Nel 2013 esce nelle sale il film Snowpiercer, tratto dal fumetto francese che ha riscosso molto successo a livello internazionale. La struttura sociale raccontata nel film ci offre numerosi spunti di riflessione sulla teoria del comunismo di Marx, in particolare sulla sua possibile applicazione nella realtà.

Il seguente articolo può comportare la presenza di SPOILER per il film.

La teoria marxista del comunismo: le basi

Per capire l’importanza del film, è doveroso introdurre il concetto espresso dal filosofo e teorizzatore Karl Marx in merito al comunismo. Sostanzialmente è a Marx stesso che va riconosciuto il merito per aver teorizzato la concezione di società secondo un modello comunista. Egli si affida molto alla filosofia di stampo hegeliano e alla storiografia, individuando i fattori che hanno portato al dominio del capitalismo. Secondo il filosofo tedesco, la storia si è sempre distinta per una perenne lotta di classe, tra coloro che detenevano il potere basato sulla proprietà privata e coloro che lavoravano alle dipendenze di questi. Come per il feudalesimo, in cui si rapportavano due classi sociali distinte come il proprietario terriero e il servo della gleba, anche nell’epoca di Marx vi è un’impostazione sociale simile definita, per l’appunto, ‘capitalismo’, nella quale si rapportano due classi sociali: la borghesia e il proletariato. La borghesia è l’emblema della diffusione dell’ideologia capitalista, che rompe la tradizionale economia precedente, rivoluzionando il modo di ottenere ricchezza e di vendere merci. Precedentemente, infatti, si vendeva la merce (M) per ottenere denaro (D), investito poi per acquistare altra merce (M). Con l’avvento del capitalismo il sistema muta partendo da una quantità di denaro, definita capitale (D1), investito per l’acquisto di merci (M) che verranno poi vendute per accumulare altro denaro (D2), definito plusvalore. Il sistema capitalistico mira quindi ad accumulare ossessivamente il capitale per far crescere il proprio profitto, senza poter fare a meno della forza lavoro (P) del proletariato. Essa, infatti, rappresenta l’elemento imprescindibile per far sì che la borghesia, proprietaria dei mezzi di produzione, abbia un plusvalore ed è fondamentale per capire Marx quando parla di ‘lotta di classe’ e ‘rivolta del proletariato’.

Karl Marx. (Fonte: wired.it)

La teoria marxista del comunismo: la visione futura

Secondo Marx, il proletariato è sottoposto a una condizione di sfruttamento da parte della borghesia. Essendo la forza lavoro l’unica cosa che può offrire un operaio, essa viene considerata dal borghese un mezzo del quale servirsene per accumulare capitale, a discapito dei diritti umani. L’operaio si vede costretto a lavorare più di quanto gli spetti, con salari davvero molto minimi. Qui si profila, quindi, la rivolta del proletariato tanta promossa da Marx, con la quale il proletariato deve riprendere possesso della consapevolezza del proprio ruolo, comunque fondamentale, nei processi di produzione affinché si spezzi il ciclo di sfruttamento che giova soltanto ai borghesi, detentori della proprietà privata. Riuscendo in questo intento si profila un periodo di ‘transizione’, nel quale si instaurerebbe la cosiddetta dittatura del proletariato, finalizzata allo ‘smembramento’ del sistema capitalistico precedente per entrare nella fase propria del comunismo (ovvero ‘comunità’). Il comunismo è quindi quell’ordine sociale in cui il proletariato riprende possesso dei propri diritti umani, collettivizzando i mezzi di produzione e abolendo la proprietà privata, in modo da porre tutti sullo stesso piano sociale senza più alimentare alcuna lotta di classe.

Il Quarto Stato, di Giuseppe Pellizza da Volpedo. (Fonte: analisidellopera.it)

Snowpiercer: l’utopia dell’uguaglianza sociale

Il film del regista sudcoreano Bong Joon-ho ci porta a una riflessione interessante sull’effettiva concretizzazione dell’ideologia comunista sull’uguaglianza sociale. Il film racconta di un mondo distopico in cui l’umanità ha creato una sostanza gelante per raffreddare il clima, ormai pesantemente condizionato dal riscaldamento globale. Purtroppo essa sfugge al controllo umano, ribaltando il clima in un’era glaciale che impedisce la continuazione della vita sul suolo terrestre. L’umanità, ciò che n’è rimasto almeno, si riorganizza, riservando le proprie speranze verso il magnate dei trasporti Wilford, il quale costruisce una locomotiva rompighiaccio, lo Snowpiercer, atta a ospitare l’umanità intera, che produce calore continuo per permetterle di essere sempre in movimento intorno al globo. Nella locomotiva vi è una rigida divisione di classi in cui la parte più povera è costretta a rimanere nelle ultime carrozze, strette e in pessime condizioni igieniche, con limitate razioni di cibo costituite in barrette proteiche di dubbia provenienza. I ricchi, invece, occupano le carrozze anteriori, in ottime condizioni di vita e caratterizzate dal lusso sfrenato. Il malcontento per le proprie condizioni spinge i poveri a ribellarsi in una rivolta guidata da Curtis, con l’obbiettivo di raggiungere la testa del treno e deporre Wilford dal controllo discriminatorio dell’intera locomotiva.

La fazione delle ultime carrozze, guidata da Curtis. (Fonte: andsoitbeginsfilm.it)

Con il percorrere delle carrozze del treno vengono fuori parecchie verità come il passato di Curtis sul treno, caratterizzato da episodi di cannibalismo a causa della scarsità di cibo decente o come le barrette proteiche rifilate ai poveri, in realtà costituite di scarafaggi. Avvicinandosi sempre di più verso la testa del treno, Curtis e compagni scoprono il lusso sfrenato e la dedizione verso le superficialità dei ricchi, rimuginando su come le risorse che si sarebbero potute investire per migliorare le loro condizioni disumane siano state impiegate per soddisfare i loro sofisticati capricci. Arrivato alla testa del treno Curtis affronta Wilford e viene a scoprire una terribile verità: la rivolta è stata voluta, e organizzata in segreto, dallo stesso Wilford. Ciò che lo ha spinto a farlo risiede in due motivi: il primo è per fermare il crescente fenomeno del sovrappopolamento, che ha causato, e protratto, la penuria di risorse; il secondo è per risolvere il problema dell’eredità del treno, in modo da lasciarlo al comando di colui che ne sia degno, come Curtis. Curtis, dapprima titubante su cosa fare, scopre in seguito che i bambini prelevati con la forza dalle carrozze servono per oliare e riparare alcuni ingranaggi del treno posti in cunicoli troppo stretti per gli adulti.

Non racconterò altro sul finale, tranquilli. Il punto focale sul quale dovremmo concentrarci è sicuramente questo: la rivolta vista nel film non ha avuto alcun valore concreto, poiché è stata pilotata da chi il treno lo comanda, rendendo vana l’iniziativa di Curtis e dei ribelli di cercare di portare l’uguaglianza sociale sulla locomotiva. Lo stesso Wilford ammette, in sintesi, che la disuguaglianza tra le classi è necessaria per mantenere quello status quo sociale, in grado di garantire la sopravvivenza dell’umanità. Si tratta di un ciclo, rappresentato inizialmente dal dominio dei potenti, poi in seguito dalla rivolta degli oppressi e infine ricominciando nuovamente con lo stesso tipo di ordine sociale. Il comunismo è un’utopia o un’ipotesi realmente concretizzabile? A voi lettori l’ardua sentenza.

Luca Vetrugno

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