in una infinità di modi. Risulta evidente che coloro che hanno fruito dell’evento artistico sono pochi e l’evento non si ripeterà, ma sono proprio gli strumenti di riproduzione tecnica (smarphone e videocamere) a permettere ad ognuno della fruizione di questa esperienza. In quest’ottica diventa quindi difficile giudicare il gesto di Banksy come rivoluzionario proprio perchè si colloca all’interno di una riflessione sull’arte sempre più popolare tra gli artisti contemporanei. Il giudizio sull’ evento è però cosa che riguarda ognuno di noi. Così come quando ci troviamo di fronte ad un Picasso risulta impossibile non formulare un giudizio, allo stesso modo questa follia di Banksy saremo costretti a giudicarla in qualche modo. Che questo giudizio sia positivo o negativo non importa. Quello che esige ogni opera l’arte è solo il nostro personale giudizio.

Edoardo Dal Borgo

 

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