Violenza armata negli Stati Uniti: tre sparatorie in una settimana tra scarica barile di responsabilità

Tre Sparatorie in una settimana due delle quali a meno di un giorno di differenza, mentre la leadership americana cerca a chi dare la colpa.

Ormai sembra quasi un appuntamento fisso, il genere di storia il cui articolo avrei potuto scrivere in anticipo, aspettando che qualcuno da qualche parte negli Stati Uniti mi desse ragione di pubblicarlo. Questa volta però il qualcuno in questione sono state tre persone diverse che non si conoscevano in tre parti diverse del paese che, con un tempismo che sarebbe quasi comico, se non fosse per la scia di sangue che questi eventi hanno lasciato dietro, in meno di tre giorni hanno spento 31 vite al momento in cui sto scrivendo con altrettanti feriti in condizioni più o meno gravi.

Le Tre Tragedie

Facciamo un rapido excursus sugli eventi, giusto per capire di cosa stiamo parlando.

El Paso, Texas

Nella famosa catena di Centri Commerciali Walmart, il 27enne Patrick Crusius, imbracciando un kalashnikov AK-47, ha aperto il fuoco sulla folla di clienti, causando 20 morti, tra cui 4 bambini, e almeno 30 feriti. Il killer prima di compiere il gesto folle, aveva pubblicato sui suoi social un “manifesto” incitando all’odio verso la comunità Ispanica, molto numerosa nella cittadina Texana, che risiede proprio lungo il confine con il vicino Messico. In seguito la polizia è riuscita ad arrestare il terrorista dalle simpatie di estrema destra.

Dayton, Ohio

La strage di Dayton invece è tutt’ora sotto investigazione in quanto dei due aggressori, uno è stato ucciso e l’altro è riuscito a fuggire in auto investendo altri pedoni, per fortuna rimasti solo feriti. Le dinamiche risultano poco chiare ma da quello che si è riusciti a ricomporre, intorno all’una di notte è iniziata una colluttazione difronte un bar che è poi sfociata in una sparatoria che ha ucciso 9 persone e ne ha lasciate 14 ferite più le due investite nella fuga. Il movente sembrerebbe stando ai testimoni il rifiuto da parte del buttafuori di far entrare nel locale il 24enne Connors Betts, l’assalitore rimasto poi ucciso nel conflitto a fuoco con la polizia.

San José, California

Durante il Gilroy Garlic Festival, l’annuale festa dell’aglio della città, che attira circa 80.000 persone ogni anno, un uomo sulla trentina indossando giubbotto antiproiettile e vestiti mimetici non ancora identificato, ha iniziato a sparare con un fucile sulla folla, uccidendo 5 persone tra cui un bambino di 6 anni e ferendone altri 11. In seguito all’arrivo della Swat il folle è statto accerchiato e ucciso, e per adesso, sia il motivo sia l’identità del killer rimangono da verificare.

 

La Reazione del mondo Politico

Nel 2019 sono già 246 i morti per mano di «killer solitari», significa in media più di uno al giorno, 32mila incidenti dall’inizio del secolo con 8.438 morti. Tutto questo solo negli Stati Uniti dove stragi di questo tipo di stragi sono esponenzialmente più frequenti che in qualunque altro paese del mondo, agli occhi del pubblico e degli esponenti del partito Democratico americano il problema risiede nell’abbondanza e nella facilità di reperimento di armi nel paese, arrivata a una quantità tale che si stimano ci siano più armi negli Stati Uniti che persone per premere il grilletto, 393,347,000 armi registrate a fronte di una popolazione di 326,474,000. E mentre la retorica del “non sono le armi ad uccidere ma le persone” da parte della NRA (National Rifle Association, la lobby americana delle armi) tende a non fare più presa sul pubblico, il partito Repubblicano cerca di spostare la colpa sui videogiochi che diventati troppo violenti, sarebbero colpevoli di incitare i giovani a commettere i crimini più efferati per divertimento. Questo scontro è ben visibile nella battaglia a suon di tweet tra il Presidente Trump e Beto O’ Rourke uno dei candidati democratici nativo di El Paso, uno dei luoghi colpiti dalla tragedia, che accusa il presidente di aver aizzato i nazionalisti a commettere crimini violenti con la sua retorica.

Il carro del perdente

Ci sarebbero da dire molte cose a fronte di quanto successo e di come la classe dirigente reagisce a queste tragedie, tra chi da la colpa ai videogiochi dimenticando che anche il resto del mondo gioca a Call of Duty, ma le vittime di armi da fuoco civili, fuori dei confini americani non si sono mai contate in migliaia. O chi da la colpa alla retorica del presidente quando in almeno uno dei casi di cronaca che hanno scatenato il dibattito pubblico internazionale, il movente del gesto sarebbe una bevuta negata. Come al solito tutto il mondo è paese quando si tratta di sciacallare tragedie per proprio guadagno politico. Non si parla nemmeno tanto di salire sul carro del vincitore, ma di buttare di prepotenza i propri avversari su quello del perdente, senza nessun reale pensiero alle vittime della oltre il classico avrei potuto essere io;

E con l’unica differenza tra chi lo pensa delle  vittime e chi del carnefice, perchè una cosa è certa, questo non sarà l’ultimo sangue versato  in storie come questa, e io posso già cominciare a preparare il prossimo articolo.

 

Christian Caivano

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