Vittoria e Abdul: la storia di un’amicizia segnata dal pregiudizio

Basato sull’omonimo romanzo di Shrabani Basu, Vittoria e Abdul si concede qualche variazione poetica per raccontare una emozionante storia d’amicizia che riesce a donare una visione inusuale di uno dei sovrani più famosi di sempre.

Vittoria e Abdul (www.guidaskytv.it)

Abdul Karim, un umile impiegato indiano giovanissimo viene scelto per consegnare un omaggio alla regina Vittoria, il giorno dei festeggiamenti del giubileo per i cinquant’anni del regno. Questo contatto nato davvero per caso, sarà soltanto l’inizio di una incredibile storia di amicizia.
Il giovane uomo ricoprirà un ruolo fondamentale nella vita della regina Vittoria: diventerà infatti prima il servitore, poi il segretario e infine il “Munshi”, il maestro spirituale, della sovrana e imperatrice. Discreto, onesto e umile, il ragazzo saprà arrivare al cuore di una sovrana che detiene nelle sue mani il potere, ma che è in realtà un’anziana signora molto sola. I due si scambiano profonda stima, conoscenze sul mondo, punti di vista e tanto affetto. Tanto da far insospettire tutti.

L’amicizia tra i due non soltanto sarà fonte naturale di pettegolezzi e dicerie, ma il loro rapporto, così saldo e intimo arriverà a infastidire e spaventare la famiglia reale e la corte dei più prossimi al trono.

Incontro alla corte (www.zaptv.it)

Il personaggio della regina

La regina di “Vittoria e Abdul” è una donna anziana, sensibile e profondamente reale, affamata di cibo, conoscenza e amore. Una donna sola, prima che un personaggio politico a capo dell’impero più potente del mondo, magistralmente interpretata da Judi Dench e di cui il film ci fornisce un perfetto ritratto.
La sua profonda fragilità e umanità emergerà grazie all’incontro con Abdul. Se da una parte a spingerla verso il ragazzo indiano c’è infatti il desiderio di conoscere una cultura diversa e un continente di cui, pur essendo regnante, Vittoria non sa praticamente nulla, dall’altro è sicuramente il bisogno di affetto, di un rapporto disinteressato che la farà avvicinare al servitore indiano.
E proprio sulla genuinità di questo rapporto ruota in realtà tutta la narrazione. Se il primo commento che farà Vittoria riguardo ad Abdul riguarderà il suo bell’aspetto, dall’altra parte anche il giovane non mancherà di esaltare il rapporto con la regina che dichiarerà essere più importante di quello con sua moglie. Gradualmente Abdul Karim inizierà a raccontarle del suo Paese lontano, delle correnti filosofiche che erano nate lì, a prepararle piatti della cucina tradizionale e la regina sarà sempre più colpita da quel giovane intelligente. Lo osserva, scoprendone le qualità, si affeziona. Il loro rapporto si fa più profondo, abbattendo le barriere delle classi sociali e della religione. Insomma, tra la regina Victoria e Abdul Karim nasce una vera e propria amicizia in cui non c’è più traccia di formalità.

Lezioni di indiano (www.cinecriticaweb.it)

Lo scandalo a corte

Abdul era musulmano, di infimo ceto sociale, eppure era la persona più vicina in assoluto alla Regina Vittoria, il monarca più potente del pianeta. La regina portava il proprio maestro ovunque, in viaggi e cerimonie ufficiali, e diversi la accusarono di aver perso la ragione. Vittoria difese le proprie decisioni con coraggio, e garantì ad Abdul una pensione dorata concedendogli diversi terreni in India. L’entourage della sovrana e la Royal Family al completo, però, disapprovavano quella strana relazione: una monarca non poteva e non doveva trattare il suo servo come fosse un confidente e tantomeno richiedere la sua presenza in ogni viaggio ufficiale. Inutile dire che anche fuori dalle mura del palazzo reale molti fraintesero l’amicizia assolutamente platonica tra Victoria e Munshi. L’invidia fece il resto, la corte pensò di intervenire in modo deciso per troncare quell’amicizia scomoda e che tanto dava adito a pettegolezzi; quando la regina morì i suoi familiari attuarono una vera e propria opera di ostracismo per cancellare quel legame dalle pagine della Storia.
Il funzionario indiano non poté fare nulla, se non assistere, mortificato, alla cancellazione di una parte importantissima e piena di affetto della sua vita. Venne rispedito in India il più in fretta possibile, perché la sua sola presenza ricordava a tutta la Royal Family un episodio reputato vergognoso ma che, invece, nulla aveva mai avuto di disdicevole.

Come Allport definisce i pregiudizi

Il pregiudizio rappresenta per Allport un giudizio anticipato rispetto alla valutazione dei fatti. Tale giudizio anticipato non sarebbe tuttavia solo ed esclusivamente negativo, ma può avere anche una natura positiva. In quanto atteggiamento sfavorevole e ostile, si caratterizza per una generalizzazione falsa e inflessibile che può essere diretta ad un gruppo sociale o ad un individuo in quanto appartenente a quel gruppo. Il pregiudizio implica il rifiuto di mettere in dubbio la fondatezza dell’atteggiamento stesso. Le cause alla base del pregiudizio, sostiene Allport, possono essere molteplici e rintracciabili nei processi cognitivi. Per combatterle circa 60 anni fa lo psicologo formulò la celebre ipotesi del contatto. Secondo questo autore, il pregiudizio e la discriminazione nascono dalla mancanza di conoscenza tra membri di gruppi diversi. Quindi, se alle persone viene data l’opportunità di incontrare individui appartenenti all’outgroup, esse scopriranno che in fondo molti pregiudizi e stereotipi sono errati. Di conseguenza, miglioreranno i loro atteggiamenti e comportamenti nei confronti dell’outgroup. È importante notare tuttavia che non sempre il contatto porta a migliori relazioni intergruppi, dunque per ottenere effetti positivi sulle relazioni intergruppi è necessario che il contatto avvenga tra persone con status uguale nel contesto considerato e che la relazione sia cooperativa, volta al raggiungimento di scopi comuni e caratterizzata da sostegno istituzionale (cioè, che avvenga in un clima sostenuto da norme sociali favorevoli al contatto tra i gruppi). Inoltre, il contatto deve favorire lo scambio di informazioni personali e portare alla formazione di amicizie intergruppi durevoli.

Intercultura (www.veresenews.it)

Elvisa Pinto

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.