Il fascino della Luna: dalla prima fotografia di John Draper a Ciàula di Pirandello

La Luna e il suo fascino. Dalla sua prima fotografia, un dagherrotipo ottenuto da John William Draper, allo stupore del giovane Ciàula nella novella di Pirandello.

Gianluca Masi’s Photography, via Instagram (@up_and_down_the_horizon)

Il fascino della Luna è innato e intramontabile. Oggetto di miti e leggende di vario tipo, è da sempre un fisso punto di riferimento. Basta alzare gli occhi al cielo per osservarla, silenziosa e costante nel periodare delle sue fasi. Ma la Luna è da secoli anche oggetto di studio e di ricerca.

Fotografare la Luna

Si è da poco celebrato il cinquantesimo anniversario del primo allunaggio, impresa che è stato possibile portare a compimento grazie alle ricerche di moltissimi studiosi e tecnici. Tra le fonti di analisi della Luna c’è la sua prima fotografia: un dagherrotipo ottenuto nel 1840 da John William Draper, chimico inglese. Si tratta di un’immagine poco nitida, realizzata in camera oscura con un antico processo che richiedeva tempistiche lunghe, ma è tuttavia di grande rilevanza per la storia dell’astronomia, insieme ad altre immagini che hanno contribuito allo studio del Satellite e alla preparazione per l’allunaggio. Oggi è più semplice ottenere immagini di alta qualità della Luna e degli altri corpi celesti, con fotocamere digitali o con altre apparecchiature elettroniche, mediante alcune tecniche che differiscono da quelle della fotografia classica per i tempi di esposizione.

La prima “fotografia” della Luna, ottenuta da John William Draper.

Ciàula scopre la Luna, Luigi Pirandello

Tra gli autori che hanno descritto il fascino della Luna c’è il celebre scrittore Luigi Pirandello. Tra i 365 racconti della sua raccolta “Novelle per un anno” si trova infatti Ciàula scopre la luna, che racconta, con tono fantastico, lo stupore che prova un giovane minatore nell’osservare la Luna. L’ingenuo protagonista Ciàula ha paura più del buio della notte che di quello della miniera, familiare per lui come il grembo materno:

Cosa strana: della tenebra fangosa delle profonde caverne, ove dietro ogni svolto stava in agguato la morte, Ciàula non aveva paura, né paura delle ombre mostruose, che qualche lanterna suscitava a sbalzi lungo le gallerie, né del subito guizzare di qualche riflesso rossastro qua e là in una pozza, in uno stagno d’acqua sulfurea: sapeva sempre dov’era; toccava con la mano in cerca di sostegno le viscere della montagna: e ci stava cieco e sicuro come dentro il suo alvo materno.”

Una notte, costretto a proseguire il lavoro, è stremato dalla fatica accumulata durante il giorno e al contempo terrorizzato dall’idea di doversi trovare nel buio più totale a portare il carico verso l’uscita della miniera. Prosegue lento e crede di non farcela, fino a quando si trova davanti agli occhi la Luna. È come una rivelazione, come se non l’avesse mai vista prima. Non si era mai curato della sua esistenza, eppure in quella faticosa e spaventosa notte la sua visione aveva azzerato la stanchezza e lo sconforto. È il fascino della Luna, e Pirandello in maniera sublime ne descrive gli effetti, facendo in modo che il lettore possa per un attimo immedesimarsi nel povero Ciàula.

Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento. Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna. Sì, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna? Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna… C’era la Luna! la Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.”

Dalla prima fotografia ottenuta ai tanti racconti che la vedono protagonista, passando per il primo allunaggio, la Luna conserva un fascino che non riesce a passare indifferente. Le sue fasi influenzano miti e credenze e sono fonte di ispirazione per fotografi e artisti.  Il poeta Carl Sandburg riteneva la Luna l’unico amico con cui chi è solitario può parlare. Essa ci osserva tutti e si lascia osservare: con la Luna sopra di noi possiamo tutti sentirci più uniti e meno soli.

Chiara Maria Abate

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