Welcome to the machine: l’alienazione e l’uomo massa nei Pink Floyd e nel primo ‘900

Il fenomeno della massificazione: l’alienazione dal proprio Io in favore della riconoscibilità sociale.

Welcome to the machine è una canzone dei Pink Floyd, contenunta nell’album Wish you were here. Il testo del brano è breve, poche frasi ma molto incisive. Vuole presentarsi come una denuncia nei confronti della massificazione e della società che sta sopprimendo l’individuo:

Welcome, my son,
welcome to the machine.

Where have you been?
It’s alright, we know where you’ve been.
You’ve been in the pipeline, filling in time,
Provided with toys
and ‘Scouting for Boys’.
You bought a guitar
to punish your ma,
And you didn’t like school,
And you know you’re nobody’s fool,
So welcome to the machine.

Welcome, my son,
welcome to the machine.
What did you dream?
It’s alright, we told you what to dream.
You dreamed of a big star,
he played a mean guitar,
He always ate in the Steak Bar
He loved to drive in his Jaguar.
So welcome to the machine.

Ogni concetto espresso è ricondotto a questa macchina, che sembra imponente e spaventosa. Questa immagine è favorita dalla musica, che esprime anche una sorta di alienazione e vi trasporta anche l’ascoltatore. Il tema dell’alienazione è presente in tutto l’album, ed è strettamente collegato, in Welcome to the machine, col tema dell’uomo massa. L’uomo massa rappresenta infatti la non-presenza.

Immagine correlata
La massa confusa di uomini che si fonde ai piedi della gigante macchina

Il brano rappresenta l’assenza che affligge i tempi caotici in cui i Pink Floyd si trovano a suonare (il riferimento è agli anni ’70), e l’album è in particolare un’accusa contro la spietata macchina dell’industria musicale che si fa metafora del sistema coercitivo alla base dell’organizzazione della società. Una presenza-assenza che baratta la riconoscibilità sociale con l’alienazione dal proprio Io.

La crisi e l’alienazione all’inizio del ‘900

Il processo di alienazione inizia ad emergere, in letteratura come in filosofia, verso la metà del XIX secolo – si pensi a Marx o Dickens – , ossia nel momento in cui l’Industrializzazione ha preso piede in tutta Europa: il lavoro manuale diventa meccanizzato, l’operaio viene ridotto ad una appendice della macchina, vengono introdotti il Taylorismo e il Fordismo, che rendono il lavoro operaio sempre meno qualificato e qualificante e sempre più meccanico e ripetitivo causando un depauperamento del mondo umano.

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“fiumi di gente”

Il Modernismo, un movimento filosofico-estetico, nacque dalle enormi trasformazioni della società occidentale durante la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, come la psicoanalisi freudiana, il relativismo di Einstein e la concezione di tempo soggettivo di filosofi come Bergson e James. Tutto questo confluisce in alcune grandi opere tra cui “La terra desolata” di T. S. Eliot, che è senza dubbio la più rappresentativa: l’alienazione è la perdita di individualità dovuta alla massificazione della società, è la crisi di quei valori puri e immacolati che caratterizzavano le forme di vita primitive, lo smarrimento dell’uomo moderno, che perde di vista se stesso per essere incanalato in fiumi di gente e che non può più trovare quel principium individuationis che lo contraddistingue da tutti gli altri.

L’uomo viene ridotto ad un soggetto «unidimensionale», schiavo di falsi bisogni, inibenti una vita realizzata in tutti gli aspetti e le molteplici potenzialità della natura umana.

Il video della canzone:

Credo che Welcome to the machine si avvicini molto a The waste land di Eliot esprimendo con forza la perdita di individualità. Anche il video della canzone è molto significativo: l’immagine di questa macchina ferrosa somigliante ad uno scarafaggio, che poi diventa un enorme parallelepipedo.

L’immagine della testa mozzata che sembra putrefatta e cade a terra, il lungo fermo immagine e poi pian piano resta solo lo scheletro. Tutto ciò trasmette chiaramente l’immagine della desolazione.

 

Di nuovo abbiamo il fermo immagine e poi compare l’imponente parallelepipedo che si staglia su una terra desolata e poi viene inondato da sangue, che si trasforma in braccia che si muovono confuse, una folla, che si avvolge intorno alla macchina, e questa che, nel finale, si alza in volo, andando via con la musica che riproduce una sorta di motore.

Le sonorità della canzone sono metalliche e incalzanti, e non è presente la batteria, la canzone è principalmente composta con i sentetizzatori, per creare appunto questi suoni bizzarri, sperimentali, e molto evocativi.

Elena Gallo

 

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