L’evoluzione della pena di morte dai supplizi al panoptismo di Bentham

L’evoluzione della pena di morte dai supplizi al panoptismo di Bentham

19 Aprile 2019 0 Di Francesco Rossi

L’esecuzione più nota nella storia per quanto concerne la pena di morte è sicuramente quella esercitata su Gesù Cristo, e se voi siate credenti o no mi auguro vi siate chiesti il perché di una pena così tanto macabra come la crocifissione: come racconta il vangelo, andando ovviamente a riprendere solo le parti attinenti al nostro discorso, Cristo venne crocifisso assieme ad altri due ladroni i quali furono giustiziati in tale e quale modalità. Ma come si sono evolute le esecuzioni delle pene e le differenti modalità? Quali erano le ideologie che portavano a compiere pratiche così empie sugli esseri umani?

I supplizi

L’età dei supplizi ripercorre la fine del Medioevo fino al XVIII secolo, quando iniziarono a mutare completamente le pratiche concernenti le esecuzioni mortali. Se volessimo analizzare al meglio in che cosa consiste un supplizio dal punto di vista oggettivo potremmo riassumerlo come un esercizio disumano praticato da una figura detta boia, allo scopo di punire un individuo per una qualsivoglia azione che non andasse a ricevere le grazie del sovrano. La pena di morte in questo caso non ebbe delle ragioni concernenti un apparato giuridico che prevedesse tale conseguenza dinnanzi al reato, ma la pena di morte era prevista all’ordine del giorno come unica modalità di esecuzione. Le pratiche disumane compiute dalla figura del boia, che potremmo definire il “braccio operativo” del sovrano hanno dell’inimmaginabile: basti pensare che il condannato non avesse neppure una minima idea sulle modalità delle procedure poiché ai comuni cittadini non era lecito neppure saperlo. Il corpo del suppliziato non si limitava ad essere reso esanime, ma veniva ulteriormente massacrato mediante pratiche disumane quasi come se il corpo dovesse scomparire nel nulla: bruciature, amputazioni di arti, cavalli legati con delle corde agli arti che avrebbero dovuto in corsa distruggere braccia e gambe del suppliziato, corpi divisi a metà, decapitazioni, impiccagioni, tutto praticato con una creatività per la morte che farebbe invidia a qualsiasi assassino. Per concludere cosa ulteriormente aggravante è che le esecuzioni fossero pubbliche quindi spettacolarizzate, e che il pubblico amava deridere ed incentivare il boia a colpire.

Contro la pena di morte

Nel XVIII secolo cambiano completamente le modalità, siamo nell’età dei Lumi e un uomo molto noto di nome Cesare Beccaria si dichiarò contro la pena di morte e contro le tipiche pratiche dei supplizi. La pena di morte per l’Illuminismo è ritenuta inutile proprio a causa delle idee che sgorgano in questo periodo: dinnanzi ad un reato il torto non è tanto riferito al sovrano ma all’autore del reato stesso che ha messo in pericolo la società o l’ha contaminata con azioni errate. Cosa fondamentale per il periodo illuminista è che l’individuo in quanto tale deve essere rispettato nella sua incolumità fisica e di conseguenza non gli verrà esercitata nessuna pratica di violenza corporea. Con Beccaria cambia completamente l’idea di sistema penale ed egli è il primo ad avere l’idea di pena retributiva che preclude la clausola che ogni pena deve essere direttamente proporzionale alla natura nel delitto, e di conseguenza una pena proporzionata toglie l’idea di commettere un reato poiché ritenuto svantaggioso. Il calcolo costi- benefici che dovrà compiere il futuro imputato è errato, quindi preferisce evitare di sporcarsi le mani. Nell’età dei Lumi è molto più avanzato il senso ideologico, la concezione dell’uomo come essere razionale viene esaltata, come d’altronde viene compresa la natura edonistica dell’uomo che deve essere soddisfatta.

Il panoptismo

Parlare di prigione non è molto semplice, ma quando nel XIX secolo Bentham che viene ritenuto l’ideatore per eccellenza del sistema detentivo ideò il Panotpticon, ci si rese conto che il carcere sarebbe stato la conseguenza più giusta per un reato. Con panopticon si intende una struttura detentiva la quale è caratterizzata da una serie di celle poste in cerchio le quali affacciano presso un terrazzo comune, sono trasparenti ma le mura laterali sono coperte, in modo tale che tra ogni detenuto non vi possa essere rapporto neppure semplicemente visivo. In mezzo al cerchio vi è una torre, detta la torre dei sorveglianti, la quale mediante un gioco di ombre e tende non rende possibile comprendere al detenuto se sia osservato o meno. Lo scopo del panopticon è proprio quello di rendere i detenuti in soggezione poiché sospettosi di essere perennemente osservati anche quando in realtà non lo sono. Con il panopticon nasce il primo modello di prigione. 

Lo scopo primario di questa struttura è quella di pedagogizzare l’individuo alla calma, la pazienza, alla riflessione, affinché quando sia nuovamente risocializzato abbia ottenuto le norme ed i valori adatti a poter divenire di nuovo attore sociale.

In conclusione, il dibattito sulla pena di morte è ancora aperto, alcuni ritengono sia utile altri meno, io, in maniera completamente imparziale vi spingo alla riflessione.

Simona Canino