Rimorchiare facile? Dal cinema delle origini ai videogiochi, guida per attaccare bottone sotto l’ombrellone

Stanchi di passare le estati a fare il sudoku sotto il sole? I tuoi amici continuano a limonare mentre tu fai la candela giocando a Candy Crash?
Mettiti in gioco e sfoggia le tue abilità dialettiche!
Benvenuto nella guida su come diventare un acculturato e non farti friendzonare dalla cotta estiva.

D’estate i bisogni biologici sembrano portarci tutti verso un’unica conclusione: non è più la primavera la stagione dell’amore!

E, se le coppiette si godono i giorni caldi e le vacanze da passare insieme, vezzeggiandosi ed amoreggiando privi di decenza… poi c’è LUI (o lei): quello che si guarda attorno e vede tutte le coppiette felici, gli amici che limonano, coppie che condividono la granita e si scambiano sguardi languidi sotto gli occhiali da sole.

Il tizio candela è colui che, appena uscito da una rottura, o in perenne ricerca di una compagna, ha lo scopo di sentirsi il terzo incomodo, invidiando un po’, a volte, gli amici e le coppiette circostanti.

In un mondo in cui i social hanno un ruolo non indifferente, è sempre più difficile riuscire ad “attaccare bottone” nella vita reale con la tipa/il tipo dell’ombrellone a fianco.

Ma non disperate, prendete carta e penna ed iniziate a segnare appunti, ecco un paio di argomenti di conversazione che possono tornarvi utili!

Netflix compagno di vita

Prima regola del tentato rimorchio: trova dei punti in comune.

Black Mirror Bandernach

Chi non conosce il film Bandersnatch? Quando è uscito su Netflix il mondo ha gridato alla rivoluzione del cinema.

Scherzi a parte, Bandersnatch è stato un’esperimento molto carino, ma che sicuramente poteva essere gestito meglio.
Per chi non avesse idea di ciò di cui sto parlando, è il film interattivo che Netflix ha lanciato quest’inverno, buone promesse, ma il dover ricominciare da capo in caso di scelta errata non è stata proprio la scelta migliore per la sceneggiatura.
Se non l’avete visto, andatelo a vedere, ne scoprirete lo scopo a breve…

Amante dei videogiochi

Detroit Become Human

Cos’è un videogioco se non un intrattenimento per raccontare una storia?
Sono molto più interattivi dei film, è vero, ma c’è chi ha fatto un passo in avanti rispetto al caro e vecchio Black Mirror.
Se non lo avete ancora provato, vi sfido ad una maratona per finire nel minor tempo possibile Detroit Become Human in modalità esperto.

Il gioco si costruisce infatti sulle tue scelte, tre personaggi, tre storie che si intrecciano per tutto il gioco, tantissime scelte che possono portarti a perdere il personaggio per sempre, tutto in un set grafico iperrealistico di cui è impossibile non innamorarsi.

I tre personaggi (Kara, Connor e Markus), in una Detroit del 2038, sono degli androidi che, come molti altri, iniziano a manifestare dei problemi di devianza (no, non diventano dementi), iniziando a provare sentimenti umani a causa di un virus nel sistema.

La loro sorte sarà garantita dalle tue scelte…

L’hai corteggiata, ora catturala!

Qui arriva il momento in cui dovrete sfoggiare tutto il vostro charme e diventare dei veri e propri radical chic!
Come unire quelli che possono apparentemente sembrare degli argomenti banali come un film su Netflix ed un videogioco?

Mettete il papillon alla Sheldon e seguitemi in un viaggio nella storia del cinema…

Young Sheldon

Il cinema delle origini era ben diverso da quello a cui siamo abituati oggi: le immagini erano accompagnate da un vero e proprio narratore che illustrava la storia, prive di audio o sottotitoli, erano come dei quadri mobili, pronti a mostrare qualcosa.
Le scene girate con la cinepresa e racchiuse in bobine di rullini venivano aggiunte o sottratte, a seconda del pubblico che vi si presentava davanti.
Nel film del 1903 The Great Train Robbery (La grande rapina sul treno), Porter gira tantissime scene, dando vita ad una cosa che oggi può sembrarci banale: il montaggio.

Due fotogrammi da “The great train robbery”, Porter 1903

Le scene, girate tutte separatamente, erano appunto intercambiabili ed il narratore poteva decidere se mantenerle od ometterle.
Una scena famosissima di questo film è per esempio quella del bandito che spara verso la macchina da presa, questa raramente veniva mostrata in presenza di donne o bambini, che non erano abituati ai livelli di violenza ed horror mostrati oggi sul grande schermo.

La storia si evolveva quindi anche a seconda dello spettatore, il narratore poteva creare dei dialoghi immaginari che non erano stati previsti dal regista (che al tempo era anche lo sceneggiatore) e cambiarli ad ogni spettacolo, oppure attenersi alla semplice descrizione della scena.

Riuscire a far coincidere il vecchio con il nuovo, l’antico ed il moderno è sempre stato il sacro Graal degli artisti e, se dopo tutti questi discorsi non sarete ancora riusciti a far colpo sulla vostra preda, scusatevi e spiegategli che avete solo ascoltato le boiate scritte da una del Superuovo e ridete un po’ su quest’articolo, avere qualcuno di cui parlar male favorisce tantissimo ad empatizzare con qualcuno appena conosciuto!

Alice D’Amico

 

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